Il professore cambia scuola

L'opera prima di Olivier Ayache-Vidal nasce da un coinvolgimento diretto. E si trasforma in storia autentica, divertente e illuminante

6 Febbraio 2019
3,5/5
Il professore cambia scuola

Un luccio viene messo nella stessa vasca con alcuni pesciolini. C’è un vetro che li divide per cui lui non può mangiarli. Dopo un po’ di tempo, anche quando quel vetro non ci sarà più, lui comunque non ci riuscirà. Sarà ormai rassegnato.

È proprio questa rassegnazione, che si annida negli alunni, che il professor Francois Foucault, interpretato dal bravissimo Denis Podalydès (membro della Comédie-Francaise), proverà a combattere in tutti i modi. Trasferito da un prestigioso liceo della Parigi bene in una scuola ben più disagiata delle banlieue, questo insegnante si dovrà confrontare con una difficile realtà alla quale non è per nulla abituato. Tra studenti che dormono sul banco e continue interruzioni di lezione il signor Foucault, un uomo duro dalla faccia simpatica, riuscirà a fare breccia nel cuore dei suoi alunni e soprattutto riuscirà ad insegnargli la cosa più importante: credere in se stessi (a differenza del luccio).

Lezione dopo lezione il nuovo “Capitano o mio Capitano” versione francese ci conquisterà e ci stimolerà a riflettere sull’educazione e sul mondo della scuola, così importante, ma spesso sottovalutato. Per certi versi simile a La classe di Laurent Cantet (2008) che vedeva protagonista sempre un professore di una scuola della periferia di Parigi. Per altri totalmente opposto. Lì si raccontava il fallimento di un insegnante alle prese con ragazzi di varie etnie e la conseguente rassegnazione per il loro futuro. Qui invece c’è speranza: i professori riusciranno a tirare fuori gli alunni (compresi i “bassifondi dell’intelligenza umana” e “gli ottusi”, come li definisce Francois) dall’ignoranza se saranno capaci di adattarsi a loro e di coinvolgerli.

Ed è proprio da un coinvolgimento diretto che nasce l’opera prima di Olivier Ayache-Vidal, frutto di un lungo lavoro sul campo (prima delle riprese il regista ha infatti vissuto per più di due anni in un liceo della periferia di Parigi a stretto contatto con gli studenti e i professori tanto che il film è interpretato dagli stessi alunni di quella scuola).

Un lavoro che ha reso questa storia, ispirata alle recenti opere del pedagogista Philippe Meirieu e della psicologa infantile Liliane Lurcat, autentica e allo stesso tempo divertente e illuminante. Insomma lo studio e la conoscenza servono sia per fare film sia in generale nella vita poiché, come diceva Victor Hugo: “Una mente che non legge dimagrisce, come un corpo che non mangia”. E questo bel film ce lo ricorda.

 

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