Siloe, Viganò: “Sguardo femminile sulla realtà è sguardo di speranza”

Il cinema fatto dalle donne è il tema dell'intervento del Prefetto della Segreteria per la Comunicazione. Che chiude il festival toscano
23 luglio 2017
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Siloe, Viganò: “Sguardo femminile sulla realtà è sguardo di speranza”
Dario E. Viganò

Si è conclusa con l’intervento di Mons. Dario E. Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione (SpC) della Santa Sede, la serie di dibattiti previsti in programma alla IV edizione del Festival di Siloe con il tema “Lo sguardo femminile sulla realtà. Uno sguardo di speranza”.

“Forse, abbiamo bisogno di chiedere con più convinzione e insistenza alle donne di affiancarci con i loro occhi lungimiranti, di offrirci il loro grembo generatore di vita nuova – dice mons. Viganò -.  Ci donino instancabilmente lampi di luce in grado di orientare il cammino, un passo dopo l’altro, come se dovessero sostenere l’andatura incerta, quasi sillabata, di chi sta imparando a camminare, di seguire con gli occhi della tenerezza e della cura un progetto già tracciato ma non ancora del tutto realizzato. Cerchiamo dalle donne uno sguardo che ci spinga oltre le oscurità e le paure, soprattutto ci sproni a vincere il timore di perdere potere”.

La conferenza di mons. Viganò s’innesta idealmente nell’ambito del Siloe Film Festival dedicato quest’anno al motivo “Donna, alla ricerca”.
Nella sua relazione, mons. Viganò ricorda che “figure come Etty Hillesum ed Edith Stein, Teresa Benedetta della Croce, continuano a seminare speranza, a diffondere fiducia che sulla terra, su questa terra, si può ancora vivere, amare, incontrarsi e ammirare la bellezza e il volto dell’altro, anche del diverso e dello straniero”. Le donne, aggiunge, “ci ‘insegnano’ l’ospitalità necessaria, anche se a volte si mostra difficile, scomoda, provocatoria, quando non si presenta drammaticamente striata di sangue. Eppure un ‘io ospitale’ è l’appello che le donne rivolgono al mondo, continuano a ripeterlo, come un’invocazione alla vita e alla pace, all’accoglienza e alla riconciliazione, una sfida per le nostre coscienze assopite o colpevolmente anestetizzate”.

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