Il giorno più bello

Fiacco remake italiano di C’est la vie di Toledano e Nakache. L'opera prima di Andrea Zalone non si "sposa" con il divertimento

9 Giugno 2022
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Il giorno più bello
Il giorno più bello © Marco Piovanotto

Cimentarsi nel remake del popolarissimo film francese C’est la vie – Prendila come viene di Toledano e Nakache, i due autori di Quasi Amici, non è cosa facile.

Ci ha provato, e diciamolo subito non ci è riuscito, un italiano con Il giorno più bello. Lui è Andrea Zalone, noto soprattutto per aver ideato diversi programmi televisivi e per aver lavorato diversi anni (dal 2006) con il comico Maurizio Crozza, nonché per la sua comicità molto politicamente scorretta.

Anche se, precisiamo anche questo fin dall’inizio, qui di scorretto e di graffiante (e non solo di quello) c’è ben poco. Sarà perché alla sua opera prima o per un’eccessiva reverenza rispetto all’antecedente d’oltralpe campione d’incassi, la risposta non è pervenuta, tranne che il neo regista voleva fare una commedia divertente e adatta a tutti. E qui di divertente non c’è molto.

La storia con piccole differenze è la stessa di C’est la vie. Alle prese con la difficile organizzazione dell’ultimo matrimonio della sua carriera il wedding planner Aurelio (Paolo Kessisoglu, inutile proprio compararlo con il bravissimo protagonista francese Jean-Pierre Bacri, scomparso lo scorso anno) cerca di fare andare tutto per il meglio insieme ai suoi collaboratori: l’assistente depressa Adele (Violante Placido), il cantante Billy (Lodo Guenzi), il fotografo cornuto consapevole Giorgio (Luca Bizzarri) e la sua storica collaboratrice e amante Serena (Valeria Bilello).

I disastri sono dietro l’angolo: dalle torte spiaccicate ai preludi di crudités che non arrivano, dalla sposa (Fiammetta Cicogna) in crisi di panico all’assalto ai confetti fino ai casini al tableau mariage, che teoricamente dovrebbe aiutare gli ospiti a trovare il proprio posto durante il ricevimento.

L’imperativo è: “sorridere”, perché “il sorriso professionale è tutto”, come dice Aurelio alla sua squadra. Peccato che qui a non sorridere (ridere figuriamoci) siano gli spettatori.

Solo un accenno di sorriso arriva quando lo sposo “mammone”, interpretato dal ballerino e conduttore Stefano De Martino, qui per la prima volta sul grande schermo, se ne va via volando appeso a una mongolfiera in un paradossale numero pirotecnico o davanti al padre della sposa (il bravo Carlo Buccirosso) che beve un prosecco dopo l’altro.

Troppo poco per digerire questa mappazza visiva (quantomeno agli invitati del matrimonio per sopperire alle mancanze venivano rifilate piramidi di salumi e grissini) o per provare la ben che minima emozione. D’altronde, come dice il fotografo: “Le cose migliori sono quelle che non ti aspetti”. E da un remake è difficile aspettarsi qualcosa di nuovo.

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