(Cinematografo.it/Adnkronos) - La Weinstein Company, la società che fa capo al produttore Hervey Weinstein travolto dagli scandali delle molestie sessuali, non avrebbe altra scelta che presentare istanza di fallimento dopo il fallito tentativo di vendita.

Lo scrivono i media americani riportando una dichiarazione del Consiglio d’amministrazione della società: "Anche se siamo consapevoli che si tratta di una scelta profondamente infelice per i nostri dipendenti, per i creditori e per qualche altro, il consiglio non ha altra scelta che cercare l’unica opzione praticabile per massimizzare il valore residuo dell’azienda: una procedura di fallimento".

Il potente produttore hollywoodiano, travolto dalle accuse di abusi sessuali, era stato espulso dalla società lo scorso

ottobre. L’azienda e i suoi fondatori, Harvey Weinstein e il fratello Bob, sono stati ripetutamente accusati di violazione delle leggi sulla discriminazione di genere, di molestie sessuali e coercizione. Ma Weinstein, attualmente in terapia, nega di aver fatto sesso senza il consenso dell’altra parte.

Secondo quanto riferisce la stampa americana, la prevista vendita dell’azienda a un gruppo di investimento sarebbe fallita due settimane fa dopo una nuova accusa nei confronti della Weinstein Co., lanciata dal procuratore generale di New York, Eric Schneiderman. Di conseguenza, la società guidata da Maria Contreras-Sweet, che in passato aveva lavorato per l’amministrazione di Barak Obama, si sarebbe tirata fuori dalle trattative.