Il gusto della libertà – Cinema e ’68

Da Cannes a Venezia, passando per Parigi e il CSC di Roma: la contestazione in campo medio. Nel doc di Giovanna Ventura

29 novembre 2018
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Il gusto della libertà – Cinema e ’68

1968. Anno di contestazioni, di proteste e di rivoluzioni. E nel cinema? Ce lo prova a raccontare Giovanna Ventura con il suo doc Il Gusto della Libertà – Cinema e ’68, prodotto da Rai Movie e presentato fuori concorso al Festival di Torino. 

Per Serge Toubiana, storico direttore dei Cahiers du Cinéma, quel vento di contestazione portò nel cinema “il gusto della libertà”, mentre per il giornalista Marco Damilano (nato proprio nel ‘68) “siamo tutti figli di quell’anno” che non ha cambiato il mondo, ma ha cambiato profondamente ciascuno di noi. Si prova nostalgia guardando quella generazione di cineasti, come Bellocchio (con il suo film I pugni in tasca per certi versi anticipatore della rivoluzione sessantottina), Pasolini, Faenza e Bertolucci che tentò di sperimentare un nuovo linguaggio cinematografico nella convinzione di poter fare la rivoluzione con la macchina da presa. E a due giorni dalla scomparsa di Bertolucci, ultimo grande maestro del Novecento, si prova ancora più malinconia guardandolo mentre girava il suo film Partner e mentre sottolineava, come il suo padre cinematografico Jean Luc Godard, la paritetica importanza del sonoro e delle immagini nel cinema (“In Italia conosciamo solo il cinema doppiato”).

Interviste e materiale di repertorio inedito ci raccontano, ci svelano e ci riportano parte di questo grande anno di lotta e passione. C’è chi proprio in quel periodo si è formato come Carlo Verdone che ha vissuto il 1968 come studente del primo anno del Centro Sperimentale di cinematografia e che ricorda le lezioni di Rossellini e il peto in faccia di uno studente a colui che aveva inventato il neorealismo. E poi ci sono i grandi festival di Cannes e di Venezia travolti dall’ondata rivoluzionaria (a Cannes gli organizzatori dovettero interrompere anticipatamente la manifestazione investita dagli eventi del Maggio francese, mentre alla mostra del cinema di Venezia, diretta da Luigi Chiarini, fu occupato il palazzo del cinema con la richiesta dell’abolizione dei premi e dello svincolamento dalle pressioni pubblicitarie).

Fu anche l’anno di C’era una volta il west di Sergio Leone, film di straordinaria sperimentazione, di 2001 Odissea nello spazio di Kubrick e di Baci rubati di François Truffaut. “Un film sull’educazione sentimentale. Per me il ’68 è anche il momento dell’educazione sentimentale. Educazione sentimentale ed educazione politica erano la stessa cosa”, dice Toubiana a proposito di Baci rubati  (e viene in mente un altro film dal titolo Chesil Beach, attualmente in sala, che si svolge poco prima della rivoluzione sessuale e che vede i due protagonisti imprigionati dai tabù dell’epoca perché  “figli di un tempo in cui affrontare a voce i problemi sessuali risultava semplicemente impossibile”). E’ innegabile che il ’68 portò un vento di libertà e fu un anno irripetibile. Per fortuna di quell’epoca, anche grazie a questo documentario, restano molte immagini impresse nella nostra memoria. E nel finale questo doc ce ne regala altre: John Lennon e Paul McCartney, che si infila un dito nel naso e poi fa l’occhiolino, sulle note di “Happiness runs” di Donovan. E’ una meraviglia vedere questi filmati in bianco e nero e rendersi conto che “la felicità correva” quando l’immaginazione era al potere. 

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