Song to Song

USA - 2017
BV è un musicista che cerca il successo con l'aiuto della compagna e del suo produttore Cook. Tra i tre si stabilisce un legame che va oltre il semplice rapporto professionale e che coinvolge presto anche la giovane cameriera Rhonda. Nasce così una relazione intima e passionale in continuo bilico tra amore e tradimento.

CAST

CRITICA

"Una volta, finito con un colpo al cuore ogni film di Malick, si pensava: il prossimo tra dieci anni! Oggi con terrore diciamo: ma non ne avrà già girato un altro? Non fanno eccezione al nuovo corso logorroico anche nelle immagini, i 129' di 'Song to Song'. (...) La storia è un groviglio di sensazioni, i frammenti di un discorso amoroso che il regista esprime con un montaggio smisurato verso un finale che scivola nell'happy end (relativo) del panteismo cosmico, già annunciato dal suo cinema. Osservando le movenze psichicamente scomposte dei personaggi viene in mente il Godard anni 60 ma senza didascalie: affidarsi solo allo sguardo sottinteso, dispone lungo la strada tranelli che la rendono ostica anche al cinefilo, messo a dura prova, pur con un cast di divi. Come se Malick volesse esprimere le emozioni con la musica, ma poi subaffittasse il film al genere romantico e al musical rock. Restano barlumi di intuizioni poetiche, intuiti viaggi di coscienza, squarci di bravura di un Autore che fa viaggi intorno al suo mondo interiore senza lasciarci indirizzi." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 11 maggio 2017)

"(...) l'effetto generale è irritante e soporifero. Con tutto il rispetto, il mito ha deluso." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 11 maggio 2017)

"Sarebbe facile stroncare «Song to Song», che prosegue l'incredibile parabola autoreferenziale dell'ex appartato Malick. Forse anche doveroso: però si tratta di uno di quei film che va lasciato tranquillo, cullato dal culto stralunato degli ipotetici spettatori, traslato dalle criptiche scie verbali degli adepti-recensori che ci hanno visto, beati loro, una metafora tra ascensione e caduta (?). (...) Auguri a chi si sforzerà di trovare una qualsivoglia collocazione all'intreccio amoroso di tradimenti e disillusioni accollate dal maestro sul groppone di alcuni divi in libera uscita filosofico -religiosa." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 11 maggio 2017)

"Basta un'inquadratura di 'Song to Song' per capire che porta la firma di Malick: detto questo, non sempre il rarefatto fluire di immagini che caratterizza il cinema del maestro americano si traduce in poesia. Girato a Austin, una delle capitali della musica Usa, il film racconta un triangolo amoroso che dovrebbe trarre motivo dalla cornice in cui si svolge. (...) Le energie dei protagonisti restano sospese al filo di un'ossessione amorosa in bilico fra anelito di assoluto e desiderio di fuga. (...) La fotografia di Lubezki ammanta volti, ambienti e natura di cristallina bellezza; e più che i cammei di Patti Smith o Iggy Pop sono le sequenze rubate durante i festival di Austin a suggerire un'idea di musica." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 11 maggio 2017)

"'Song to Song' è il nuovo film di Malick, una ballata sull'amore e un racconto «morale» in cui le acrobazie, il dolore, le ferite dei protagonisti nello scontro con la vita si palesano lungo il filo teso dei desideri. Che non sempre, quasi mai, si accordano con una felicità, che non sempre quasi mai seguono un andamento lineare, che sempre sfuggono alla razionalià come puledri imbizzarriti. Ed è la storia di una caduta e di una resurrezione, anche se la spiritualità come sermone dei precedenti film assume la forma epica, mescolata al paesaggio americano, del «ritorno» - come ritornano molte immagini e triangolazioni dei personaggi. Forse perché la morale, pensiero e guida, è affidata a una meravigliosa Patti Smith (e di musicisti ve ne sono moltissimi, da Iggy Pop ai Black Lips), presenza poetica di saggezza e di vissuto. (...) La Austin di Malick è molto diversa dalla Los Angeles 'La la Land', eppure i due film si somigliano (sinergia dell'immaginario?), anzi del film di Chazelle quello di Malick appare come lo specchio rovesciato di Alice e non solo perché il protagonista, BV, che vuole suonare la sua musica senza compromessi è Ryan Gosling, o lui e Faye vogliono diventare qualcuno. Se lì alla fine ognuno trovava il proprio sogno, perdendo l'amore, i sogni qui svelano la loro crudeltà nel ritorno alle origini, al punto di partenza, lavoro operaio e orizzonte steinbeckiano come nuova consapevolezza di sé. (...) Malick continua nella sua ricerca di una narrazione della visionarietà costruita sulle immagini, sul flusso dei movimenti, la luce, i corpi dei personaggi." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 11 maggio 2017)

"Si può dire che con 'Song to song' Terrence Malick abbia fatto una sintesi dei suoi due film precedenti: 'To the Wonder' (2012) e 'Knight of Cups' (2015). Nel primo si parlava infatti di una coppia in difficoltà, nel secondo di un uomo nel pieno di una crisi esistenziale. In quest'ultimo abbiamo invece dissidi interiori che si riflettono in un rapporto sentimentale e viceversa, in una simbiosi che risulta finalmente piuttosto convincente. La notizia positiva è dunque che l'ispirazione del regista americano sembra in ripresa. Il problema è che non ci voleva molto a fare meglio degli ultimi lavori. (...) la regia, seppure ancora contaminata da una buona dose di compiacimento estetizzante, ritrova in molti momenti la capacità di cogliere folgoranti assonanze fra lo stato d'animo dei personaggi e la realtà circostante, in modo spesso sottile ma non per questo evanescente. Oltre a descrivere una crisi, poi, qui Malick suggerisce anche una soluzione, pervenendo in buona sostanza a un elogio della monogamia che passa attraverso la prova del fuoco del distacco e dell'infedeltà. (...) Il risultato è una parabola morale scandita da accenti cristiani che d'altronde erano espliciti anche in 'The Tree of Life'." (Emilio Ranzato, 'L'Osservatore Romano', 11 maggio 2017)

"È sempre il contrasto fra il Bene e il Male a interessare (...) il supremo cineasta-filosofo, osservatore poetico di un'umanità raminga di star hollywoodiane, colta col grandangolo spinto di Lubezki nel suo incessante dialogo per monologhi interiori sul senso Ultimo delle cose. Dove siamo, dove andremo. 'Nowhere', almeno finché Malick non deciderà di uscire dal cerchio." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 10 maggio 2017)

"È un film insopportabile, vuoto, tronfio e figlio di una concezione del cinema retrograda come poche perché esaspera la dipendenza di questo tipo di prodotto audiovisivo dalla presenza del divo, senza il quale tutte queste stupide immagini avrebbero ancora meno senso. Amiamo e ameremo sempre Malick per ciò che ci ha dato e ci darà perché è un artista imprevedibile e sorprendente. Detestiamo 'Song to Song'." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 11 maggio 2017)

"Piacerà anche a chi non è un adepto del culto di Malick e non lo considera uno dei più grandi talenti registici viventi. Piacerà perché stavolta Terrence non si abbandona ai suoi usuali manierismi, ma racconta, abbandonandosi a un inconsueto piacere della novella. Mettendoci di suo un mefistofelico 'villain' impersonato da Michael Fassbender." (Giorgio Carbone, 'Libero', 11 maggio 2017)

"Ritorna il guru che manda in visibilio i critici annoiati. I quali andranno puntualmente in estasi per questa insulsa storiella di corna (...)." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 11 maggio 2017)
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