Zuppa di pesce

ITALIA - 1991
In una grande villa in riva al Tirreno vive l'anomala famiglia di Isabella Ragonelli: la madre Caterina, già moglie di un caduto in Russia nel corso della Seconda Guerra Mondiale, con la figlia Anna, poi unitasi ad Alberto Raganelli, stravagante produttore cinematografico, più i due figli di costui, Lello e Giulio, avuti dalla prima moglie. Alberto, che alterna buoni successi a momenti difficili (mancanza di finanziamenti, sequestri), è un patriarca bizzarro, che passa tranquillamente dalle grida e ceffoni a tenerezze e allegria. Il rapporto di Isabella con il padre è pieno di spigoli: lei crescerà, assisterà a liti e riappacificazioni, vivrà le sue avventurette di amore, soffrirà per la morte (un incidente) di Lello ma, diventata adulta, potrà rinnovare la propria vita dedicandosi a quel cinema che il padre amava tanto, tra fallimenti e successi negli anni fortunosi dell'Italia del boom.
  • Durata: 102'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: NORMALE A COLORI
  • Produzione: PAFFAELLO MONTEVERDE PER LEADER CINEMATOGRAFICA, RAIDUE IN ASSOCIAZIONE CON FRENCH PRODUCTION
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE ITALNOLEGGIO SACIS (1992) - VIDEO CLUB LUCE, GRUPPO EDITORIALE BRAMANTE (CINECITTA')

CRITICA

"Zuppa di pesce è un discreto film di memoria familiare che avrebbe potuto essere un ottimo film di memoria cinematografica." (Gabriella Giannice, 'Il Giornale')

"Nonostante la frammentarietà narrativa e il procedere a singhiozzo, nel film convergono molti motivi d'interesse." (Enzo Natta, 'Famiglia cristiana')

"Il film, tenero, divertente e malinconico soffre dell'interpretazione di Philipe Noiret, inadatto alla parte del padre e distratto." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa')

"Una Chiara Caselli al meglio dei suoi moduli espressivi: con naturalezza totale. Le dà la replica addirittura Philipe Noiret che disegna quasi solo dall'interno un carattere di salda statura psicologica." (Gian Luigi Rondi,
'Il Tempo')

"Fiorella Infascelli, è una regista vera, ha il tocco, la strategia della raccontatrice, è una donna che della propria sensibilità femminile non fa nè un complesso nè una maniera." (Valerio Caprara, 'Rivista del cinematografo')
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