La terra dell’abbastanza

Gioventù bruciata in periferia romana? No, molto di più. L'esordio dei 29enni Damiano e Fabio D'Innocenzo promette (assai) bene

4 Giugno 2018
3,5/5
La terra dell’abbastanza

La terra dell’abbastanza è abbastanza un buon film. Anzi, è un buon film. Ha un unico, gravoso problema: essere arrivato tardi sul terreno delle periferie dell’Italia oggi, in primis romana e criminale. Fosse giunto sullo schermo prima di Fiore, Cuori puri, Manuel eccetera, staremmo parlando di altro, differenti traguardi, diverse accoglienze e, chissà, qualche gridetto al miracolo si sarebbe levato. Invece no, Et in terra paxIl più grande sognoIl contagioSuburra film e serie, chi più ne ha ne metta, hanno colmato l’attese, meglio, riempito gli spazi, e se non La terra il territorio è già stato perlustrato, delimitato, dissodato. Nondimeno, anzi, nonostante questo accodarsi, l’esordio scritto e diretto dai nemmeno 30enni gemelli Damiano e Fabio D’Innocenzo ha elementi di assoluto valore.

I due registi Damiano e Fabio D’Innocenzo

La fotografia di Paolo Carnera, che è tallonamento parziale (inquadrature ravvicinate), indefesso e totalizzante, le scenografie (Paolo Bonfini) da paradigma iperrealistico, i costumi (Massimo Cantini Parrini), la regia più che la sceneggiatura e, infine, loro i protagonisti, Matteo Olivetti, che vediamo per la prima volta, e Andrea Carpenzano (Tutto quello che vuoiIl permesso).

Sono bravi anche i comprimari, Max Tortora e Luca Zingaretti, e c’è la conferma di quanto Milena Mancini sia poco e male utilizzata dal nostro comparto, perché qui nell’occhio per misura e forza, insomma, parlasse d’altro La terra dell’abbastanza, prodotto da Pepito Produzioni (Agostino Saccà) con Rai Cinema e il sostegno del Mibact e Regione Lazio, avrebbe strada e plauso spianati, viceversa, dopo la prima a Berlino 2018 (Panorama) ha faticato a trovare distribuzione.

“Con questo film volevamo raccontare com’è maledettamente facile assuefarsi al male”, dicono i D’Innocenzo: “In un mondo in cui la sofferenza è sinonimo di debolezza, i nostri protagonisti si spingeranno oltre il limite della sopportazione: vedere fin dove si può fingere di non sentire nulla”. Molto giusto, molto estendibile: che cos’è l’indifferenza se non la grammatica prima delle relazioni qui e ora? Che cos’è, l’indifferenza, se non il sesto senso del sopravvivere e sopraffare oggi?

A non sentire nulla sono Mirko (Olivetti) e Manolo (Carpenzano), bravi ragazzi di borgata finché nottetempo non investono un uomo e scappano: “fortuna” vuole, era il pentito, alias l’infame, pronto a inchiodare alle proprie responsabilità il clan di zona, sicché prima Manolo, spinto dal padre (Tortora), e poi anche Mirko entrano nelle grazie del boss (Zingaretti)…

Bel tappeto sonoro, e musicale, di Toni Bruni, bel passo a uno in una periferia che è prima di tutto morale, La terra dell’abbastanza offre sequenze disturbanti – il sesso del vecchio pusher con la ragazzina, la festa di compleanno munificamente rovinata da Mirko, il traffico di esseri umani – perché immediate, senza filtri, “vere”, ovvero scippate all’edulcorazione del cinemino nostro sul tema: qui c’è sporcizia, nitore, dolore, negli occhi, volti e gesta amorali e alegali e vitali – come respirare, come bere un bicchier d’acqua portano la morte – di due messaggeri di morte per riflesso incondizionato.

E’ film poeticamente, leggi sociologicamente, scomodo; straordinariamente girato, per essere un esordio; assai perfettibile, per drammaturgia. Pertanto, ancor più prezioso: ne sentiremo parlare, di questi D’Innocenzo, perché mettono in scena con una sicurezza, anche negli errori, una assertività e una lucidità ammirevoli. Soprattutto, declinano pistola alla mano il ritratto di una gioventù che sa andare oltre, superarsi, negarsi in un movimento da fermo, un surplace, molto preciso, molto sintomatico. Si capisce qui, e bene, il perché della diversità poetica, della non addomesticabilità al genere, dello scarto tra quel che appare e quel che è: sotto le mentite spoglie del romanzo, pardon, saggio criminale, c’è molto di più, c’è un’idea di cinema ambiziosa, una tensione formale non doma, un anelito di libertà in catene. Vedere per credere.

 

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8 Commenti on "La terra dell’abbastanza"

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Alina
Ospite

Buon film per essere un opera prima.Sentiremo ancora parlare dei fratelli D’innocenzo.
Interpreti bravi e nei ruoli ottimo l’uso delle riprese dal basso e la luce di certe scene. Ben rappresentato un certo mondo di degrado sociale senza buonismi e ovvietà.

Giovanna Tribastone
Ospite

Crudo e immediato, un film che ti fa stare in tensione e ti lascia grande dispiacere per questa gioventù bruciata

Cinaddict
Ospite
Un film acerbo, non solo nel senso di agro ma anche di non maturo. Il passaggio dalla condizione di ragazzi normali a quella di killer avviene senza nessuna gradualità, come per una mutazione improvvisa, inspiegabile e inspiegata. Anche gli altri personaggi- quello di Tortora e di Zingaretti in particolare- hanno in comune il fatto di non essere completi, ma solo abbozzati: schizzi di personaggi da approfondire, scavare ma ancora solo larve indefinite di futuri veri caratteri. Il film è da salutare come una promessa, ma certo non ancora come una grande opera. Illudere gli autori che lo sia non è… Leggi il resto »
Alessandro
Ospite

ho pensato la stessa cosa.. con la differenza che tanta era l’atmosfera e la capacità di farti sentire lo schifo addosso di un certo mondo.. che credo che la poca maturità sia un difetto sorvolabile alla luce del fatto che parliamo di un opera prima. ottimo esordio .

alberta tedioli
Ospite

Si tratta di gente ai margini senza storia né futuro. La vita la cambiano gli eventi

alberta tedioli
Ospite

Visto ierisera a Faenza. Gran gran film sia per la scelta stilistica sia per I contenuti.narrativi. un cinema intelligente in Italia. Complumenti ai registi

Rita
Ospite

Film molto amaro che ti rimane dentro pur non conoscendo minimamente se non dai fatti di cronaca questo mondo ,ti si attacca questa sensazione di povertà e impotenza.i personaggi sono sensibili ma incapaci di incanalare la sensibilità da qualche parte si lasciano solo trasportare dagli eventi che vanno accettati senza far trasparire più di tanto.

Mattia:)
Ospite

un brillante film!

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