Gomorra noire

"Il film non è sulla strage di Castel Volturno ma sul bivio tra legalità e criminalità in cui si trova chi vive in condizioni disperate", dice Guido Lombardi. In sala con la pluripremiata opera prima Là-bas - Educazione criminale
2 Marzo 2012
Gomorra noire
Là-bas - Educazione criminale

“La domanda principale che si pone questo film riguarda il bivio che molto spesso persone in difficoltà si trovano di fronte: quanto è facile optare per la criminalità quando le condizioni di vita sono così tragiche?”. Guido Lombardi, classe ’75, racchiude in questo interrogativo il cuore del suo esordio cinematografico, Là-bas – Educazione criminale, già vincitore del Leone del Futuro – Premio opera prima Luigi De Laurentiis e del Premio del pubblico Kino alla scorsa Mostra di Venezia, dove era passato alla Settimana Internazionale della Critica, che Cinecittà Luce porterà nelle sale (15 le copie) dal 9 marzo.
Girato e ambientato a Castel Volturno, a 30 km da Napoli, il film segue da vicino la vicenda di Yussouf (Kader Alassane), giovane immigrato di colore appena arrivato in quella che Saviano ha definito la “più africana tra le città europee”. Le prospettive sono nulle, nell’immediato c’è la possibilità di fare due soldi vendendo fazzoletti ai semafori insieme a Germain (Billy Serigne Faye). Oppure mettersi al servizio dello zio Moses (Moussa Mone), arrivando a gestire un traffico milionario di cocaina. E portando nel cuore le sorti della bella Suad (Esther Elisha), costretta a prostituirsi da padroni senza scrupoli. Fino all’impensabile, a quel 18 settembre 2008, quando un commando di camorristi travestiti da poliziotti irrompe in una sartoria di immigrati africani sparando all’impazzata e uccidendo sei ragazzi, ferendone gravemente un altro, Joseph Ayimbora, grazie alla testimonianza del quale è stato possibile arrestare gli esecutori della strage. Vissuto in regime di semi-protezione, Aymbora è morto due giorni fa, il 29 febbraio.
“La storia del film è nata tre-quattro anni prima rispetto al tragico evento di Castel Volturno – dice Lombardi – ma quando abbiamo saputo quello che è successo, anche insieme ai produttori, abbiamo deciso che non potevamo non inserirlo nel film. Di fatto, Là-bas nasce grazie all’intuizione dello stesso Kader Alassane, che aveva già fatto una parte in un mio corto e anni fa organizzava feste per africani sul litorale Domizio: chiamavano me per fare le riprese video, poi un giorno mi ha proposto l’idea di fare un film che raccontasse la difficile situazione degli immigrati in quelle terre”. Condizione che anche secondo Kader è al centro del film di Lombardi: “Quello che mi auguro davvero – dice Alassane – è che Là-bas venga visto soprattutto in Africa, perché si comprenda quanto siano irrealistici i sogni di chi, come fu per me, pensa di poter venire in Italia, in un paese democratico, per scoprire poi di trovarsi a sopravvivere in condizioni disumane. Credo davvero questo film possa servire più in Africa che qui”.
Prodotto dalla Eskimo di Dario Formisano, dalla Minerva Pictures Group di Gianluca Curti e da Figli del Bronx di Gaetano Di Vaio e Pietro Pizzimento, con il contributo di Rai Cinema, Là-bas – recitato in francese, inglese e in dialetto casertano, ha dovuto superare non poche difficoltà per essere realizzato: “Soprattutto di carattere istituzionale – racconta Di Vaio, a suo tempo intermediario tra Matteo Garrone e i territori per la realizzazione di Gomorra -, l’allora sindaco di Castel Volturno, Antonio Scalzone, oggi sotto inchiesta, non ci rilasciava i permessi per girare. Ma il lavoro di Guido è stato straordinario, per più di un anno si è recato sul territorio, e proprio grazie a questa tenacia ho imparato che quando ami qualcosa neanche i sacrifici più duri ti ostacolano”. Sacrifici che hanno portato il film ad ottenere anche una discreta visibilità a livello internazionale (vincendo il Flash Forward Award al Festival coreano di Busan e partecipando ad altre manifestazioni, da San Paolo a Villerupt, da Dubai a Goteborg), fino al recente mercato del Festival di Berlino, dove è stato acquistato per la distribuzione in Australia; sacrifici che, tuttora, non spaventano Guido Lombardi, alle prese insieme agli stessi produttori con la sua opera seconda, Take Five: “Sempre insieme a Gaetano Di Vaio, circa tre anni fa, pensavamo ad una bella storia da realizzare avendo scarse risorse. Il film sarà ambientato in un’unica stanza, all’interno cinque rapinatori, che poi diventeranno quattro, chiusi a litigare perché qualcosa è andato storto. Gli attori, oltre allo stesso Gaetano (che in Là-bas è il padrone-sfruttatore dell’autolavaggio, ndr) e al grande Peppe Lanzetta, saranno gli ex-galeotti Carmine Paternoster, Salvatore Striano (in sala da oggi con Cesare deve morire dei fratelli Taviani, ndr) e Salvatore Ruocco (il capoclan di Là-bas, ndr)”. Aspettando con estrema tranquillità il giorno in cui si presenterà, anche per lui, il fatidico “bivio”: continuare a realizzare film in cui si crede o cedere alle lusinghe di progetti mainstream? “Sono già stato contattato da Filmauro per realizzare Natale a Castel Volturno“, scherza Lombardi, che aggiunge: “In Italia è già di per sé difficilissimo riuscire a realizzare un film, per Là-bas ci sono voluti 5-6 anni. Le lusinghe del commerciale? Dove sono?”. Basterebbe proseguire sulla strada di un cinema “che si confronti con la realtà, urgente e necessario, per coniugare qualità e incassi”, sostiene Di Vaio, che conclude: “E’ una questione di vitalità, da contrapporre a stupidate come Benvenuti al Nord“.

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