Escobar

Escobar: Paradise Lost

FRANCIA, SPAGNA - 2014
Nick pensa di aver trovato il paradiso quando raggiunge il fratello in Colombia. Una laguna turchese, una spiaggia d'avorio, onde perfette. Un sogno per questo giovane surfista canadese. Poi incontra Maria, una splendida ragazza colombiana. I due si innamorano follemente e tutto va benissimo fino a quando Maria presenta Nick a suo zio: Pablo Escobar.

CAST

NOTE

- BENICIO DEL TORO E JOSH HUTCHERSON FIGURANO ANCHE COME PRODUTTORI ESECUTIVI.

- PREMIO TAODUE CAMERA D'ORO ALLA MIGLIORE OPERA PRIMA-SEZIONE 'GALA' E PREMIO A.I.C. PER LA MIGLIORE FOTOGRAFIA ALLA IX EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2014).

CRITICA

"(...) un film un po' all'antica e piuttosto ben fatto anche se aggiunge poco al genere, che mostra Escobar (un gigionissimo Benicio Del Toro) con gli occhi di un innocente (...) ottimo Josh Hutcherson (...). Trattandosi di un personaggio reale, sarebbe bello lo fosse anche la storia. Non è cosi. La trama è in sostanza di fantasia, ma anche se procede per grandi semplificazioni illumina lati poco noti o dimenticati di Escobar. La carriera politica parallela a quella criminale, il populismo molto latinoamericano, il culto della personalità. La chiave per cosi dire 'intimista' costringe a minimizzare il peso internazionale del personaggio e del famigerato cartello di Medellin, che fu sradicato da Cia e Fbi. Ma sono molto interessanti alcune scelte controcorrente rispetto alla retorica dei thriller made in Usa. Prima su tutte le violenza, più psicologica che esibita, vista da un personaggio che è anche un portavoce dello spettatore, e proprio per questo più efficace." (Fabio Ferzetti , 'Il Messaggero', 24 agosto 2016)

"Il supercriminale colombiano Pablo Escobar (1949-1993) ha ispirato l'ex attore e ora regista italiano Andrea Di Stefano che nel realizzare questo 'Paradise Lost' (titolo originale ) ha cercato di modellare il suo personaggio sul 'Padrino' e il suo interprete Benicio Del Toro sul Marlon Brando più monumentale (del 'Padrino' e di 'Apocalypse Now'). Accostandogli un deuteragonista di fantasia nel proposito, drammaturgicamente giusto ma alla fine poco riuscito, di sottrarsi alla piattezza del biopic facendo risaltare la dimensione umano-privata di un personaggio che fu addirittura idolatrato e il contrasto tra l'efferatezza pubblica e il culto della famiglia. (...) L'esito, meccanico, contraddice le intenzioni e l'ambizione di scavare in profondità." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 25 agosto 2016)

"Non c'è solo 'Narcos', la serie targata Netflix con Wagner Moura nei panni di Pablo Escobar (...). Anche il cinema rivendica la sua parte nel raccontare il signore della droga colombiano, e lo fa con un attore italiano, Andrea di Stefano, esordiente alla regia (...). Incredibile ma vero, per questa sua prima avventura dietro la macchina da presa Di Stefano ha avuto la disponibilità di due illustri colleghi: il metamorfico e mesmerizzante Benicio Del Toro e il più giovane Josh Hutcherson (...) un progetto ambizioso, a metà strada tra le logiche spettacolari hollywoodiane e l'intimismo psicologico europeo. (...) Le capacità attoriali e 'immersive' di Del Toro non sono una novità, e qui mette in bacheca un'altra signora prova, ma a stupire è Hutcherson che non si fa schiacciare dal collega, tenendogli testa non solo per osservanza di copione: lotta d'attori. Sono, Benicio e Josh, le chiavi d'accesso empatiche a un universo, e una storia, che Di Stefano si sforza di mantenere a mezza costa tra la mitologia stupefacente di Escobar e, complice lo specchio di Nick e Maria, il suo cóte più privato, se non intimo, la natura di capopopolo, di Stato parallelo, di Robin Hood molto sui generis. Poeticamente e, ancor stilisticamente questa intenzione si traduce in una terza via tra il 'Carlos' di Olivier Assayas, modello esplicito ma non raggiunto, e l'hollywoodiano 'Training Day': una sintesi che domicilia tensione documentarista e sviluppi action, ma privilegia sempre il sentimento all'azione, la violenza psicologica a quella fisica, la potenza all'atto. Sia chiaro, non mancano incongruenze e inverosimiglianze, ma 'Escobar' sa percorrere un'altra pregevole terza via, unendo a una facilità di regia d'impronta seriale l'anelito introspettivo autoriale, come fosse un pilot esteso con volontà - e velleità - d'essai. Per un esordiente 'in fuga' questo non è importante, è tutto." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 25 agosto 2016)

"Piacerà perché è un buon film. Forse sarebbe solo discreto (nonostante la regia più che rispettabile dell'esordiente Andrea Di Stefano) se non poggiasse sulla presenza in ogni senso gigantesca di Benicio Del Toro, un Pablo Escobar che più Escobar non si potrebbe (sconcio e carismatico, affabile e terrfficante)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 25 agosto 2016)

"Un biopic su Escobar che unisce sapientemente anche azione e thriller, senza cali. Dirige, molto bene, il «deb» Andrea Di Stefano." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 25 agosto 2016)
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