Wittgenstein

GRAN BRETAGNA - 1993
Wittgenstein
Ludwing Wittgenstein nato nel 1889 a Vienna è l'ultimo di nove figli: tre dei suoi fratelli sono scomparsi per suicidio, il quarto, Paul, ha acquisito una buona reputazione come pianista malgrado abbia perso un braccio durante la prima Guerra Mondiale. Distintosi a Cambridge come brillante allievo di Bertrand Russel, col quale condivide le idee politiche di sinistra e l'amore per le strutture logico-matematiche, Ludwig si arruola come volontario nella Grande Guerra, nonostante l'opposizione della famiglia. Poi si dedica all'insegnamento, ma fallisce nel suo compito di docente in quanto si scopre incompreso dai suoi allievi. Spinto dalla sua passione per l'Unione Sovietica, compie il tentativo, frustrato, di recarsi colà come operaio confortato dall'amicizia col depravato ed intelligentissimo Maynard Keynes. Il ripudio delle sue prime costruzioni filosofiche sviluppate nel "Tráctatus", i sensi di colpa che l'omosessualità gli provoca, la rottura con Bertrand Russel, che lo accusa di contagiare i giovani studenti con le sue idee, un inesprimibile disagio ed un vuoto nichilista crescente ed insopportabile lo portano, con il tumore alla prostata, alla prematura fine.
  • Durata: 75'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Produzione: BFI PRODUCTION - BANDUNG
  • Distribuzione: MIKADO FILM - MONDADORI VIDEO, DVD: DOLMEN HOME VIDEO

NOTE

- REVISIONE MINISTERO AGOSTO 1993.

CRITICA

"Com'era prevedibile difatti 'Wittgenstein' insiste sulla lotta contro una omosessualità mai accettata (e mai provata, a dire il vero), vista anche come emblema dell'impossibile conciliazione fra il corpo e lo spirito. Ma se la letteratura è volutamente faziosa, il gioco delle scene, dei costumi, delle battute è irresistibile. E Jarman, sulla scorta di una sceneggiatura firmata da un accademico eterodosso come Terry Eagleton (in uscita da Ubulibri) riesce anche a farci intuire le tappe di un pensiero in continua evoluzione. 'Mi sarebbe piaciuto scrivere un libro di filosofia fatto solo da scherzi, ma non ho humour', dice Wittgenstein sul letto di morte. In questo senso il film di Jarman è, anche, una specie di risarcimento". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 24 ottobre 1993)

"Affidandosi alla mediazione di ottimi interpreti, tra i quali spicca il lapidario Karl Johnson, Jarman sa alludere con grazia alla sostanza del discorso scivolando da un aforisma a una citazione musicale, da uno spunto poetico a un atto di dolore. Eppure suggellato dall'ultimo respiro del protagonista il film è attraversato da una strana gaiezza; la stessa che fece dire al tormentatissimo Wittgenstein sul letto di morte: 'Ho avuto una vita meravigliosa'." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 1 ottobre 1993)

"Ci sono delle bizzarrie - un piccolo marziano tutto verde che discetta di filosofia con il protagonista, e l'alternarsi spesso senza ordine cronologico di passato e presente in qualche passaggio di generale confusione - ma le immagini e la loro novità stilistica riscattano tutto, specie quando la biografia, pur non di rado discutibile nelle sue motivazioni e nei suoi approdi, si incendia di una serie di aforismi tutti godibili e non solo intellettualmente. In fondo, nonostante i molti filosofi che si incontrano e l'adesione totale di Wittgenstein alla filosofia, la sua vita non ha mai niente di pesante né di accademico: è un fuoco di artificio, che il cinema esprime con eguale incandescenza. Il protagonista è Karl Johnson, che non a caso era Ariel nella 'Tempesta' di Jarman, Bertrand Russell è Michael Gough, la sua amica lady Ottoline Morrell e Tilda Swinton, partecipi anch'essi, da anni, del cinema di Jarman." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 2 ottobre 1993)
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