Salvo

L'eccellenza italiana? Passa da Cannes: per Piazza e Grassadonia un esordio “prodigioso”

25 Giugno 2013
4/5
Salvo
Salvo

Nella penombra di una camera spoglia, su un letto rinsecchito, il corpo seminudo di un uomo. Il sonno agitato per via dell’afa e del rumore di un condizionatore rotto. Né tagli né dialoghi. Ecco una composizione ottico-sonora che rivela immediatamente quanto c’è da sapere sul personaggio: tormentato, indifeso, confinato in una gabbia. Ecco il potente simbolismo sonoro: nel ronzio del condizionatore echeggia il meccanismo inceppato dell’esistenza.
Ecco Salvo, killer al soldo della mafia. Vive a Palermo, città-metonimica dove orrore e bellezza non si elidono ma si specchiano (il mare e gli ecomostri). Faccia a faccia come Salvo e Rita, diversi ma combinabili. D’altra parte non è anche la ragazza una reclusa? Prigioniera prima in una casa di bambole, poi in una caverna di ombre. Certo, lei è cieca dalla nascita, vista ma non vedente. Lui invece vede di più (dei suoi compari di malaffare) senza farsi vedere. Ma questa è una storia di paradossi e prodigi.
Salvo si presenta a Rita come il killer, si rivelerà il suo salvatore. Da lei, a sua volta, salvato. Di nuovo, orrore e bellezza convivono. L’amore fa miracoli. Il cinema piccoli regali: ecco un secondo sguardo per lui, lei, l’altro (lo spettatore).
Bressoniano, denso, mosso sotto la superficie increspata delle immagini, Salvo è l’esordio nel lungometraggio di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, premio rivelazione a Cannes e vincitore della Semaine de la Critique. E’ un film costruito su un continuo slittamento del discorso (dal noir alla love-story) e su un’efficace drammaturgia sensoriale.
Coglie l’emozione pur non cercandola, lasciando che siano le geometrie della messa in scena, l’incastro dei movimenti, la partitura dei sospiri e delle luci, a orchestrare il racconto.
Nonostante le secche di sceneggiatura (tallone d’Achille del nostro cinema) non si arena, trainato dalla splendida coppia di interpreti (Saleh Bakri e Sara Serraiocco) e da uno stile ostentato, radicale, necessario.
Nella colonna sonora i Modà. La fotografia è di Daniele Cipri. Non un mero dettaglio.

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