L’ultimo paradiso

Produttore, sceneggiatore, protagonista e non solo, forse è davvero troppo per Riccardo Scamarcio. Su Netflix il dramma diretto da Rocco Ricciardulli

3 Febbraio 2021
2/5
L’ultimo paradiso

Produttore, sceneggiatore, protagonista e non solo, forse è davvero troppo per Riccardo Scamarcio. Girato nella sua Puglia, precisamente a Gravina (location sempre scelta da lui) L’ultimo paradiso, su Netflix dal 5 febbraio, racconta una storia passionale di amore, e anche di caporalato, che si svolge negli anni cinquanta. La sua forza è che una storia vera. Nella realtà è avvenuta in Lucania e il regista Rocco Ricciardulli ne venne a conoscenza quando era piccolo dai racconti di sua madre. Un contadino di nome Ciccio (Scamarcio), sposato (la moglie è interpretata da Valentina Cervi) e con un figlio, si innamorò perdutamente di Bianca (Gaia Bermani Amaral), la figlia di un temuto proprietario terriero (Antonio Gerardi) che sfruttava i contadini. Si sà che al cuor non si comanda, la passione scoppia tra i campi e gli uliveti nelle Murge pugliesi e i sogni di andare in un altro mondo, che non sia fatto solo di rassegnazione, si alimentano. La tragedia però è dietro l’angolo.

A spiccare in questa vicenda e’ il coraggio delle donne: la moglie comprensiva nell’accettare i sentimenti di Ciccio (significativa la sua frase pronunciata dentro la Chiesa: “Io di peccati non ne tengo, vengo qui per capire”), viceversa Bianca, personaggio moderno alla ricerca di un riscatto, che non vuole sottostare alle regole della società e che vuole imporre la propria identità contro la violenza di suo padre e di suo fratello. 

L’ultimo paradiso è una storia di evasione, di libertà, di possibilità e di apertura verso la ricerca di un mondo migliore (“Ci vuole culo pure a nasce”), contro lo sfruttamento, verso quel desiderio di  “libertà che non morirà mai”. Peccato che questo potenziale, nonché la sua forza ossia l’essere ispirato a un fatto realmente accaduto, si perda in un’atmosfera posticcia, a tratti esasperata (le scene di violenza), e che il tutto sia condito da un’interpretazione fin troppo enfatica (si salvano i comprimari, soprattutto Valentina Cervi e Antonio Gerardi). Quel che rimane è la bella canzone ‘Que reste til de nos amours’ di C. Trenet, sulle note della quale Bianca e Ciccio, come due ragazzini “con il fuoco nella capa, le mani sudate e le gambe tremanti” sognano di andare a Parigi verso una vita diversa. Un sogno, una possibilità che tale rimane, proprio come questo film.

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6 Commenti on "L’ultimo paradiso"

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Stefano
Ospite
Giuseppe
Ospite

Troppo prolissi mi è venuto il latte alle ginocchia nel leggerti.

Maurizio
Ospite

Pellicola sprecata

Maurizio
Ospite

Un film vuoto senza significato lascia l’amaro in bocca

Renè
Ospite

Da lasciare attoniti e increduli, ma questo è un film? Incomprensibile, sfilacciato e infine sconclusionato nel vero senso del termine. Tempo sprecato nella visione che si potrebbe dedicare ad altro.

Giuseppe
Ospite

Un fil che ne io ne mia moglie abbiamo compreso. Lasciate perdere no ha ne testa ne piedi.

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