Belli ciao

I furbi Pio e Amedeo, complice il furbissimo Lorenzo Mieli, mollano il politicamente scorretto e si scoprono soft, ma ancor più derivativi sulla dorsale Nord-Sud: "Il Checco Zalone imbruttito", insomma

23 Dicembre 2021
2,5/5
Belli ciao

Dopo l’esordio Amici come noi (2014, regia di Enrico Lando), e la partecipazione al corale Ma tu di che segno 6? (2014, regia di Neri Parenti), Pio (D’Antini) e Amedeo (Grieco) tornano davanti alla macchina da presa con Belli ciao, per la regia di Gennaro Nunziante, dal 1° gennaio 2022 in sala.

Partire o restare? Restare o partire? I pugliesi Pio e Amedeo sono due amici inseparabili, finché il futuro comune a tanti giovani meridionali non li separerà: Pio parte per la Milano da bere, dove si laurea alla Bocconi e farà i soldi truffando i risparmiatori, accaparrandosi appartamento al Bosco verticale e compagna influencer da tre milioni di followers; Amedeo rimane a Sant’Agata di Puglia, mollando i sogni da medico per un negozio di articoli sanitari. Si ritroveranno sotto la Madonnina, anzi, sotto il Bosco verticale complice un finanziamento elargibile da Pio al comune d’origine per riportare a casa i giovani, ma più di qualcosa andrà storto. O forse no?

Prodotto da Lorenzo Mieli, scritto dalla coppia con Nunziante, è un film semplice, semplice, ancor più in sede critica, perché assemblato industrialmente in modo perfino smaccato. Prendete una coppia, ehm, di vasto successo televisivo, per giunta, in odore di “politicamente scorretto”, prendete il regista dei film del “modello” Checco Zalone, Gennaro Nunziante, miscelate i film di Checco col Milanese imbruttito, fenomeno prima che film, rimandate a memoria la munifica lezione del dittico di Luca Miniero Benvenuti al Sud e al Nord, ed ecco fotogramma per fotogramma Belli ciao – titolo paraculo, perché insinua una pernacchia destrorsa a Bella ciao che non c’è, uno specchietto per allodole fasciste e ancor più antifa insomma.

Non c’è da dire altro, furbo Mieli, furbi i due, tutti in quota derivativa. Qualche battuta, ehm, funziona, “Si fa le storie e guadagna soldi, che vuol dire, che fa la zoccola?”, qualche tormentone, “Top!, Adoro!”, meno, ma davvero tutto già visto, dalla luce accesa e spenta da Zalone al capezzale della vecchia che qui “diventa” Amedeo che fa accendere e spegnere ad Alexa, alla piscina sulla terrazza panoramica meneghina già in Mollo tutto e apro un chiringuito.

In definitiva, è un film di tutti gli altri, più di chi l’ha fatto, a partire da Pio e Amedeo, che si pregiano a mezzo stampa di questa svolta soft, se non buonista tout court, che altro non è che un bignami riveduto e corretto della commedia incentrata sul meridionale vs. settentrionale ultima scorsa. Ciao belli, beato chi ci crede a questo Il Checco Zalone imbruttito.

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