Welcome

FRANCIA - 2009
Bilal, un ragazzo curdo di 17 anni, lascia l'Iraq per ritrovare la sua fidanzata emigrata con la sua famiglia a Londra. Ma il viaggio attraverso l'Europa e la sosta in Francia saranno tutt'altro che semplici e di breve durata.

CAST

NOTE

- PRESENTATO AL 59. FESTIVAL DI BERLINO (2009) NELLA SEZIONE 'PANORAMA'.

- PRESENTATO AL 27. TORINO FILM FEST (2009) NELLA SEZIONE "FESTA MOBILE - FIGURE NEL PAESAGGIO".

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2010 COME MIGLIOR FILM DELL'UNIONE EUROPEA.

- NASTRO D'ARGENTO EUROPEO 2010 A VINCENT LINDON. IL TITOLO E' NELLA LISTA DEI CANDIDATI COME MIGLIOR FILM EUROPEO.

CRITICA

Dalle note di regia: "Il tema trattato è molto vicino a noi. Penso sia una buona cosa che il cinema riesca a descrivere da un punto di vista a lui del tutto sconosciuto il Paese in cui un individuo vive."

"'Welcome', regia sapiente e profonda di Philippe Lioret, interpretazione come sopra di Vincent Lindon. Faccia storta e schiena dritta, icona di dolce forza e sensibile fragilità, quest'ultimo è un istruttore di nuoto che si trova il caparbio Bilal - rifugiato clandestino curdo irakeno - come allievo. Vuole attraversare la Manica a nuoto - siamo a Calais -, per raggiungere l'amore della sua vita. E Vincent lo aiuta perché spera di riconquistare la moglie e, forse, perché un figlio gli è mancato. Una storia d'amore, ma anche politica, sentimentale e militante. Attraverso un'avventura ai confini della realtà, ma neanche tanto visto che un tentativo di traversata è avvenuto, entriamo nella selva di pregiudizi scivolosi e rabbia repressa, di una legge che, come dice lo stesso Lindon, rende reato «lo stare su questo mondo, ma su altri confini rispetto a quelli in cui sei nato, e l'aiutare chi è in difficoltà». E già, perché a Calais se ospiti o sfami un clandestino, puoi pagare 30mila euro di sanzione e andare in carcere anche per cinque anni. Welcome dice tutto questo, e anche molto di più. E per fortuna Teodora l'ha fiutato per tempo e l'ha preso per l'Italia, dove questo racconto sarà istruttivo e lacerante. Perché di Calais, nel nostro paese, ce ne sono tante, troppe." (Manlio Dolinar, 'Liberazione', 10 febbraio 2009)

"Nel ricondurre il dramma sociale dell'emigrazione clandestina in Europa a un dramma individuale, Lioret ha saputo toccare la corda del cuore e rappresentare senza esagerazioni il risvolto della xenofobia, che è poi la paura verso chi è spinto da un'altra paura. Non per questo si devono aprire le frontiere a chi non ne ha diritto, ma la tragedia - come sempre - non è quando c'è chi ha torto e chi ha ragione, ma si oppongono due ragioni egualmente rispettabili: quella di chi ha sudato ciò che ha contro quella di chi, a sua volta, vuole avere qualcosa. Ogni semplificazione, che riduca l'immigrato clandestino all'invasore o che lo promuova a liberatore, sfocia nell'utopia oggi, nel sangue domani. Con 'Welcome', titolo ironico, Lioret ha colto l'essenza del problema." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 8 febbraio 2009)

"Difficile trovare titolo più ironico e amaro per un film secco ed efficace come pochi, che concentra una tragedia dei nostri giorni in un pugno di figure e conflitti tanto essenziali da togliere davvero, rieccoci, il respiro. Che un film così incassi 20 milioni di euro in Francia è forse una magra consolazione. Ma è già qualcosa." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 11 dicembre 2009)

"Un road movie eccellente, e ancora più ostinato e tragico, nonostante una intrecciata storia d'amore quasi a happy end, 'Welcome', del francese Philippe Lioret. (...) Il genere dramma dell'immigrazione dominante in Europa da qualche anno è spesso l'occasione per nascondere, dietro un plot edificante, ipocrisie e razzismi camuffati e riscodellati furbescamente. Ma questa volta il sistema di attese e stereotipi è fatto esplodere dalle passioni vere. Inoltre i due veri elementi che si scontrano nel film sono l'energia vitale delle popolazioni che cercano una nuova terra per vivere, contro la mortifera, stagnante autoconservazione del continente, a dispetto dei tappetini che pongono davanti alle porte dei loro appartamenti (con su scritto appunto, 'Welcome'). Una gabbia in cui sono costretti non solo i clandestini a cui sono dedicate apposite leggi (e in questo almeno in Italia la legge prevede che i minorenni siano accolti, nutriti e fatti studiare) ma una serie di lacci costringe anche gli abitanti del luogo, sottoposti alla vigile attenzione dei vicini, alla sorveglianza poliziesca, alle regole matrimoniali e del lavoro. E le famiglie emigrate, che portano dietro come un fardello usi e costumi da cui è impossibile derogare. Vincent Lindon appare nella parte di Simon come qualcuno che ne ha prese tante dalla vita, ma ne ha date altrettante, chiuso in se stesso proprio come un Jean Gabin dei nostri tempi. In qualche scena addirittura gli somiglia e il confronto con il giovane Firat Ayverdi pone in una giusta dimensione il vecchio e il nuovo mondo." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 11 dicembre 2009)

"Tuttavia il vero pregio di 'Welcome' è nella capacità di Lloret di assorbire le problematiche all'interno di una ben congegnata struttura drammaturgica, creando personaggi di sfumato spessore esistenziale con cui pian piano entriamo in un contatto di partecipazione umana, che va ben al di là di ogni discorso militante." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 11 dicembre 2009)

"'Welcome' di Philippe Lioret è un film che in Italia non saprebbe fare nessuno. E il paragone non vuole essere il solito 'cahiers de doleances' dei difetti nostri e dei pregi altrui. Il punto è che di fronte al tema 'immigrazione', come per qualsiasi tema etico delicato, agli italiani, quelli bravi che hanno studiato storia, cinema e sociologia, mancano gli attributi. Lioret, invece, propone una versione di cinema contemporaneo militante che sa di autentica immersione nel reale. Una documentazione altamente antispettacolare del vero per mostrare l'angoscia, la fuga, l'inferno dei migranti. La macchina da presa di Lioret non dà mai segni di cedimento: prende una giusta distanza dai soggetti, sembra non invadere e/o condizionare lo spazio dell'inquadratura, fino ad amalgamarsi coi corpi e i luoghi ripresi (si veda il ricorrente esterno spiaggia davvero ispirato). I tre sceneggiatori (lo stesso Lioret, Emmanuel Courcol e Olivier Adam) disegnano una robusta linea principale di dialogo tra Simon e Bilal: dapprima maestro con allievo, poi padre con figlio, infine mimesi tra adulti innamorati di due donne che paiono irraggiungibili. Quest'atmosfera malinconica che permea un presente amaro per Simon e disperato per Bilal, diventa naturale fronte comune davanti ai soprusi della polizia e alle delazioni dei vicini di casa. Perché il sadismo della nuova legge francese anti immigrazione prevede pene severe anche solo per chi rifocilla, senza permesso delle autorità, un clandestino. 'Welcome' è così uno sfregio bello grosso alla gabbia dei pregiudizi sociali; cinema intenso, compatto, politico, mai rinunciatario. Tra guardie giurate di colore che spintonano 'fratelli' clandestini di colore fuori da un supermercato e un presidente della repubblica francese che appare in tv dicendo: "mi assumo ogni responsabilità di ciò che ho detto e fatto". Ad ogni paese la sua bella faccia di bronzo. E le sue intense, tragiche facce di abbronzati." (Davide Turrini, 'Liberazione', 11 dicembre 2009)
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