De Sica, un papà a Rio

"Sono un palazzinaro a cui il figlio lo mette in quel posto", dice l'attore. Che festeggia il suo 25° film di Natale
26 Settembre 2008
De Sica, un papà a Rio

“Cortina, 1983, mio figlio Brando aveva 3 mesi: sono passati 25 anni da quelle prime Vacanze di Natale, ed eccoci qui a Rio”. Con il produttore Aurelio De Laurentiis, Christian De Sica è il campione dei cinepanettoni Filmauro: in 25 anni non ne ha mancato uno. Ora con Natale a Rio è tempo di svolta: “Sono stato bamboccione, cascamorto e fedifrago, ora divento papà, un genitore a cui un figlio più bonadonna di lui lo mette in quel posto…”. Per De Sica è il terzo appuntamento natalizio con Massimo Ghini: “Siamo due cavalli padronali, due Don Chisciotte senza Sancho Panza, ma c’è una bella alchimia, senza prepotenza”. Nato attore brillante – “Non sono un comico tout court, infatti faccio tantissime prove, a differenza di Boldi” -, De Sica veste qui i panni del “classico padre misogino, rozzo, ignorante e analfabeta, un palazzinaro romano in trasferta godereccia a Rio”.
Molto contento di condividere il set con i giovani Ludovico Fremont ed Emanuele Propizio (“Come i loro coetanei, sono privi di sovrastrutture, e mi affascinano: Lele me l’ha presentato Luchetti, è bravissimo”), De Sica fa i complimenti a Luigi de Laurentiis: “Non ha nulla da invidiare a suo padre, per montare una cosa del genere a Rio ce ne vuole. Certo, dobbiamo girare in un determinato periodo, se no ad Aurelio porta sfiga…”.
Da un padre all’altro, per sgombrare il campo dalle polemiche che accompagnano i cinepanettoni: “Anche per mio padre Vittorio era così, perché aveva fatto Pane, amore e fantasia e addirittura Pane, amore e Andalusia. La differenza tra lui e Rossellini? Mio padre, oltre a Ladri di biciclette e Miracolo a Milano, faceva altro, e qualcuno non glielo perdonava”. Proprio il rapporto con Vittorio De Sica è al centro dell’autobiografia di Christian, Figlio di papà, con tanti aneddoti sul quattro volte premio Oscar raccontati come sketch, in uscita a fine ottobre per Mondadori.
Dalla carta allo schermo, tanti i progetti che attendono De Sica: da “un episodio in un film comico che vuole fare Paolo Sorrentino” a Nine, il musical felliniano di Rob Marshall: “Mi voleva per un personaggio da 24 pose, ma non potevo per Natale a Rio. Ora mi ha detto di averne scritto uno di due pose solo per me, vedremo…”, fino ad Amici miei ‘400, “che Neri Parenti preme per fare dal ‘93”. In attesa di ritrovare sullo schermo il cognato Carlo Verdone nel 2011 – “E’ venuto il momento, se aspettiamo ancora un po’ saremo pronti per Odissea nell’ospizio” -, il prossimo film di De Sica sarà il drammatico L’età dell’oro di Antonello Grimaldi, tratto dal romanzo di Edoardo Nesi e prodotto da Fandango. Ma per ora è ancora Rio: “34 anni fa muovevo i primi passi da showman tra Caracas e Rio, dove ho vissuto la stagione d’oro della bossanova: Tom Jobim, Vinicius… Rio è la città più simile a Napoli e Capri che conosca, gli abitanti sono molto affettuosi. Normale che tanti italiani vengano qui: si mangia alla grande, donne pazzesche, spiagge splendide”.
Da ultimo, un ringraziamento ai fan: “A Roma mi fermano per strada, mi dicono “bella Cri”: una dimostrazione di affetto che non ho mai visto fare a nessuno, eccetto forse mio padre”.

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