I migliori anni di Muccino

"Il film più grande che abbia mai fatto: è epico", dice il regista. Che racconta 40 anni di Italia con Favino, Santamaria, Rossi Stuart e Ramazzotti
I migliori anni di Muccino

(Cinematografo.it/Adnkronos) – La storia di quattro amici raccontata nell’arco di quarant’anni, dall’adolescenza all’età adulta, dal 1980 ad oggi, con “le storie personali di speranze, delusioni, successi e fallimenti che si muovono sullo sfondo della grande storia, quella che va dalla fine degli Anni di Piombo al Vaffa Day, passando per la caduta del Muro di Berlino, Mani Pulite e l’11 settembre 2001”. Gabriele Muccino approfitta dello stop forzato alle riprese del suo nuovo film I Migliori Anni, a causa dello sciopero indetto dalle troupe nell’ambito della trattativa per il rinnovo del Ccnl, per incontrare i giornalisti alla Casa del Cinema di Roma e raccontare il progetto di quello che definisce “il film più grande che abbia mai intrapreso nonostante abbia lavorato ad Hollywood: ha un’epicità che nessun mio film ha avuto”, sottolinea.

I quattro amici protagonisti della pellicola, che uscirà il 13 febbraio, prodotta da Lotus Production con Rai Cinema, sono Giulio (Pierfrancesco Favino), Gemma (Micaela Ramazzotti), Paolo (Kim Rossi Stuart) e Riccardo (Claudio Santamaria). Quattro ragazzi, cresciuti nel centro di Roma come il regista ma con estrazioni sociali diverse, che vedranno le loro vite evolvere in maniere e direzioni anche sorprendenti, tra delusioni e riscatti. “Il personaggio che fa da vero magnete della storia è Gemma, una ragazza smarrita e confusa ma anche piena di vitalità e con un bisogno compulsivo d’amore”, spiega Muccino.

Il film è “una grande storia di amicizia e amore, che cerca di raccontare gli italiani e come sono cambiati, ma senza nostalgia perché il racconto è fatto sempre al presente nelle diverse epoche. E anzi è un film pieno di speranza che guarda al domani pensando sempre che sarà migliore. Un grande affresco che racconta chi siamo, da dove veniamo e anche dove andranno e chi saranno i nostri figli. È il grande cerchio della vita che si ripete con le stesse dinamiche nonostante sullo sfondo scorrano anni e anche epoche differenti. È un film sulla ciclicità della vita”, aggiunge Muccino, che per la prima volta ha visto recitare in un suo film due dei suoi figli, Ilan di 16 anni e Penelope di 10. “Avevamo bisogno di due attori della loro età e li ho sottoposti a regolare provino prima di prenderli”, sottolinea il regista.

I Migliori Anni segna anche il debutto da attrice della cantautrice salentina Emma Marrone, che è Anna, la donna che diventerà la moglie di Riccardo (Santamaria). “Io vivo nella curiosità. Avevo cominciato ad osservare Emma su Instagram, l’ho sempre trovata interessante ed ha un volto molto cinematografico secondo me. Poi l’ho incontrata in un ristorante, l’ho osservata da vicino, l’ho sentita parlare e le ho parlato del film. L’ho sottoposta ad un provino in piena regola con cinque scene difficili. Ed ha avuto il ruolo per merito”, rimarca Muccino.

Muccino, che parla del film come di un racconto a metà tra commedia e film drammatico, dice di essersi ispirato al cinema che lo ha formato: “Il padre di questo tipo di racconto è Rodolfo Sonego”, dice parlando di uno degli sceneggiatori simbolo della commedia all’italiana, che ha scritto quasi tutti i film interpretati da Alberto Sordi, compreso Una vita difficile, che il regista cita a modello. Anche se il film da cui ha attinto di più, tanto da voler acquistare i diritti, è C’eravamo tanto amati: “Ci sono tre o quattro passaggi presi da lì. Sono un omaggio. Ma ho voluto pagare i diritti perché non volevo sembrasse un plagio. Ma non è assolutamente un remake”, tiene a precisare.

Poi spiega che, partendo dalla fine degli Anni Piombo e arrivando ai giorni nostri, “dall’impegno al qualunquismo politico”, il film “è in qualche modo anche politico ma – sottolinea il regista – non è schierato: le visioni progressiste o conservatrici vengono fuori attraverso i diversi protagonisti”. “Io alla fine racconto la mia vita”, dice il regista che è ’coetaneo’ dei protagonisti del film. Giunto a quattro giorni dalla fine delle riprese, Muccino, pur solidale con le troupe in sciopero (“condivido a prescindere le ragioni dello sciopero”), spera “che si trovi subito un punto d’incontro per poter concludere il film”.

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