Lo Hobbit, intervista a Peter Jackson

Dal 13 dicembre in 730 sale italiane il prequel de Il Signore degli anelli. Il regista: "Ho girato ogni scena come l'avevo immaginata"
11 Dicembre 2012
Lo Hobbit, intervista a Peter Jackson
Peter Jackson

A quasi dieci anni dal Signore degli anelli torna il prequel tratto da Tolkien: Lo Hobbit: un viaggio inaspettato, dal 13 dicembre in 730 sale per la Warner, in 2D, 3D e Imax. Primo capitolo di un’altra trilogia, diretta ancora una volta dal geniale Peter Jackson. La scommessa è soprattutto la tecnologia su cui ha puntato il regista neozelandese: una versione in ‘HFR 3D (un 3D ad alta frequenza), girata a 48 fotogrammi al secondo, il doppio dello standard. E anche se il 3D complica i trucchi prospettici utilizzati da Jackson nei film precedenti, il risultato e’ vorticoso e mozzafiato.
A Londra, con cast tecnico e artistico quasi al completo (tra gli altri: Ian McKellen, Martin Freeman, Richard Armitage, Andy Serkis, e la sceneggiatrice e coproduttrice Philippa Boyens), Jackson dice: “La tecnologia mi ha permesso di girare ogni scena come l’avevo immaginata, non dimenticando mai il pubblico. Essere artista per me significa avere una doppia responsabilità: verso milioni di persone che vanno al cinema e nei confronti degli studios che ci permettono di fare film così costosi. Sono molto fortunato: mi sento come un bambino che ha ricevuto una scatola di giocattoli.”
Dopo aver pubblicato la trilogia, Tolkien aveva ripreso in mano Lo Hobbit per dare continuità tra un’opera e l’altra. Ma il lavoro di revisione non è andato oltre il terzo capitolo. Lo Hobbit arriva infatti nel ’37 quasi vent’anni prima del Signore degli Anelli (’54-’55). “Per me è stato il contrario – prosegue Jackson -. Quando ho girato Il Signore degli anelli ero sicuro sarebbe stata un’esperienza irripetibile. Non pensavo che saremmo tornati nella Terra di Mezzo,invece anche questa volta è stata indimenticabile. La nostra versione tiene conto di molte fonti, delle 100 pagine di appendice del Signore degli Anelli e dei racconti incompiuti. Così dal libro di 300 pagine siamo riusciti a immaginare tre film, e non è stata una decisione puramente commerciale”.
Ci sono personaggi nuovi e altri che conosciamo bene. Ian McKellen qui è Gandalf il Grigio, uno dei guardiani della Terra di Mezzo. “Un’esperienza fantastica – dice il grande attore -. Sul set ho avuto il tempo di bere e chiacchierare, c’era un bellissimo clima tra di noi. Adoro tutti i nani, il dramma è stato girare con loro: dovevo sembrare sempre molto più alto!”. Non mancano Cate Blanchett (Galadriel, Regina degli Elfi), Saruman (Christopher Lee), persino Frodo (Elijah Wood). Bilbo interpretato da Martin Freeman, compare all’inizio anche nei panni soliti di Ian Holm, e naturalmente Gollum (Andy Serkis).
La nuova avventura è ambientata nella Terra di Mezzo, sessant’anni prima de Il Signore degli Anelli. E incomincia con il protagonista Bilbo Baggins, coinvolto in un’epica ricerca per far tornare all’antico splendore il Regno dei Nani di Erebor, occupato dal drago Smaug. “Bilbo è abbastanza autosufficiente – dice Freeman, molto popolare in Inghilterra per la serie Sherlock -. E’ istruito ma non ha mai viaggiato. Il suo mondo è la sua casa e Hobbiville. Una parte diversa dal mio Watson, mi sono impegnato e stancato parecchio e non solo per renderlo credibile, anche se fisicamente siamo quasi uguali (ride). Non so come faccia Peter (Jackson, ndr), soprattutto quando dorma! Ma che esperienza fantastica, non avrei mai pensato di farne parte”. Avvicinato dal mago Gandalf, si ritrova al seguito di tredici nani capeggiati dal leggendario guerriero Thorin Scudodiquercia. “Che –spiega Richard Armitage – è diretto discendente di Durin, il re nano della Terra di Mezzo, e vuole riportare il suo popolo a Erebor. E’ molto arrabbiato, al contrario di me che nella vita sono piuttosto calmo”. Il viaggio li conduce per terre piene di pericoli e avventure, abitate da Goblin e Orchi e Wags: bestie spaventose simili a lupi. E la fiaba diventa talmente dark da ricordare i gironi danteschi. La meta è la Montagna Solitaria, ma prima dovranno sottrarsi ai tunnel dei Goblin, dove Bilbo incontra una creatura che gli cambierà la vita per sempre: Gollum. Rimasto solo con lui, in una scena di 9 minuti all’ultimo indovinello, Bilbo scopre di essere diverso: di avere paura, ma anche di essere astuto e coraggioso e, per fatalità, riesce a impossessarsi del prezioso “tesoro” di Gollum: un anello d’oro dai tanti poteri, indissolubilmente legato alle sorti della Terra di Mezzo. Un Gollum psicopatico, un’interpretazione cult: “Ha una personalità complessa, ho cercato di capirlo meglio – racconta Serkis. Inizialmente dovevo stare in Nuova Zelanda 2 settimane ma poi Peter mi ha chiesto restare e dirigere la seconda unità. Un impegno enorme. Però anche un grande onore.” Quanto al 3D spiega: “L’abbiamo usato in modo drammatico per creare profondità. La vera rivoluzione sono i 48 fotogrammi al secondo, invece dei normali 24″.

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