La macchinazione

La figura di Pasolini sbiadisce nella cronaca, e sconfina nel mito: lo spettacolo "vecchio" di David Grieco

22 Marzo 2016
1,5/5
La macchinazione

Si finisce con un punto interrogativo perché questa è la sostanza dell’omicidio Pasolini, uno dei molti misteri della recente storia italiana. “Il 2 novembre 1975, quando il corpo senza vita di Pier Paolo Pasolini  viene trovato nello sterrato dell’idroscalo. Fui tra i primi a giungere sul posto in compagna del medico legale Faustino Durante, allora il padre della mia compagna”.
Così testimonia David Grieco, che a quasi quaranta anni di distanza torna su quei fatti con La macchinazione, un film che fin dal titolo mette avanti ipotesi a metà tra politica, cronaca, invenzione, una miscela di ideologia, confusione, suggestioni di vero e falso. E’ passato molto tempo eppure Grieco non è evidentemente soddisfatto e ritiene che ci sia ancora possibilità di riaprire il caso e di rivedere una sentenza ormai passata in archivio. Il copione ripete cose già conosciute e altre le posiziona secondo una dislocazione tendente a ricompattare personaggi e situazioni molto frammentari.
In particolare Grieco ha acquisito molta conoscenza sui fatti che continua a seguire con insistenza, segue personaggi, situazioni, il passato e il presente, anche con qualche sconfinamento nella vita pasoliniana: sulla quale il film si getta con caparbietà e insistenza. La sceneggiatura accumula testimonianze, ipotesi, torna sulla presenza di figure ‘oscure’ nella vita italiana (Steimetz). Eppure, nonostante una certa lucidità narrativa, il ritmo resta diseguale, i passaggi sono un po’ squilibrati e gli episodi dimostrano poca compattezza. Forse, passando gli anni, la figura di Pasolini sbiadisce nel ricordo della cronaca per diventare mito e, quasi, leggenda.
Senza che, però, una qualche convinzione emerga dalla sentenze della giustizia. Proprio negli interpreti il film mostra qualche crepa: se Massimo Ranieri è un Pasolini credibile, riflessivo, nervoso,molti comprimari  denunciano un certo affanno in una recitazione eccessivamente sovraesposta e un po’gridata. L’insieme offre l’idea di uno spettacolo un po’ ‘vecchio’: che era anche quello che voleva Grieco. Ma allora perché insistere tanto sulla riapertura del caso?

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