Onore a Bertolucci

Questa sera la Palma d'oro alla carriera di Cannes. E poi in retrospettiva a Pesaro, aspettando le riprese di Io e te in 3D
11 Maggio 2011
Onore a Bertolucci
Il regista Bernardo Bertolucci

La nuova “Palma d’oro d’onore” a Cannes gli viene consegnata per una magnifica ossessione. Si chiama cinema. Ha soppiantato, fin dai primi anni, la poesia che è rimasta nelle mani del padre Attilio, ma ne ha permeato la tecnica: “Montare inquadrature in sequenza è come infilare parole in un verso”. Il grande cinema di Bernardo Bertolucci – tra immagine e parole – ha svelato molto di questi suoi settant’anni di vita, un gioco dell’inconscio teorizzato a partire dalla Strategia del ragno. Piuttosto riottoso nel parlare di sé agli altri, ha deciso – molto scettico all’inizio, molto felice poi – di raccogliere i suoi scritti cinematografici grazie alla pazienza e alla perseveranza di Piero Spila e Fabio Francione (La mia magnifica ossessione. Scritti, ricordi, interventi, Garzanti, 296 pagine ricchissime, cui fa da agile compendio il volumetto La certezza e il dubbio a cura di Fabien S. Gerard, ed. Cinemazero).
E’ l’anno, senza dubbio, di Bertolucci. Anche lui, come Kit all’inizio del Tè nel deserto, “a metà” tra l’essere turista e viaggiatore, ossia sempre in dubbio se proseguire o tornare a casa. Dopo l’omaggio di Cannes affollato di mondanità internazionale questa sera, ne troverà, infatti, un secondo,  più riflessivo, al Festival di Pesaro nel mese di giugno, con una retrospettiva completa. Anno partito con l’annuncio del nuovo film (in 3D!) tratto dal romanzo breve di Ammanniti Io e te, nuova e perfetta ossessione, cupa e claustrofobica.
Dovremmo ora forse parlare dei progetti che aspettano ancora di essere realizzati? Del “Gesualdo da Venosa”, che sta a Bertolucci come il mitico “San Francesco” sta a Antonioni? A proposito del quale – “autore diverso e grande”, come lui lo ricorda – mostra ammirazione soprattutto per la messa a fuoco sul non detto e il non raccontato, che diventa con L’Avventura una specie di “intossicazione”. Ma lo spettatore ha ricevuto la stessa, catartica sorte, anche da parte di Bertolucci, come se lui chiedesse lo sforzo, doveroso e faticoso, di espellere dopo una rivoluzione, un tango francese, un’epopea italiana o cinese, un tè sulle dune, una tragedia paterna, un assedio in metafora o una fugace illusione giovanile, tutti i veleni instillati dalla borghesia, dalle privazioni, dalle differenze, dai privilegi obsoleti e sfacciati, dalle convenzioni bigotte, dagli ideali scadenti, dai sentimenti repressi, dai tradimenti della storia e delle persone e delle ideologie, e diventare – perdonerà  il termine – migliori.
Per questo Bertolucci è, nel suo pensiero e nel suo cinema, piena espressione del Novecento (ben al di là e oltre l’omonimo film) e ancora una formidabile, potenziale espressione del Millennio nuovo, quando deciderà di averne captato tutti gli umori e i dissapori.
Ha un cuore, confessa il regista, che nel suo ritmo gli condiziona le scelte. Ed è vero. Pochi autori sono stati così legati al proprio cuore, al sangue che pulsa, che assicura la vita, anche nella sua fisicità, nei suoi impulsi primari, nella sua torbidezza e nella sua lucentezza. In lui troverete sempre una totale sincerità – che non è mistica, retorica, finzione, mezzo – ma forza morale. Con questa combatte il mondo amorale in cui siamo tutti costretti a vivere.
Oltre questo mondo fisico, si spalanca l’inconscio. Che prende il tono del melodramma nella Luna, dove musica possibile e desiderio impossibile sfociano, oltre La forza del destino (o dell’inconscio, per lui) di Verdi, nell’amara constatazione mozartiana – apice del film: Così fan tutte.
Dinnanzi alla planetaria consacrazione avvenuta con L’ultimo imperatore (ma è stata incoronazione più americana che europea) e ai suoi set così imponenti e assediati da attori, comparse, tecnici e amici, è un altro Assedio, minuscolo e romano, quello che svela il vero sorriso di Bernardo: un pianoforte venduto per una notte d’amore. La certezza della musica (ancora) contro l’incertezza di una donna. E del mondo che lo circonda.

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