Piano 17

I Manetti divertono senza troppe pretese. A ritmo (incalzante) di videoclip, grazie anche alle musiche di Pivio e Aldo De Scalzi

3 Marzo 2006
Piano 17
Una scena di Piano 17

Un gruppo d’amici, un ascensore e poco più. Non è servito molto ai Manetti Bros. per dimostrare che l’intrattenimento è possibile a costo quasi zero. Senza troppe pretese, ma con il dichiarato obiettivo di riavvicinare il cinema allo spettatore, i fratelli registi hanno vinto la loro scommessa. A premiare Piano 17, thriller piacevole, ottimamente fotografato e scandito dalle musiche di Pivio e Aldo De Scalzi, sono già stati il pubblico del festival di Courmayeur e addirittura la Vertigo Film che vorrebbe farne un remake Usa. La suspense della storia è tutta nelle premesse: tre persone, casualmente bloccate nell’ascensore di una grande azienda, in compagnia di una bomba in procinto di esplodere. Due sono semplici impiegati, Elisabetta Rocchetti e il bravo Giuseppe Soleri, il terzo è un membro della gang, incaricata di far saltare in aria l’ufficio del direttore per eliminare delle prove compromettenti. Lui è Giampaolo Morelli, efficacissimo nel ruolo del capobanda dallo sguardo stralunato e l’etica ferrea. A questo si aggiungono le lotte intestine che si stanno intanto consumando all’interno della banda, di cui Enrico Silvestrin sta cercando senza scrupoli di guadagnare il comando. I continui flashback per cui procede la narrazione alla lunga stancano, ma il meccanismo nel complesso funziona e i tasselli del puzzle guadagnano il loro posto con misurato tempismo. La caratterizzazione dei personaggi risulta molto carica, ma la scelta sposa bene lo stile complessivo imposto dai Manetti: più che ambizioni realistiche, si tratta di un fumettone a tinte forti, con chiara eco dei loro trascorsi musicali. Più che semplice accompagnamento, i ritmi di Pivio e Aldo De Scalzi diventano a tratti parte integrante del tessuto narrativo, scandendo gli eventi e avvicinandone il linguaggio a quello di un videoclip. Da notare, fra i cammei, la breve comparsa di Valerio Mastandrea nel ruolo dell’ambulante napoletano e quella di Massimo Ghini in quello del capobanda. Un complimento, fra i comprimari, va infine ad Antonino Iuorio. E’ bravo anche se gigioneggia un po’, completamente in linea col film.

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