Matrimonio alle Bahamas

Si ride poco e male, nel cinepanettone "anticipato" di Claudio Risi. Boldi e compari travolti dalla banalità

16 Novembre 2007
Matrimonio alle Bahamas
Matrimonio alle Bahamas

Ogni matrimonio porta con sé delle responsabilità. Lo sa bene Claudio Risi, che non si esime dall’affrontare il delicato tema matrimoniale in chiave cinepanettone, ovvero nella tipica commedia natalizia, in questo caso anticipata in autunno per ragioni di strategia distributiva. Ovviamente più che puntare sul matrimonio in questione il prodotto Medusa e Mari Film (la neonata società di Massimo e Fabio Boldi) è più una liberazione, il divorzio “a Miami” dal suo concorrente principale, quella tradizionale uscita dicembrina Filmauro firmata De Sica e company. Dopo la batosta dello scorso anno, in cui Natale a New York ha stracciato al box office Olè, era prevedibile che Boldi correggesse il tiro e si adeguasse ai tempi che corrono, ma certamente la frase di lancio “per ridere non aspettare natale” appare più come una resa che non come uno slogan. Accantonate le polemiche, Boldi spiega come nel film ci sia tutto il cast di un suo grande successo, Natale sul Nilo (“tranne il grande Christian”). In effetti Matrimonio alle Bahamas si presenta con tutti i cliché cari all’ex coppia d’oro della commedia italiana. Si parte dalla presentazione dei personaggi e, passando per alcuni pathos amorosi poco credibili, si arriva al sospirato matrimonio indicato nel titolo, attraverso una serie di improbabili situazioni comiche e gag trite e ritrite. L’incontro-scontro tra due realtà agli antipodi, la “caciarona” famiglia italiana della promessa sposa, capeggiata da Boldi, con la famiglia snob americana retta dall’italianissimo Biagio Izzo (il più adeguato come spalla per la sua verve comica). E’ evidente che la pellicola sia una commedia per tutti, la cosa meno evidente è spiegare come mai si rida(cchia) con il contagocce, causa forse una sceneggiatura scritta troppo frettolosamente dai fratelli Vanzina. Il regista lascia poco spazio all’immaginazione, affidandosi alle improvvisazioni degli attori ed evitando allo spettatore qualsiasi immedesimazione: il film diventa così striscia a fumetti.Il risultato, complici i personaggi ricalcati sui soliti protagonisti, vedi Sconsolata, Er Cipolla e l’inutile presenza dei Fichi d’India, fa acqua da tutte le parti. Il miscuglio di scene hanno ben poco di originale e nemmeno le inquadrature mozzafiato delle Bahamas riescono a valorizzare un film che evidenzia come un’operazione decisa a tavolino è il modo peggiore per aspirare al successo, non solo quello di critica. Perché ridere fa sempre bene, ma in un film comico non riuscirci è grave.

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