La sfida di Pieraccioni

"La risata è la mia arma contro King Kong" dice il regista. Che presenta Ti amo in tutte le lingue del mondo
12 Dicembre 2005
La sfida di Pieraccioni
Leonardo Pieraccioni

“La nostra risposta al gorillone è Rocco Papaleo” scherza Leonardo Pieraccioni. Il regista e attore toscano ha presentato questa mattina a Roma la sua nuova commedia Ti amo in tutte le lingue del mondo, in uscita il 16 dicembre nelle sale italiane distribuito da Medusa in 550 copie. Il “gorillone” è King Kong, che insieme a Natale a Miami, Le cronache di Narnia e Memorie di una geisha, concorrerà per il titolo di campione d’incassi delle feste. “A Hollywood erano indecisi se farlo girare a me o a Peter Jackson, ma poi hanno visto che in ordine alfabetico lui veniva prima e quindi hanno dato a lui l’incarico” ha continuato Pieraccioni, accompagnato dallo sceneggiatore Giovanni Veronesi e dagli interpreti: la spagnola Marjo Berasategui, Giulia Elettra Gorietti, Rocco Papaleo, Massimo Ceccherini e Giorgio Panariello. Assente il cantautore Francesco Guccini, che nel film interpreta il ruolo del preside della scuola in cui lavora il protagonista. “La scelta di uscire a Natale è stata mia – precisa il regista – perché credo che sia il periodo migliore, ciò non significa che il mio film sia un prodotto natalizio”. Ti amo in tutte le lingue del mondo ha le carte in regola per bissare il successo de Il Paradiso all’improvviso, campione d’incassi del 2004 con circa 25 milioni di euro di guadagno. Il film – già presentato in anteprima agli Screening d’Autunno, dove è stato accolto dagli applausi di esercenti e giornalisti – è un susseguirsi di gag e scene molto divertenti. Pieraccioni interpreta Gilberto, un professore di educazione fisica assediato da una studentessa, che lo tartassa con bigliettini in cui gli scrive “ti amo” in tutte le lingue del mondo, ma è innamorato di Margherita conosciuta per caso in una villa per scambisti dove è stato trascinato dal collega di matematica Anselmi (l’irresistibile Rocco Papaleo). Quello che ignora è che la donna altro non è che la madre di Paolina. “Cos’è cambiato in dieci anni? Ora cerco di dare più credibilità ai miei personaggi” dice Pieraccioni. E diverso è anche il trattamento riservato ai ruoli femminili “più robusti che negli altri film – spiega il regista -. Un tempo privilegiavo la bellezza, oggi sento il bisogno di avere accanto delle partner anche brave”. La “sindrome di Peter Pan” è finita e lo conferma anche Veronesi, all’ottavo film con Pieraccioni: “Leonardo è cresciuto molto anche come sceneggiatore, un tempo scopiazzava, ora userei una sua sceneggiatura per un mio film”. Ad affiancare i protagonisti anche un “coro” di personaggi che il regista paragona a “una Torre di Babele italiana”: “Ci sono un romano, un toscano, un siciliano. E’ un modo per raccontare l’Italia di oggi e il film potrebbe anche intitolarsi Ti amo in tutti i dialetti del mondo“. Pieraccioni confessa di avere subito molto i suoi primi 40 anni. “Nel film c’è un po’ di questa mia ossessione, ma l’importante è prendere coscienza della propria età e del trascorrere del tempo – confessa -. Questo sarà il tema al centro del mio prossimo film. Ho già pronto il trattamento e sto pensando a un ruolo per Guccini. E’ inevitabile: io sto a lui come Emilio Fede a Berlusconi”.

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