Il bis di Vaporidis

"Notte prima degli esami 2 sarà un sequel atipico" ci rivela l'attore. Di nuovo al ciak con Fausto Brizzi
9 Ottobre 2006
Il bis di Vaporidis
Nicolas Vaporidis

Nicolas Vaporidis, 25 anni a dicembre, ha uno sguardo vivo e deciso. Padre greco, madre romana, deve il successo a Notte prima degli esami, il film rivelazione diretto da Fausto Brizzi, di cui oggi si comincia a girare a Roma il sequel.

Primo film Il ronzio delle mosche di Dario D’Ambrosi, poi Tredici a tavola di Oldoini. Un po’ di tivù, infine Notte prima degli esami
Ho fatto un provino per il ruolo di Riccardo, poi Brizzi mi ha visto come Luca. Il successo è stato entusiasmante, non ce l’aspettavamo, anche se la storia è molto bella, con attori che hanno cercato di dare il loro meglio. S’è creata una alchimia fra pubblico e cast, difficilmente eguagliabile. Non so se mi succederà ancora, anche se mi auguro di fare film sempre più belli.

E del sequel cosa ci racconti?
Ne sono orgoglioso. Vorrei dare più corpo a Luca usando dettagli che avevo tralasciato in un personaggio che mi ha dato tanto. Come gruppo siamo gli stessi, ma Carolina Crescentini sostituisce Cristiana Capotondi. Il film è scritto molto bene, Brizzi racconta in modo divertente, mai sopra le righe, sa fare una commedia pulita. Sarà un sequel atipico.

Nei mesi scorsi eri sul set di Last Minute Marocco di Francesco Falaschi, con Valerio Mastandrea e Maria Grazie Cucinotta.
Un film di ragazzi e genitori, quasi un road-movie ricco di equivoci tra romani vacanzieri e marocchini. Una sorta di Marrakesh Express.

Ti piace il tuo lavoro?
E’ la forma espressiva più vicina a me, oltre alla scrittura. Mi diverto a fare film, anche drammatici, posso immaginare vite che non potrei mai vivere. E’ come restare bambini in eterno.

E’ vero che sei parente di Trilussa?
Mia madre si chiama Salustri, come il poeta: era lo zio di mio nonno Nereo. Da lui, che ha fatto 45 anni di cinema, mi è venuta la passione, perché ci bazzicavo fin da piccolo. Ho voluto continuarne l’eredità.

Altri progetti per il futuro?
Vorrei cambiare. Mi sento stretto nel ruolo del diciottenne. Io appartengo a un’altra generazione, quella degli anni Novanta, che ancora godeva del gruppo in piazza, di altri valori. Oggi si vive solo di apparenza.

Cosa ti farebbe felice?
Un figlio. Magari non subito, ma potrei trasmettergli come si gioca in questo mondo. Ma ho già quello che mi serve, non sono infelice. Se penso ai bambini africani che ho adottato, alla gente in Iraq, quelli hanno motivi di tristezza, non noi. Certo, ho i miei problemi, però mi fa felice  tutto ciò che c’è di bello intorno a me. Del resto, la felicità è un scelta.

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