C’era una volta Hollywood

"Gli studios? Ai miei tempi erano l'inferno", dice Stewart Stern. Lo sceneggiatore di Gioventù bruciata a Roma per il doc su Nicholas Ray
29 Ottobre 2011
C’era una volta Hollywood

Sceneggiatore di Gioventù bruciata, Stewart Stern è tra i testimoni più autorevoli interpellati da Francesco Zippel nel suo documentario Hollywood Bruciata – Ritratto di Nicholas Ray, presentato ieri sera in anteprima mondiale al Festival di Roma a 100 anni dalla nascita del grande regista americano (sarà trasmesso in Prima Tv su sul canale digitale Studio Universal, il 7 novembre alle 21.15). Stern, che ha incontrato i giornalisti poche ore prima della presentazione del film, è una fonte preziosa di aneddoti della vecchia Hollywood.
Negli anni ’50 gli studios per uno sceneggiatore erano l’inferno, tanto il lavoro quanto i capi. “Jack Warner era un mostro e aveva simpatie razziste. Disprezzava chiunque”, è il primo affondo di Stern, 90 anni compiuti nell’agosto scorso. “Fu James Dean – ricorda – a rompere col supino rispetto per il capo. Un giorno staccò il nome di Warner dalla porta per metterlo su quella del bagno degli uomini, e viceversa”. E continua: “Nell’ufficio del grande capo iniziarono a entrare uomini con i pantaloni sbottonati. La segretaria di Warner urlava di continuo”.
Stern racconta di una strana telefonata ricevuto una notte da Dean. L’attore era fuggito dal set di Gioventù bruciata: “Non parlava, muggiva. Jimmy non si fidava di Nicholas Ray e aveva deciso di rifugiarsi dall’amico Stewart”. La cosa si risolve. Il ribelle viene convinto a tornare sul set. Il primo che va a salutare è proprio Stern: “Entra nel mio squallido ufficio dipinto di un verde che ti auguri di non vedere mai più in vita tua, fissa la parete e inizia a descrivere un quadro, Guernica, che non c’era. Poi si ferma e dice: I’m back”.
“Hollywood non esiste più – continua il vecchio sceneggiatore -. E’ solo uno spazio dove si fanno film”. Anche se, concede, “è migliorata a livello umano”. Gli intoccabili di oggi? “Di Caprio sotto l’egida di Scorsese, Damon, e Clooney che fa da solo un mini-studios”. L’unica cosa che Stern può dire di loro è che “non trattano male i loro collaboratori”. Ai suoi tempi era tutto diverso: “Jack Warner posava la cenere del sigaro sulla testa dei suoi autori mentre erano a mensa”. Ma c’era più professionalità allora: “Oggi nelle riunioni di produzione regna l’ignoranza”.

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