Il concerto

Le concert

BELGIO, FRANCIA, ITALIA, ROMANIA - 2009
All'epoca dell'Unione Sovietica, sotto il governo di Brezhnev, il direttore dell'orchestra del Bolchoï, Andrei Filipov, era all'apice del successo. Tuttavia, il suo rifiuto di allontanare alcuni musicisti di origine ebraica, tra cui il suo caro amico Sacha Grossman, gli costò l'allontanamento e la disgrazia. Il cinquantenne Andrei, dopo la caduta del blocco sovietico, continua a lavorare per il prestigioso teatro ma in qualità di custode, vessato e ingiuriato dal direttore cha ha per lui una profonda antipatia. L'occasione del riscatto per Andrei giunge sotto forma di un fax, che l'uomo trova per caso, in cui l'orchestra è invitata a Parigi per tenere un concerto al Théâtre du Châtelet. Andrei non ci pensa due volte: convoca tutti i suoi vecchi compagni musicisti - ridotti ormai a compiere i mestieri più disparati per sopravvivere - e decide di presentarsi a Parigi al posto della vera Orchestra del Bolchoï per rivivere finalmente i fasti di un tempo. Ma il suo soggiorno parigino sarà anche occasione per incontrare la celebre violinista Anne-Marie Jacquet e chiudere i conti con il proprio passato.

CAST

NOTE

- PRESENTATO IN ANTEPRIMA, FUORI CONCORSO, ALLA IV EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2009).

- DAVID DI DONATELLO 2010 COME MIGLIOR FILM DELL'UNIONE EUROPEA E NASTRO D'ARGENTO 2010 COME MIGLIOR FILM EUROPEO.

- CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2011 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

CRITICA

"Non si sa se per questa ardita manomissione (e per l'esecuzione dell'orchestra sinfonica di Budapest e della violinista Sarah Nemtanu), ai melomani si rizzeranno i capelli in testa, ma per i cinespettatori, quel vorticare di strumenti e di volti e di suoni che si trasfigurano nella passione di creare, tutti insieme, quella che il protagonista chiama "l'armonia suprema", è un'esperienza di profondo incanto, come capita di rado al cinema." (Natalia Aspesi, 'la Repubblica', 19 ottobre 2009)

"Romeno attivo in Francia, ha la mano felice di un tragicomico di cultura yiddish, non persegue il realismo, ma quell'affabulazione interculturale che, in questo caso: sposta nel colorito dipinto caricaturale il sogno di riscatto, con un concerto a Parigi, d'un direttore d'orchestra del Bolshoi distrutto da Breznev 30 anni fa. Al Bolshoi oggi fa le pulizie il grande Filipov e l'orchestra che, con uno stratagemma, sostituisce a quella vera per eseguire allo Chatelet l'amatissimo e ossessionante concerto per violino di Cajkovskij, è ormai una banda di sopravvissuti nella Russia dei mafiosi: abnorme, totalmente inverosimile musicalmente, totalmente verosimile nelle emozioni musicali (la vertigine del suono sulle emozioni dei personaggi), divertente, melodrammatico. In Italia in primavera." (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 19 ottobre 2009)

"Le 'Concert' è più divertente, con le disavventure di un gruppo di ex musicisti del Bolshoi, epurati ai tempi di Breznev, che per uno scherzo del destino (favorito da un ex direttore) si trovano a suonare a Parigi. Ironizzando su tutto, dai nostalgici del comunismo alle manie di grandezza dei nuovi oligarchi fino allo «spirito» commerciale degli ebrei, il film trascina lo spettatore in un'avventura sempre più sorprendente e sempre più divertente, che saprà anche innescare un attimo di commozione. E che scivola via sui binari di una sceneggiatura (del regista) che non sarebbe dispiaciuta neanche a Lubitsch." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 19 ottobre 2009)

"'Le concert', nuovo film del regista romeno di 'Train de vie', Radu Mihaileanu, racconta la rivincita di un grande direttore d'orchestra sovietico silurato sotto Breznev per aver osato difendere i propri musicisti ebrei. (...) La fase del reclutamento e della trasferta a Parigi, dove gli orchestrali si disperdono per arrabattarsi con mille mestieri da emigranti, è un crescendo di trovate esilaranti che nasconde a dovere la svolta mélo della seconda parte. Per coronare il trionfo difatti la scalcinata orchestra suonerà con una star del violino (Mélanie Laurent) che a sua insaputa ha più di un legame con quel gruppo di straccioni. E qui Mihaileanu cala l'asso, fondendo l'anima satirica e quella politica con un'esecuzione del concerto per violino di Caikovskij che strappa immancabilmente le lacrime alla platea. Trasformando il sogno comunista in armonie musicali, e le persecuzioni di un intero popolo in un'intricata vicenda di famiglia. Un poco macchinoso, a tratti. Ma i fantasmi del comunismo e dell'antisemitismo sono più vivi che mai. Per questo continuano a far ridere e piangere." (Fabio Ferzetti, 'Il messaggero', 19 ottobre 2009)

"Divertente come 'Train de vie', costruito sullo stesso meccanismo: banda di sfigati che cerca la sua grande occasione." (Maria Rosa Mancuso, 'Il Foglio', 21 ottobre 2009)

"Non è un buon momento per il cinema d'autore. Molte sale cittadine chiudono, autori consacrati come Michael Haneke o Ken Loach faticano a ritrovare il loro pubblico, ma chissà che questa commedia franco-rumena non sia un'eccezione. Fa ridere molto, commuove sino alle lacrime, dice qualcosa di ragionevole sul post-comunismo, invita a una civile convivenza contro la persistenza del pregiudizio culturale, offre una stupenda pagina musicale ottocentesca, il Concerto per violino e orchestra n. 1 di Ciaikovskij, trasformandola in metafora leggera sul rapporto tra singolo e collettività (...). A suo modo 'Il concerto' è un film perfetto anche nelle sue sbavature. Per Mihaileanu, ebreo rumeno scappato in Francia prima che Ceausescu fosse fucilato, è un omaggio all'animo e al temperamento slavi, una commedia «sull'incontro tra i barbari dell'Est, eccessivi e vitali, e i ricchi dell'Ovest, assopiti ed estenuati». Ci si può stare. (...) Il regista cita Lubitsch, Chaplin e Wilder tra i suoi modelli. Ma vedendo 'Il concerto' viene da pensare, per la struttura corale, tra equivoci buffi e affondi amarognoli, a film come 'Full Monty' o 'The Committments'. Chiaro che alla fine, sul filo del rasoio, mentre tutto sta per saltare nell'ignominia generale, il Maestro riuscirà a riunire i suoi musicisti, persi per la ville lumière o presi da traffici loschi, e dare avvio al sospirato concerto. Esordio disastroso, ma bastano le prime note della violinista-star Anne Marie Jacquet, la cui vita custodisce un doloroso segreto, perché l'armonia dei suoni si libri nell'aria e i musicisti ebrei e zingari ritrovino l'accordatura interrotta dalle persecuzioni. «Bisogna sempre distinguere tra po polo russo e regime sovietico», avverte Mihaileanu, che pure rifiutò di imparare quella lingua per protesta e oggi se ne pente. Il regista sfodera un tocco speciale nel mettere in scena questa moderna stangata che sbriciola molti luoghi comuni, vive di un'energia ribalda e strafottente, sia pure dentro un fondo malinconico scolpito sul viso gentile del protagonista: il russo Alexeij Guskov." (Michele Anselmi, 'Il Riformista', 03 febbraio 2010)

"Un melodramma dell'Est in cui si ride e si piange. Nel quale le emozioni ti travolgono fino al gran finale. E con la solita pungente ironia che fa da architrave ad una storia di «camuffamento». C'è tutto Radu Mihaileanu, insomma, anche nel suo nuovo film: 'Il concerto' (...). Se in 'Train de vie' Mihaileanu usa l'ironia contro l'orrore dell'olocausto, qui ne fa arma contro la barbarie dei regimi. (...) Radu Mihaileanu usa tutta la sua ironia per fotografare la Russia di oggi, tra oligarchi mafiosi che si prendono a fucilate durante matrimoni super kitsch e i «pezzi» di passato che ritornano. Tra i quali la figura di una giovanissima violinista francese (la straordinaria Mélanie Laurent) dietro alla quale si cela il vero colpo di scena del film. Il ritmo è serrato e le risate pure. Soprattutto quando l'azione si sposta a Parigi, tra sbronze e fughe dell'improbabile orchestra. Ma, alla fine, quando tutti saliranno sul palco, il concerto sarà un successo." (Gabriella Gallozzi, 'L'Unità', 03 febbraio 2010)

"Metà farsa e metà pathos, 'Il concerto' di Radu Mihaileanu è un esempio di cinema capace di rispecchiare sentimentalmente il mondo contemporaneo nel suo passato e nel suo presente. (...) 'Il concerto' è un film attraversato da piccole scene comiche, da qualche macchietta svergognata: ma ricco di indomabile vitalità, di ammaliante sapienza narrativa, divertente, interessante, commovente. Attori bravissimi, colonna sonora magnifica; e la parte finale, il concerto, davvero magistrale." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 05 febbraio 2010)

"Dodici anni fa aveva conquistato le platee di tutto il mondo con il suo 'Train de vie - Un treno per vivere', premiatissima favola sull'Olocausto dall'amaro finale. Ora il rumeno Radu Mihaileanu firma uno dei film più applauditi all'ultimo Festival di Roma, 'Il concerto', nel quale orchestra con mirabile armonia generi e personaggi, lacrime e risate, note musicali ed emotive. (...) Melodramma, romanticismo e commedia dissacrante si amalgamano con grande leggerezza e conducono verso un travolgente finale che tra musica e sguardi non potrà che commuovere gli spettatori." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 05 febbraio 2010)
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