MIO CUGINO VINCENZO

MY COUSIN VINNY

USA - 1992
Prima di arrivare alla cassa di un supermercato, dove si è fermato per acquisti con l'amico Stan Rothenstein, un ragazzo - Bill Gambini - ha la cattiva idea di cacciarsi in tasca una scatoletta di tonno. Pochi minuti dopo, su di una strada in Alabama, la polizia ferma, armi alla mano, i due amici: nel supermercato una coppia di giovani ha derubato e ucciso il cassiere, ed ora Bill e Stan vengono indiziati per il delitto. La madre di Bill spedisce loro il cugino Vincenzo Gambini, che è avvocato (ma non ha mai superato gli esami di procuratore). Vincenzo però (per tutti è Vinny) non si perde d'animo anche se ha da fare con un giudice pignolo, che tiene molto non solo al rispetto della procedura vigente in Alabama ma anche alla forma e perfino all'abbigliamento in udienza (e Vinny si presenta maluccio). Dapprima egli prende una ammenda e dovrà passare qualche giorno in prigione come i suoi clienti; poi si dà da fare, la faccia tosta non gli manca e d'altra parte lo aiuta una spavalda compagna, Mona Lisa Vito, che ha una mente assai fertile di idee. L'accusa però è grave, si tratta di omicidio e sui due sprovveduti innocenti, passati come sono dal furtarello alla prospettiva di una lunga galera, si addensano ombre nere. Ma niente paura: il cugino Vinny è là e batterà l'avvocato dell'accusa, i testimoni da questi addotti a carico, nonchè l'arcigno giudice Haller, poichè, per fortuna della difesa, Mona Lisa Vito è una formidabile esperta di auto e di motori e, sulla scorta delle tracce lasciate sul terreno antistante il supermercato dagli pneumatici dell'auto dei delinquenti poi spariti nel nulla, documentate da una foto da lei casualmente scattata, l'innocenza di Bill e Stan sarà chiara. Vinny, brillante nella difesa in quell'aula dove era entrato impacciato, vince a piene mani il suo primo processo, ricevendo perfino i complimenti e gli auguri per una magnifica carriera da parte dell'austero giudice Haller.

CAST

NOTE

OSCAR A MARISA TOMEI COME MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA (1992).

CRITICA

Ovviamente una storia in larga misura farsescamente condotta. Da un punto di vista, per così dire, strutturale vi sono due parti ben distinte. La prima piuttosto sciocca, costretta a snodarsi appunto come farsa e quindi irreparabilmente inquinata da ridicolaggini e frequenti scurrilità, la seconda avviata sul binario giudiziario, dove di pesantezze non vi è bisogno e si procede alla Perry Mason, lasciando fuori dall'aula scempiaggini e dettagli inutili inclusi soltanto per ricalcare buffonescamente i connotati dell'avvocato. E' bravo ed accattivante anche se in questo film può nuocergli il doppiaggio, di stampo italosiculomafioso, che molto probabilmente altera i gustosi sapori degli scontri verbali fra un nuovaiorchese e la gente dell'Alabama. (Segnalazioni Cinematografiche)
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