In nome del cinema italiano

A Sorrento presentato ItaliaFilmFest, in programma a gennaio a Bari. "Per difendere la produzione nostrana", dice Laudadio
2 Dicembre 2008
In nome del cinema italiano
Felice Laudadio

“Sarà una manifestazione con all’interno un festival, ma non solo: ‘Per il cinema italiano’ comprenderà molte altre iniziative orientate ad esaltare la creatività, il potenziale, i talenti della nostra cinematografia, dai produttori agli sceneggiatori, dai registi ai direttori della fotografia, dagli attori fino ai critici e ai cronisti cinematografici”. Così Felice Laudadio ha presentato, durante un incontro alle Giornate professionali di Sorrento, il numero 0 di “ItaliaFilmFest – Per il cinema italiano”, manifestazione che avrà luogo a Bari dal 12 al 17 gennaio 2009, promossa dalla Regione Puglia e organizzata dalla Apulia Film Commission. Anteprime di film italiani di prossima uscita, piu’ 15 lungometraggi in concorso (tra questi Gomorra e Il Divo, Il papà di Giovanna e Il passato è una terra straniera, Puccini e la fanciulla e Si può fare) distribuiti nel 2008 e selezionati dai maggiori critici, ma non solo: “In un periodo scelto appositamente, lontano dai grandi festival autunnali – prosegue Laudadio – ci proponiamo sì di offrire un ulteriore vetrina al cinema nazionale, ma ci collochiamo in un momento in cui è possibile sia ragionare in termini di bilancio per quello che riguarda l’annata appena conclusa e per tentare di fissare le regole del gioco dell’anno cinematografico appena iniziato”. Tra le molteplici iniziative, oltre alle retrospettive (dedicate per questa prima edizione a Ettore Scola e Ennio De Concini, sceneggiatore recentemente scomparso), anche Master Classes (con Sergio Rubini, Laura Morante, Davide Ferrario e lo stesso Scola), Seminari, Laboratori, Convegni ed Eventi Speciali (tra i quali la mostra sul Neorealismo curata dalla Fondazione Ente dello Spettacolo). “La Regione Puglia ha deciso di gettare il cuore oltre l’ostacolo – spiega il governatore Nichi Vendola – con un’intenzione deliberatamente politica: per contrastare l’idea che quando è tempo di vacche magre gli investimenti per la cultura vengano considerati un ‘vizio’. Questo è un grave errore, perché di fronte alla recessione quello che si è svelato è non solo il buco nero di un’economia malata, ma la prospettiva di un’economia sana che guarda anche alla bellezza dell’arte”.

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