Scamarcio sul banco degli imputati

L'attore è protagonista di Non sono un assassino, film di Andrea Zaccariello tratto dal romanzo di Caringella: "Il processo è un rito, dove la verità non sembra mai vera", dice lo scrittore
Scamarcio sul banco degli imputati

“Al cinema si cercano sempre dei personaggi che vivono dei momenti difficili per farne venire fuori l’umanità”. Riccardo Scamarcio è protagonista di Non sono un assassino, che 01 distribution porterà nelle sale a partire dal 30 aprile.

 

Tratto dall’omonimo romanzo di Francesco Caringella (ed. Newton Compton), il film di Andrea Zaccariello racconta la storia del vice questore Francesco Prencipe (Scamarcio) accusato di aver ucciso il suo migliore amico, il giudice Giovanni Mastropaolo (Alessio Boni), con un colpo di pistola alla testa.

Unico sul luogo del delitto, l’imputato ha tutte le prove testimoniali e scientifiche a suo sfavore. Tenta quindi di scaricare la responsabilità su un misterioso motociclista, ma la pm (Claudia Gerini) è pronta ad interrogarlo ed accusarlo. Solo il suo amico di una vita (Edoardo Pesce), che è avvocato, sarà pronto a difenderlo.


“L’ambizione di ogni scrittore è quella di vedere il proprio lavoro trasposto in immagini. E un film deve essere al tempo stesso fedele e infedele senza tradire l’anima del romanzo” , dice
  Francesco Caringella, che oltre ad essere uno scrittore, è anche un magistrato. 


“Il giudice non conosce la verità, ma ascolta le varie verità piene di menzogne per poi scoprire la verità più vera – spiega- . Il processo in fondo è un rito. L’imputato deve mentire per forza sia che sia innocente sia che sia colpevole perché la verità non sembra mai vera. Devi renderla verosimile”.


Questo legal-thriller è anche una grande storia d’amore e di amicizia: “E’ un giallo che va oltre il genere. È un romanzo scritto in prima persona quindi la sfida è stata mantenere la parte emozionale del libro trasformandola in un film di genere. Avevo già visto film di impegno processuale, ma non ho avuto riferimenti. Forse mi sono ispirato un po’ a Porte Aperte di Amelio. Comunque mi sono avventurato sul terreno dello scandagliamento delle anime dei personaggi. Ci costruiamo la realtà un po’ come vorremmo che fosse e il male può trovare spazio dentro di noi nel momento in cui ci convinciamo che non sia il male”, dice il regista.


“Uno scandagliamento umano che è fatto con i flashback che ha costruito Zaccariello, il quale ha messo insieme una serie di scatole cinesi. Poi nel corso della storia piano piano tutto si snocciola” , dice Alessio Boni.


E Scamarcio: “L’elemento della ricostruzione della verità è fondamentale e centrale in questa storia. E per raggiungerla si mette in scena un processo. Mi piaceva la condizione psicologica del personaggio che vuole affermare la propria innocenza”.
 

Il film è stato girato in Puglia e vanta una bella colonna sonora: “Appena ho letto il romanzo ho pensato alla musica, abbiamo scritto questa storia sulla musica di Musorgskij – dice Zaccariello- . E paradossalmente è venuto fuori che l’aveva scritto dopo la morte di un suo caro amico: una strana coincidenza”.


Claudia Gerini, che per entrare nel ruolo ha parlato a lungo con dei pm per capire cosa può succedere nella mente di una persona che si trova a decidere della vita di un imputato, racconta: “Interpreto una pm che cerca la verità e cerca di penetrare lo sguardo di questo imputato muovendosi in una matassa complicata. E’ un film che tocca tanti temi e che ha un linguaggio universale”.


Ed Edoardo Pesce conclude: “Ho fatto un uomo fragile, un personaggio diverso dai miei precedenti che erano sadici e cattivi”.

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