L’uomo della musica

Cinque film sulla Croisette e 100 colonne sonore per il cinema. A Cannes una masterclass per rendere onore ad Alexandre Desplat
18 Maggio 2012
L’uomo della musica
Alexandre Desplat

Presenza da record: cinque film a Cannes tra competizione e proiezioni speciali. Una masterclass sembrava doverosa perché Alexandre Desplat è senza dubbio uno dei più grandi e prolifici compositori degli ultimi anni. Premiato con l’EFA per L’uomo nell’ombra, quasi Oscar per Il discorso del Re, e nominato tre volte per Fantastic Mr.Fox, Benjamin Button e The Queen, vince l’Orso D’Argento nel 2005 per Tutti i battiti del mio cuore di Jacques Audiard. E proprio a Audiard deve l’amore di Hollywood: Peter Webber racconta di averlo voluto per La ragazza con l’orecchino di perla dopo aver ascoltato la colonna sonora di Sulle mie labbra. Era il 2003, da allora ha realizzato oltre 40 colonne sonore per il cinema, di ogni genere e importanza: da Harry Potter alla Palma d’Oro 2011, Tree of Life di Terrence Malick.
Sulla Croisette porta le musiche di Reality di Matteo Garrone, di Moonrise Kingdom di Wes Anderson, del documentario Roman Polanski: a Film Memoir, Rust & Bone di Jacques Audiard e Renoir di Gilles Bourdos. Mentre Desplat ha appena ultimato Argo, il nuovo film di Ben Affleck (ma altri ancora sono in predicato, la lista è lunghissima) e a settembre si dedicherà alle musiche del kolossal di animazione La leggenda dei guardiani.
Garrone, la prima volta con un italiano. E’ filato tutto liscio?
In inglese soprattutto (ride). E’ andata come previsto: divertente, eccitante e piacevole. Abbiamo mangiato bene e scoperto ottimi ristoranti. Ma anche parlato molto di cinema italiano, che è il mio preferito, e di teatro.
Oltre all’amico Jacques Audiard con Rust & Bone, al festival di Cannes ci saranno Moonrise Kingdom di Wes Anderson e Reality di Garrone. Due autori molto diversi, entrambe le partiture realizzate in tempi record. Il segreto?
Non le ho fatte contemporaneamente! Ho scritto la colonna di Moonrise Kingdom a novembre, a New York. Quella di Matteo a gennaio e a Parigi. Per me è cruciale lavorare su un progetto alla volta. Anche se col senno di poi, mi accorgo che il cinema di Wes non è tanto distante da quello di Matteo, anzi condividono una poetica in cui realtà e fantasia si mescolano perfettamente. Ed entrambi amano la musica destinata a creare una Twilight Zone, una zona di confine, che crei la vibrazione tra suono e immagine.
Reality racconta la grande illusione dei nostri tempi. Che musica hai immaginato per separare la finzione dalla realtà?
La musica di Reality è quella del mondo che sogna Luciano, il protagonista del film. Dorato, magico, scintillante. Ma così vivido, quanto la realtà che viene mostrata sullo schermo, da far perdere a Luciano la cognizione tra verità e fantasia…
Come scegli i progetti?
Non scrivo mai due volte di seguito per lo stesso “genere” di film. Basta guardare la mia filmografia per capirlo. Quando inizio un film devo sentire il brivido della novità, della scoperta. L’eccitazione e il desiderio fanno parte di me, influenzano la mia vita. Ovviamente anche regista, soggetto e cast hanno un grosso peso sulle mie scelte. I soldi? No, sono passato da blockbuster hollywoodiani a piccoli progetti di amici.
I tuoi colpi di fulmine?
Spartacus, La donna che visse due volte e La calda amante.
E il cinema italiano?
Pasolini, Scola e Rossellini hanno sollecitato la mia passione per l’Italia e Rota e Morricone hanno lasciato un segno forte su di me. Ho visto C’eravamo tanto amati almeno dieci volte.
All’attivo più di 100 colonne sonore. Come vedi la tua carriera?
Sono stato fortunato. Ho creato negli anni un rapporto molto forte con registi geniali. Penso a Audiard, Frears, Girod, Fincher, Malick, Hooper, Polanski…
La delusione più grande?
Ricordo solo i bei momenti. Gli altri…perdono e dimentico…
Un sogno da realizzare?
Un capolavoro?
La top ten di Desplat.
Tom Jobim, Elis Regina, Ravel, Duke Ellington, Debussy, Mozart, Miles Davis, Fred Buscaglione, John Williams, Nino Rota, Bill Evans.

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