Francesca della discordia

"Mi sembra una presa in giro", così il regista rumeno Bobby Paunescu sul ricorso della Mussolini contro il film. Procacci: "Pronti all'appello"
11 Novembre 2009
Francesca della discordia

“Non me l’aspettavo, mi sembra una presa in giro, una cosa allucinante”. Così il regista rumeno Bobby Paunescu commenta il ricorso d’urgenza al Tribunale Civile di Roma mosso dall’onorevole Alessandra Mussolini contro il suo Francesca, per la frase pronunciata da un personaggio: “La Mussolini, una troia che vuole ammazzare tutti i romeni” all’inizio del film.
Ricorso ex-articolo 700 presentato dalla Mussolini, così apostrofata per via delle sue arcinote esternazioni sul dna dei rumeni che conterrebbe la coazione allo stupro,  perché il film non esca in quella versione il 27 novembre con Fandango, in circa 25 copie. Nella prima udienza, lunedi’ 9, dopo le arringhe dei legali di Fandango e della Mussolini, il giudice del Tribunale Civile di Roma si è riservato ogni decisione dopo la visione del film, consegnatogli nell’occasione: la decisione è prevista a giorni.
“Ora la giustizia è stata chiamata in causa, ma trovo questo ricorso fastidioso. Comunque, il calore della stampa mi fa grande piacere e dà l’idea dell’importanza della situazione”, prosegue Paunescu, che sottolinea come la battuta della discordia sia “la voce della strada: ho cercato onestà ed equilibrio nel rappresentare le reazioni della società rumena, che per la maggioranza ama l’Italia, considerandola la Terra Promessa. E’ una minoranza, a sua volta razzista, quella che vi accusa di razzismo. La voce della strada è razzista perché reagisce a quel che sente in tv, per bocca dei politici, come la Mussolini e il sindaco di Verona (”di merda”, si dice nel film, NdR) che divengono voce dell’intero Paese”.
“Ma in Romania – aggiunge il regista – il razzismo è allo stesso livello che in Italia, e il film lo mostra. I rumeni sono razzisti innanzitutto nei confronti dei rom, considerati il capro espiatorio di tutti i mali, mentre lo sono decisamente meno nei confronti dell’Italia, che viceversa, come esemplifica Francesca, per l’80% non considera i romeni un problema”.
Protagonista l’intensa Monica Bîrladeanu, giovane maestra d’asilo rumena che sogna di emigrare in Italia alla ricerca di una vita migliore, il film trae ispirazione, a partire dal titolo, dalla vita della santa Francesca Cabrini, protettrice dei migranti: “La sua storia è incredibile, potrebbe essere il soggetto del mio prossimo film”, dice Paunescu, attualmente impegnato nella produzione di Aurora di Cristi Puiu e di Morgan, esordio di Marian Crisan, e conclude: “Come per Francesca, anche il mio sogno è vivere in Italia (dove ha vissuto a Milano fino all’età di 10 anni, NdR)”.
Se sull’esito del ricorso della Mussolini il filmaker preferisce non esprimersi: “Sono scaramantico”, viceversa Domenico Procacci di Fandango dice: “Non escludo, in caso di accoglimento del ricorso della Mussolini, di ricorrere in appello e rimandare l’uscita di Francesca per preservarne l’integrità. Ne discuteremo con Bobby, di certo quell’aggettivo non va inteso in senso letterale: è funzionale alla scena in cui è inserito. Non voglio giudicare chi è chiamato a giudicare né attribuire significati politici, ma qualsiasi forma di intervento censoreo è da considerarsi pericolosa, soprattutto in questo momento in cui c’è pochissima tolleranza”.

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