Pelo Malo

VENEZUELA - 2013
4/5
Pelo Malo
Junior ha nove anni, vive in un quartiere povero nella periferia di Caracas e ha un problema: vorrebbe acconciare i suoi indomabili capelli ricci come quelli di un cantante pop, lisci e ben pettinati. La sua ostinata richiesta provoca un duro contrasto con la madre Marta, che ha appena perso il suo lavoro come guardia giurata e che fatica a mettere in tavola un pasto per Junior e il suo fratellino neonato. Inoltre, quanto più Junior cerca di farsi volere bene dalla mamma, tanto più lei sembra rifiutarlo. L'unica persona apparentemente in grado di comprendere il desiderio del bambino è la nonna di Junior, anche se la donna è consapevole che dietro alle richieste del nipote si cela una pericolosa inclinazione del bambino; inclinazione che, in realtà, Marta sta cercando di prevenire e combattere.
  • Altri titoli:
    Bad Hair
  • Durata: 93'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP, 35 MM (1:1.85)
  • Produzione: MARITÉ UGAS PER SUDACA FILMS, IN COPRODUZIONE CON IMAGEN LATINA, HANFGARN & UFER FILMPRODUKTION, LA SOCIEDAD POST, ARTEFACTOS S.F, JOSÉ IBÁÑEZ
  • Distribuzione: CINECLUB INTERNAZIONALE (2014)
  • Data uscita 30 Ottobre 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Un diavolo per capello. Mai detto fu più vero nel caso di Junior (Samuel Lange), la cui terrificante ossessione è il pelo crespo, indomabile e poco di moda che il papà gli ha lasciato in dote. Il bambino cerca in tutti i modi di aggiustarlo: phone, mayo, olio, le prova tutte lui. Non fosse altro perché il capello liscio gli aprirebbe le porte - ne è sicuro - dello showbiz. Il suo sogno è fare il cantante. Ma i desideri di Junior non sono compatibili con una città come Caracas, dove se sei nato maschio devi tirare fuori gli attributi, ambire a una divisa, e magari farti ammazzare, com'è successo a suo padre. La madre, Marta (Samantha Castillo), lo sa bene, ma teme di più lo stigma sociale. Non tollera gli atteggiamenti effeminati del figlio, le vanno di traverso tutte quelle mossette equivoche, il ballo e il canto, e il tempo che passa in bagno, allo specchio, disperate manovre da parrucchiere. Quasi quasi lo "gira" alla suocera (Nelly Ramos), disposta a pagare profumatamente la compagnia del nipote, per quanto "diverso" sia.
Il pezzo forte di Pelo malo - già vincitore del San Sebastian, in concorso a Torino e in cartellone al prossimo Tertio Millennio - è questo rapporto complicato, aspro e sfibrante tra madre e figlio, che Mariana Rondon (anche sceneggiatrice) delinea con sorprendente finezza e intensità. Attenta a tutte le sfumature psicologiche e sociali del caso, e potendo contare su una coppia di attori meravigliosamente partecipi, la regista venezuelana ha il merito di non sottolineare mai nulla (fino alla fine non sapremo mai se Jurior ha davvero certe tendenze o semplicemente cerca l'attenzione della madre), di trattare questa vicenda familiare con delicatezza e insieme con durezza dolorosa, brava soprattutto a cogliere nella privazione del tatto - Marta praticamente non tocca mai suo figlio, a differenza dell'altro figlio più piccolo - il nodo gordiano del conflitto. Qui non ci sono buoni o cattivi, perché se Junior è pura e disarmante richiesta d'amore, Marta è una donna con la divisa (faceva la sorvegliante), che ha perso il marito troppo presto e che ora deve darsi da fare perché questa vita non spazzi via anche lei e i figli.
Ma Pelo malo va oltre, e ci lascia scorgere dietro questa figura femminile dominante (rivedersi la scena in cui adesca e manovra come vuole un giovane amante occasionale) il profilo di una cultura matriarcale che si autoalimenta nella privazione del maschile: tutte le donne del film non hanno un uomo accanto, o perché inaffidabili o perché rimasti uccisi, e la cosa interessante è il nesso - abilmente suggerito dalla Rondon - con l'adorazione quasi religiosa per il capo supremo della nazione, il padre Chavez (sono i giorni del suo ricovero in ospedale: non ne uscirà più).
Di grande impatto è anche lo sguardo sulla città, o meglio il modo in cui la città aggredisce lo sguardo, con i suoi sinistri reticolati, le sbarre alla finestra, le vie congestionate, gli appartamenti fatiscenti, attaccati l'uno all'altro, da togliere il respiro. Un degrado urbanistico che opprime i personaggi non meno dei rischi e delle minacce che incombono ovunque, continuamente, le possiamo avvertire.
Spari fuori campo e bambini che li fanno diventare la colonna sonora dei loro innocenti giochi "alla guerra". Questo, signori, è vero neorealismo.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SUPPORTO DI: CENTRO NAC AUTÓNOMO DE CINEMATOGRAFÍA CNAC, PROGRAMA IBERMEDIA, WORLD CINEMA FUND-BERLINALE, GLOBAL FILM INITIATIVE.

- PREMIO PER LA MIGLIOR ATTRICE (SAMANTHA CASTILLO) E LA MIGLIOR SCENEGGIATURA, PREMIO SCUOLA HOLDEN-STORYTELLING & PERFORMING ARTS E PREMIO ACHILLE VALDATA AL 31. TORINO FILM FESTIVAL (2013).

CRITICA

"Pluripremiato in mezzo mondo, designato Film della Critica dal nostro Sindacato Critici, 'Pelo Malo' non solo porta sullo schermo un passo a due madre-figlio (an)affettivo quanto inedito, ma lo fa senza perdere di vista il contesto sociale, anzi: siamo a Caracas, Venezuela, tra casermoni tutti uguali, criminalità a piede libero e soldi che non ci sono, mentre i seguaci di Chavez - eravamo ad agosto 2011- si rasano a zero i capelli per solidarietà con il presidente sotto chemio. Insomma, in questo film c'è quasi tutto, e le analogie si sprecano: un film Bellissimo, perché del viscontiano 'Bellissima' ha il rapporto madre-pargolo, l'aspirazione allo showbiz a parti invertite e, appunto, la capacità paradigmatica, quella di estrarre una relazione che valga per l'intera società, l'intero qui e ora venezuelano e non solo. La Rondón ci riesce, affidandosi a interpreti eccellenti, a una narrazione senza frenesie, senza colpi a effetto, come se una sceneggiatura non ci fosse, come se Samuel/Junior e Samantha/Marta decidessero minuto dopo minuto la propria storia: non è cosi, ovvio, ma non era forse questo l'effetto verità del Neorealismo? Già, siamo in quei territori, e la stessa storia aiuta: una ragazza madre che lotta per la sopravvivenza, un figlio che vorrebbe farle vedere in fotografia come vorrebbe essere visto (con i capelli lisci, vestito da cantante) e non può, per i soldi e altre mille difficoltà. Ma davvero l'ambiguità, esistenziale prima che sessuale, è qualcosa contro cui scagliarsi? Non è forse la cifra stessa del nostro vivere oggi, dopo il prepensionamento delle ideologie, il riflusso delle religioni organizzate, l'individualismo della Rete e, cattiva ultima, la crisi invasiva e omnicomprensiva che ha fregato certezze e stabilità? La regista cerca la risposta tra casermoni utopicamente lecorbusierani e realmente prigioni, tenendo per mano un bambino diversamente pettinabile e una donna differentemente madre, centrando altre ricorrenze tematiche e poetiche con la recente commedia francese 'Tutto sua madre' di Guillaume Galienne. Insomma, non perdetelo, 'Pelo Malo', e capirete come anche nella terra di nessuno - cinematograficamente il Venezuela lo è - possono accadere i miracoli. Applausi." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 30 ottobre 2014)

"Limpido, essenziale, struggente nel profondo ma senza cedimenti e senza allinearsi alla lunga e facile serie di bambini delle classi sottoproletarie nel cinema che affollano i festival da ogni parte del mondo, procede con andamento dolce per colpire meglio. Si ritaglia nel caos di Caracas, nel flusso costante del traffico, tra le strutture geometriche della città, il rapporto conflittuale tra madre e figlio. (...) La regia conduce i personaggi per le strade e i ballatoi della città, attraversamenti che sono spesso utilizzati nel cinema e qui non appaiono superflui poiché il camminare spedito della madre indica la sua determinazione a recuperare il suo lavoro perduto e il gironzolare del bambino la sua ansia di esserci nel mondo. Nel rinnovato slancio che ha preso attualmente il cinema venezuelano spicca Mariana Rondón, studi di cinema alla Escuela di San Antonio de los Barios di Cuba, ben conosciuta anche per il suo 'Cartoline da Leningrado' premiato a Biarritz, dove racconta con largo uso di animazione e ironia la storia dei suoi genitori membri della guerriglia venezuelana appartenenti alle Fuerzas Armadas de Liberación Nacional (Fain). Per le posizioni espresse così sottilmente e sapientemente in 'Pelo Malo' ha avuto non pochi problemi nel suo paese." (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 30 ottobre 2014)

"Presentato a molti festival, e pluripremiato, arriva un piccolo film venezuelano di molti meriti. (...) L'intenzione di Mariana - stigmatizzare omofobia e repressione della 'diversità' - è evidente. Però, la regista procede per tocchi ben scelti, senza scivolare nel pietismo o nel compatimento. Anzi assumendo, al caso, anche quel tanto di durezza che occorre. Ben scritta la sceneggiatura (che ha ricevuto un trofeo al Torino Film Festival) e ottimi i protagonisti." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 30 ottobre 2014)

"Il bellissimo film di Mariana Rondón è un avvertimento sulla diversità in un contesto povero e faticoso, tra i fabbriconi incubo di Caracas. Una storia esemplare che finisce con la testa rapata a zero, pronta al desiderio della maggioranza, ma è anche un riflettore acceso sulla spiacevole relazione di un amore materno mai sfociato ma senza sposare la causa del melodramma familiare ma tenendosi ad equa distanza protettiva sociale." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 6 novembre 2014)

"Ramos Rosso Malpelo aveva il problema del colore. Junior della lunghezza. E non solo: la mamma è convinta che quei capelli siano troppo lunghi perché lui è sicuramente gay, ma non in chiave paternalista e politicamente corretta come nell'esilarante commedia francese 'Tutto sua madre', bensì in una forma paranoica e punitiva che ricorda di più 'Carrie sguardo di Satana'. (...) 'Pelo Malo' è un gran film che racconta una piccola storia di conflitto dentro palazzoni fatiscenti tra un adorabile, e bellissimo, bambino e una madre single rabbiosa e ignorante (...). Non si riesce a staccare gli occhi di dosso dai bravissimi Samuel Lange Zambrano (Junior) e Samantha Castillo (la madre, premiata a Montréal e al Festival di Torino come Miglior Attrice)." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 6 novembre 2014)
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