Miseria e ilarità

"Vi faccio ridere di Napoli e dei suoi problemi", dice Tartaglia. Che abbandona la sceneggiata e punta all'Italia tutta con La valigia sul letto
9 Marzo 2010
Miseria e ilarità

Qualcuno la definisce un’opera folk. Ovvero un lavoro in cui il dialetto e la cultura che vi si esprime occupano un posto di primo piano. Definizione condivisibile, che non tiene conto però dello sforzo profuso dall’autore di rivolgersi stavolta a un pubblico più ampio.
La valigia sul letto – terzo film del regista e commediografo napoletano Eduardo Tartaglia (Ci sta un francese, un inglese e un napoletano) – è certamente intessuto di elementi del folklore napoletano, ma con un senso della comicità e del ritmo narrativo che potrebbero trovare proseliti anche oltre i confini partenopei. Non a caso Medusa lo distribuirà da venerdì in sala in 150 copie, di cui il 70 per cento da Roma in giù, e il 30 per cento al Nord.
E a conferma dell’avvenuta “nazionalizzazione” di Tartaglia basterebbe il nome nel cast di Alena Seredova, per sua stessa ammissione “Una ragazza dell’est perfettamente integrata in un mondo di napoletani”. La soubrette ceca, famosa soprattutto per essere la moglie di Gigi Buffon, interpreta il ruolo di un sicario venuto dall’Est per uccidere il pentito di camorra Antimo Lo Ciummo (Biagio Izzo), un ex capoclan che sembra uscito da uno dei solarium di Gomorra, narcisista e sciupafemmine piuttosto che temibile criminale. “Questo film ha la presunzione di far ridere parlando anche di qualcosa di serio – spiega Tartaglia, a Roma per presentare il film attorniato dai suoi attori (c’è l’inseparabile compagna di set e di vita Veronica Mazza, che sfoggia un pancione da fine gravidanza; Maurizio Casagrande, attore di Salemme; Ernesto Mahiuex, un pò deluso dal suo personaggio perché “avrebbe potuto interpretarlo chiunque”) – pur sapendo che di Napoli si è detto di tutto e di più. E poi la città, sfondo delle precedenti vicende, qui assume per la prima volta un ruolo centrale. E’ come se avessi voluto fare i conti con lei”.
Oltre alla camorra il film stigmatizza la tipica furbizia napoletana, “escamotage inutili per uscire dalla miseria”, li definisce Veronica Mazza, costretta dal marito a indossare nel film un’enorme ciambella a forma di polpetta, che tanto ricorda i ragazzi-cheesburger dei McDonald’s americani. Forse l’icona più forte e triste de La valigia sul letto. A Napoli la crisi economica non è scoppiata ieri, c’è da sempre ed è destinata a perdurare per colpa “di quattro fetentoni che si stanno mangiando la città”, sbotta lo sfortunato protagonista, interpretato dallo stesso Tartaglia: “Credo di essere maturato molto anche da un punto di vista cinematografico – aggiunge l’attore e regista – e devo ringraziare Medusa che mi ha dato tutto il tempo di crescere”.
E in effetti l’impostazione chiaramente teatrale dei lavori precedenti qui lascia posto a qualche movimento di macchina, scene in esterni e una buona dose di cinefilia, con citazioni da Tomb Raider (nel personaggio della Seredova), Romero (La notte dei morti viventi), Rocky e L’esorcista. E una chicca vera: l’omaggio al grande Totò e alla sua ‘A livella, nella scena più esilarante e riuscita del film. La valigia sul letto è stata riconosciuta opera d’interesse nazionale e finanziata per il 50% dal MIBAC.

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