La mia Marie Antoinette

"Non è un film politico, ma un ritratto umano della regina di Francia" dice Sofia Coppola, in concorso a Cannes
24 Maggio 2006
La mia Marie Antoinette
Kirtsen Dunst e Sofia Coppola a Cannes

“Prima di realizzare questo film, Maria Antonietta per me era un simbolo della decadenza” dice Sofia Coppola, terza americana in concorso al festival di Cannes, dopo Richard Linklater e Richard Kelly. La regista torna sulla Croisette per la seconda volta dal 1999, quando presentò nella Quinzaine des réalisateurs la sua opera d’esordio, Il giardino delle vergini suicide, interpretato dalla stessa protagonista di Marie Antoinette, Kirsten Dunst. Costato 40 milioni di dollari e prodotto anche dalla American Zoetrope del padre Francis Ford Coppola, il film si ispira alla biografia di Antonia Fraser: “Maria Antoniette è un personaggio dalle mille sfaccettature – continua la regista – ma, dopo molte ricerche, mi sono resa conto che le cose che sapevo di lei erano veramente molto poche”. Quello che emerge dal film in gara per la Palma d’Oro è un ritratto dell’ultima regina di Francia insolito (e diverso da quello visto sullo schermo nel film del ’38 di W.S. Van Dike e in quello del ’56 diretto da Jean Delannoy): più che il contesto storico in cui si inserisce la vicenda di Maria Antonietta, la giovane regina viene raccontata l’aspetto più umano di una teen ager costretta dalla madre, Maria Teresa d’Austria, e dalla politica, a sposare il delfino di Francia. Nonostante gli sfarzi, i lussi e la ricchezza, la sua vita a Versailles e il rapporto (inesistente) con il marito sono un incubo per la quindicenne e istintiva Maria Antonietta. “Non era nelle mie intenzioni realizzare un film politico sulla Rivoluzione Francese” chiarisce Sofia Coppola, anche in merito alle critiche ricevute nei giorni scorsi su alcuni giornali francesi – quello che ho trovato interessante è raccontare la sua esperienza umana: dall’arrivo a soli 14 anni a Versailles fino a che è diventata regina di Francia”. La ricostruzione storica è più nelle scenografie e negli splendidi costumi di Milena Canonero (già collaboratrice di Stanley Kubrick per Barry Lyndon) che nel racconto e anche la colonna sonora riserva non poche sorprese con ripetute incursioni nel rock e nel pop. Poche e laconiche le risposte fornite all’incontro di questa mattina sulla Croisette dalla regista (in attesa del suo primo figlio), totale il rifiuto di commentare l’attuale politica francese o di parlare di politica in generale. Dei fischi ricevuti all’anteprima per la stampa dice di non sapere nulla, ma il fatto non sembra preoccuparla più di tanto: “Spero che a qualcuno piaccia, comunque non è un film per tutti”.

Lascia una recensione

Lasciaci il tuo parere!

avatar
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy