Pitt off Hollywood

"Oscar? Meglio la famiglia", dice Brad. A Parigi con Fincher e il pluricandidato Benjamin Button
22 Gennaio 2009
Pitt off Hollywood
Brad Pitt con la figlia

“Sono molto contento. Vorrà dire che porteremo a casa qualcosa”. Laconico il commento di David Fincher alla notizia delle tredici candidature ottenute da Il curioso caso di Benjamin Button, più entusiasta comunque di Brad Pitt che – non ancora informato sul numero totale delle nomination, inclusa la sua – dichiara che “le cose importanti nella vita sono altre. La paternità è sicuramente tra queste”. Affiatati come due vecchi amici, regista e attore (Pitt è attualmente impegnato a Berlino per Inglorious Basterds di Quentin Tarantino) sono volati a Parigi per presentare la loro ultima fatica, Il curioso caso di Benjamin Button, in pole position per la prossima notte degli Oscar (22 febbraio) e destinata ad entrare di diritto nella classifica delle migliori storie d’amore dell’ultimo decennio.Il film, prima incursione sentimentale del regista di Seven, Fight Club e Zodiac (ma anche The Game e Panic Room), sarà distribuito dalla Warner in Italia il 13 febbraio, mentre in Usa ha incassato oltre 100 milioni di dollari. “E’ la storia di ognuno di noi – spiega Fincher -. Quella di uomo qualunque con un destino straordinario”. Come pochi registi di talento, Fincher è in grado di cambiare completamente stile e approccio, nonostante la materia magmatica. La trama in sintesi: quando nasce Benjamin (Brad Pitt) ha già 80 anni. Abbandonato dal padre, viene allevato dalla matrigna che scopre ben presto il suo segreto: al posto di invecchiare ringiovanisce. “Mi ha colpito moltissimo l’idea – dice Pitt -, della condizione di Benjamin che non rinuncia a lottare per quello che vuole ma accetta l’inevitabilità delle cose che gli accadono. Siamo noi i responsabili dei nostri successi e insuccessi, il fato conta in modo marginale”. Innamoratosi di Daisy (Madisen Beaty a 12 anni, poi una splendida Cate Blanchett), che è ancora una bambina, va in giro per il mondo in attesa di poterla rincontrare.”E’ un film sull’amore – continua Fincher -. Mio padre è morto 5 anni fa e ho sperimentato in prima persona che cosa significa perdere le persone importanti della nostra vita”. Trucco ed effetti speciali magnifici, come i due protagonisti Brad Pitt e Cate Blanchett, il film è disperatamente commovente, romantico e devastante. “Benjamin ci rammenta – continua Fincher – che il tempo continua ad essere una convenzione. Che esistono le coincidenze e il nostro orologio accelera e si ferma”. Ci sono voluti dieci anni per realizzarlo, l’ispirazione è un racconto breve del 1920 di Francis Scott Fitzgerald, che a sua volta si era fatto sedurre da una frase dello scrittore Mark Twain: “la vita sarebbe infinitamente più felice se potessimo nascere già ottantenni e gradualmente diventare diciottenni”. I produttori Frank Marshall e Kathleen Kennedy ci pensavano da tempo, poi al progetto si sono interessati Fincher, lo stesso Brad Pitt ed Eric Roth. Benjamin, che vede la luce nel 1918 durante la prima guerra mondiale e arriva fino al 2000, attraversa epoche e stagioni in modo avventuroso e con un candore che ricorda molto Forrest Gump, lo sceneggiatore è lo stesso: Roth lascia il segno d’autore.Fincher, alle prese con cento anni di America (tutto parte e finisce in Louisiana, sulle notizie dell’uragano Katrina), non si perde nella cronaca. Quando il piccolo e deforme Benjamin vede per la prima volta la deliziosa dodicenne Daisy, ha una folgorazione che lo accompagnerà nel corso dei decenni e non lo lascerà più. Brave anche Tilda Swinton, la prima donna che Benjamin bacerà, e Julia Ormond, figlia di Cate Blanchett, guida e testimone narrante di oltre 2 ore e 40 di film, che corrono più veloci del vento.

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