Bray, ministro di lotta e di governo

"Alla Mostra di Venezia gli Stati Generali del cinema italiano, sì all'eccezione culturale e al tax credit senza scadenze": dalla Croisette, l'impegno del titolare del MiBAC
21 Maggio 2013
Bray, ministro di lotta e di governo
Il ministro dei Beni culturali Massimo Bray

“Vorrei fare gli Stati Generali del cinema italiano alla Mostra di Venezia, perché la cultura merita risposte dalla politica”. Parola e impegno del ministro dei Beni e Attività culturali Massimo Bray, presente a Cannes per tenere a battesimo un nuovo fondo di co-produzione Italia e Francia e assistere questa sera al film di Paolo Sorrentino La grande bellezza, in Concorso alla 66esima edizione del festival. La convenzione tra la Direzione Generale Cinema del MiBAC e il Centre National du Cinéma et de l’Image Animée francese ha per oggetto un nuovo fondo congiunto per lo sviluppo di sceneggiature franco-italiane (ovvero con un produttore italiano e un produttore francese): Bray è intervenuto con l’omologo francese Aurélie Filippetti, firmatari il Direttore Generale per il Cinema Nicola Borrelli e il Presidente del CNC Eric Garandeau, mentre Claudia Cardinale ha fatto da testimonial, ricordando la lunga e felice storia della collaborazione tra cinema italiano e francese. Incontrando la stampa, Bray ha parlato di “eccezionalità del cinema italiano: dobbiamo tenere insieme tutte le professionalità, io sono qui per ascoltare e ricevere soluzioni condivise, a partire dagli Stati Generali del cinema che vorrei mettere in cantiere a Venezia durante il festival”. Ai produttori ha già assicurato “l’impegno a togliere la scadenza attualmente fissata a tre anni del tax credit, perché impedisce la programmazione degli investimenti nel medio periodo”. Soddifatto Riccardo Tozzi, presidente dei produttori dell’Anica, che però ricorda come “il taglio del Fus sommandosi al disimpegno cinematografico di Mediaset renda difficile e complessa la situazione del nostro sistema”. Infine, Bray ha ribadito il suo impegno in favore del mantenimento dell’eccezione culturale, ovvero l’esclusione del comparto culturale e dell’audiovisivo dai negoziati sul mercato unico Usa-Europa, previsti per il mese prossimo. Una posizione in sinergia con la Filippetti e Grandeau, nonché 5mila autori del cinema europeo (firmatari di una petizione ad hoc), tra cui Michael Haneke, Wim Wenders, Costa-Gavras e Pedro Almodovar, ma attualmente non condivisa dalla Commissione europea: “Non ho parlato con Barroso, ma il mio non è un convincimento ideologico, credo davvero che il mantenimento dell’eccezione culturale possa giovare all’intera Europa. Del resto, serve una politica culturale comunitaria”.

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