Marvin

Identità e rinascita secondo la regista Anne Fontaine. Film delicato e toccante, in Orizzonti

4 Settembre 2017
3/5
Marvin

Il piccolo Marvin Bijou vive ogni giorno sulla sua candida pelle il dramma esistenziale della lacerazione: è consapevole di non essere uguale agli altri, di non corrispondersi pienamente fino in fondo, e non è in grado da solo di frantumare la crosta esterna di quel disagio, portando alla luce l’essenza vera della sua identità.

È cresciuto in un contesto disfunzionale e ostile, all’ombra di un gigantesco padre rozzo, incapace di concepire la diversità in ogni sua forma, e di una madre scialba, troppo impegnata a sfornare figli per ricordarsi di essere consapevole. A scuola subisce pesanti vessazioni sessuali da parte dei bulli e sembra non riuscire a dare forma al marasma emozionale di sensazioni contrastanti che lo assalgono.

L’unica soluzione per non implodere è cambiare nome e allontanarsi dagli altri e da sé, trovando la giusta distanza per ricrearsi un’identità. Sono tre le figure catartiche che lo accompagnano nel corso di questo delicatissimo processo metamorfico: la preside della sua scuola, che lo fa avvicinare al mondo del teatro offrendogli gli strumenti espressivi per mettere in scena il proprio sé; il suo insegnante di recitazione a Parigi, che lo accoglie come un figlio e infonde in lui il coraggio necessario per raccontarsi sul palcoscenico (e nella vita quotidiana); e l’attrice Isabelle Huppert, che diventa la produttrice del suo primo spettacolo.


Marvin è un film delicato e toccante, un vero e proprio romanzo di formazione che ci parla di identità e rinascita, celebrando il ruolo cruciale dell’arte e della cultura nella ricerca del proprio sé e dell’accettazione della propria natura sessuale.

Soltanto recitando se stesso, Marvin riesce a riconoscersi, a riconciliarsi con il passato e a trovare un varco per proiettare le sue ambizioni. La regista Anne Fontaine (Agnus Dei) costruisce un palinsesto visivo molto convincente, sfruttando felicemente il connubio tra l’immaginario legato alla dimensione del teatro e quello afferente al mondo del cinema – evocato nella pellicola dalla presenza della diva Isabelle Huppert, che recita il ruolo di sé stesa. Nessun cortocircuito, solo idee chiare e importanti.

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