Salvo per miracolo

Arriva in sala l'opera prima di Piazza e Grassadonia: "L'incontro tra due diverse cecità, una fisica l'altra morale". Con gli omaggi della Semaine di Cannes
24 Giugno 2013
Salvo per miracolo
Salvo

“Un miracolo, in un mondo dove i miracoli non accadono, è ancora possibile?”. Questa è la domanda intorno cui ruota il soggetto di Salvo, opera prima di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza vincitrice di due premi alla recente Semaine de la Critique del Festival di Cannes, acquisita poi dalla Good Films che la distribuirà in circa 40 copie da giovedì 27 giugno. Paradossalmente, un “miracolo” in “un paese, come l’Italia, in cui il finanziamento di un’opera prima, soprattutto se non si tratta di una commedia con attori noti in televisione, è diventato quasi una missione impossibile”, dice Antonio Piazza, che spiega: “Già l’accoglienza dopo la proiezione a Cannes era stata fonte di enorme soddisfazione, poi è normale che i premi aiutino, anche se all’estero Salvo era già stato acquisito in molti paesi”.
Ambientato interamente tra Palermo e la campagna di Enna, il film segue le vicende di un killer di mafia (Saleh Bakri) che, durante un regolamento di conti nella casa di un rivale, s’imbatte in Rita (Sara Serraiocco), sorella cieca dell’uomo che deve uccidere. Per la prima volta nella sua vita, la ragazza vede. E da quel momento Salvo e Rita saranno costretti a confrontarsi con l’accaduto, braccati senza pietà dal mondo al quale appartengono.
“Entrambi palermitani, quando abbiamo deciso di sviluppare il nostro primo progetto era ovvio che saremmo tornati da dove provenivamo” – dice ancora Piazza, che aggiunge: “Quello che ci interessava era mettere in scena l’incontro tra due diverse cecità, una fisica e l’altra morale. E da questo incontro nasce la speranza di un cambiamento”.
Vincitore nel 2008 della Menzione Speciale per la sceneggiatura al Premio Solinas, il film è prodotto da Massimo Cristaldi e Fabrizio Mosca, in coproduzione con Mact Productions, Cité Films, Arte France Cinema, con la partecipazione di Cofinova 9, in associazione con Mimis e Mangusta Productions, con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Film Commission Regione Sicilia, Torino Film Lab, con il supporto di Eurimages e il contributo Media allo sviluppo: “La sceneggiatura ci aveva colpito proprio perché già erano evidenti i segni visuali del progetto – racconta Cristaldi. – Credo sia uno tra i più bei copioni letti negli ultimi sette/otto anni. Un progetto di per sé perfetto, con uno script forte nei contenuti e che preannuncia la cifra stilistica del film”. Affidata alla fotografia di Daniele Ciprì, alle scenografie di Marco Dentici e in parte “debitrice di cineasti come Kitano e altri elementi della cinematografia orientale in generale”, dice Grassadonia, che spiega anche perché per il ruolo del protagonista sia stato scelto Saleh Bakri, attore palestinese: “Lo avevamo già visto in un altro paio di film, ma soprattutto ne Il tempo che ci rimane di Suleiman ci era piaciuto molto, sempre silenzioso ma di enorme espressività, capace di veicolare un’immagine forte anche grazie ad un carisma e una fisicità molto marcati. La lingua non ci spaventava, il nostro è un film dove si parla pochissimo”. Sarà forse anche per questo che ha avuto un percorso tortuoso per la realizzazione e difficoltà a trovare una distribuzione? “Se proponi le solite cose impoverisci la curiosità – dice il produttore Fabrizio Mosca -. Resta il fatto che però Salvo, dalla sua genesi a oggi, ha effettuato un percorso a ostacoli, anche da un punto di vista produttivo: quello che un tempo lamentavamo come duopolio ormai si è di fatto trasformato in monopolio, da quando Medusa ha drasticamente ridotto il numero delle produzioni annuali. Sky investe molti soldi, è vero, ma solo una volta che il film è terminato. Sarebbe bello sapere quanto investe Rai Cinema per ogni singolo progetto, ma sono dati difficili da trovare”.

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