Omaggio a Nino Manfredi

"Riconoscimento che compensa la sua delusione di non aver mai vinto un premio alla carriera a Venezia", dice il figlio regista Luca. Al Lido con il restauro di Per grazia ricevuta
31 Agosto 2021
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Omaggio a Nino Manfredi
PER GRAZIA RICEVUTA_(c) Archivio fotografico Cineteca Nazionale - CSC_fotografo Angelo Pennoni_21 - Copia

(Cinematografo.it/Adnkronos) – “Un omaggio a Nino Manfredi, che arriva in qualche modo a compensare a posteriori una grande delusione di mio padre: non aver mai ricevuto un premio alla carriera a Venezia, un mancato riconoscimento a una vita artistica così importante, che non nascondo lo abbia fatto soffrire parecchio”.

E’ quanto confessa all’AdnKronos Luca Manfredi – autore del film ‘In arte Nino’ interpretato da Elio Germano e del libro-biografia ‘Un friccico ner core’ – che sarà presente a Venezia alla proiezione della versione restaurata del film ‘Per grazia ricevuta’, che segnò l’esordio alla regia di Nino Manfredi, protagonista di una storia in qualche modo autobiografica.

PER GRAZIA RICEVUTA_(c) Archivio fotografico Cineteca Nazionale – CSC_fotografo Angelo Pennoni_0214158RZZD

“Sono davvero felice che la Cineteca Nazionale abbia deciso di restaurare un’opera che va senz’altro tutelata; e anche per il fatto che gli organizzatori della Mostra del Cinema di Venezia abbiano deciso di proiettarla in apertura del Festival, nel centenario della nascita di mio padre – ricorda Luca Manfredi – A mio avviso, è il film più importante di Nino Manfredi, se non sul piano interpretativo, sicuramente dal punto di vista autoriale e personale, visto che la sceneggiatura ha una impronta fortemente autobiografica e racconta in modo diverso la sua vita”.

La vicenda del protagonista, il ragazzino ciociaro Benedetto che tutto il paese considera miracolato da Sant’Eusebio dopo la caduta accidentale da un alto muraglione, riporta all’infanzia di Nino, “anche lui in qualche modo miracolato da ragazzo, quando chiuso in un sanatorio perché malato di tubercolosi superò per tre volte la morte, con un paio di estreme unzioni già impartite dal prete, uscendo a 18 anni unico sopravvissuto di tutta la camerata”.

Nino Manfredi, non credente, “anziché miracolato si credette solo più fortunato dei suoi compagni, ma iniziò a farsi delle domande su Dio e sui disegni divini, anche con un dialogo personale con il Padre Eterno, che lo portarono a fare quel film che pone il tema della cattiva educazione religiosa imposta nelle culture contadine con lo spauracchio del peccato e sulla superstizione che si sovrappone alla fede”, sottolinea il figlio.

Luca Manfredi sarà presente alla proiezione a Venezia, nonostante una caduta nel giardino della sua casa in Umbria con un forte dolore al polso: ma non sarà il caso di sperare in una ‘grazia ricevuta’ per questo infortunio…

“Proprio no – risponde divertito Luca Manfredi – anche perché il ‘jolly’ me lo sono già giocato quando un avvocato mi ha investito in pieno con la sua auto, passando con il semaforo rosso e provocandomi l’asportazione della milza e ben 13 fratture: ho già usufruito del ‘bonus’, io la grazia l’ho già ricevuta…”.

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