La mia banda suona il pop

Brizzi punta sull'effetto nostalgia anni '80 con una reunion musicale tutta da ridere. Con derivazioni heist-movie e un cast che funziona

18 Febbraio 2020
3/5
La mia banda suona il pop
La mia banda suona il pop - Foto Federica Di Benedetto

E’ tempo di reunion, non solo a Sanremo, ma anche al cinema. Dopo il grande ritorno sul palco dell’Ariston dei Ricchi e Poveri, Fausto Brizzi porta sul grande schermo i Pop Corn, un vecchio gruppo musicale immaginario, famosissimo negli anni ottanta.

Capelli cotonatissimi e voluminosi, pantaloni a zampa di elefante e abiti super colorati tornano sul palco grazie a questa band di artisti arrugginiti composta da Christian De Sica, che con la sua capigliatura riccia e arruffata ricorda Ivano de I cugini di campagna, Massimo Ghini, simile ad Angelo de I Ricchi e Poveri, Angela Finocchiaro, sullo stile di Cyndi Lauper, e Paolo Rossi, una sorta di Mauro Repetto degli 883.

Un gruppo musicale rimesso insieme dopo anni dal vecchio manager (Diego Abatantuono) per andare a fare un concerto a San Pietroburgo, in Russia, paese dove ancora la gente impazzisce per loro (non a caso è proprio a Mosca che Romina Power e Al Bano tornarono a esibirsi in coppia dopo diciotto anni) .

Il terzo film di Brizzi, prodotto dalla Casanova Multimedia di Luca Barbareschi, dopo il passo falso di Se mi vuoi bene e la commedia degli equivoci Modalità aereo, mette al centro la musica pop, virando poi verso l’action e diventando un heist-movie.

Sebbene questa seconda parte non funzioni un granché, complessivamente l’operazione è gradevole e riesce a far prevalere l’ironia a una nostalgica malinconia (o per dirla rimanendo in tema, a quella “nostalgia canaglia che ti prende proprio quando non vuoi”).

Merito della musica e delle canzoni facilmente orecchiabili, a metà strada tra quelle di Umberto Tozzi e de i Ricchi e Poveri, cantate dai Pop Corn e composte da Bruno Zambrini, autore di Bambola di Patty Pravo e di tutte le più grandi hit di Gianni Morandi. Oltre che di un cast di attori così azzeccati da rendere alla perfezione il riesumato quartetto e di alcune battute, escludendo quelle più trash, che vanno a segno (“Pensi di essere Mick Jagger e invece sei Mauro Repetto degli 883”, “Rispetto a voi Pupo è Mozart”, “Rifiutare me che sono stata con Umberto Tozzi”, “Le coppie erano aperte negli anni settanta, negli anni ottanta le hanno chiuse”).

A metterci lo zampino per la buona riuscita vi è anche il colpo di fortuna dei Ricchi e Poveri che hanno ricucito lo strappo proprio in coincidenza dell’ultimo festival di Sanremo. 

Insomma, nonostante gli scontri, le divisioni e gli insulti alla Morgan e Bugo facciano il picco d’ascolto, i tempi sembrano favorevoli per le reunion musicali, per il pop (in preparazione anche un film sui Bee Gees che potrebbe avere Bradley Cooper come protagonista) e per il cinema italiano.

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