Una coppia perfetta

A Perfect Couple

USA - 1979
Alex (numero 207) è il maturo rampollo di una famiglia di antiquari greci rigorosi e tradizionalisti diretti dal padre-padrone Panos Theodopoulos. Sheila (numero 312) vive in comunità con i membri del gruppo musicale "Salviamoli per strada". I numeri 207 e 312 sono quelli attribuiti ai due da un'agenzia matrimoniale. I primi appuntamenti fra Sheila e Alex sono, nonostante qualche equivoco, incoraggianti...
  • Durata: 109'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85), PANAVISION, DE LUXE
  • Produzione: ROBERT ALTMAN PER LIONS GATE FILM
  • Distribuzione: FOX BALMAS - DVD: 20THE CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT (2009)

CRITICA

"Reso fin troppo sicuro di sé dal successo di 'Nashville' e di 'Un matrimonio', Dio solo sa quanto meritato, Robert Altman va tanto di corsa da inciampare più spesso di quanto vorrebbero i suoi estimatori. Sei mesi fa ci deluse con 'Quintet', oggi ci intriga con un filmino cortese ma di breve respiro, ben fatto ma senza squilli [...]. "Simpaticamente arguto nella pittura dei costumi (da una parte la grottesca severità della tradizione, dall'altra l'anticonformismo dei giovani cantanti girovaghi), 'Una coppia perfetta' è uno scherzo molto sentimentale, d'un ottimismo molto hollywoodiano, in cui però riecheggiano temi e strumenti propri di un Altman che non smette di vedere l'America d'oggi come una recita di stramberie, e ha sempre qualche idea felice (qui, per esempio, la 'coppia imperfetta' che fa da contrappunto ad Alex-Sheila e può adombrarne il destino). Siamo però in una sorta di 'musical' con le unghie ben limate e l'ugola un po' roca. Benché i ritrattini siano pitturati con cura, e l'ironia non venga mai meno - ma agli altmanisti non sfuggirà il senso di una nota funebre, ancora una volta funzionale al tragicomico paesaggio - il film è infatti piuttosto lontano dalle attese. C'è poco da fare: l'ultimo Altman che si ha voglia di rivedere è 'Tre donne' [...] ." (Giovanni Grazzini, 'II Corriere della Sera')

"L'idea originaria era di scrivere 'una semplice storia d'amore tra due persone molto diverse'. Ma, pur restando le persone diverse come potevano esserlo gli ispiratori dell'idea, Paul Dooley e Marta Heflin, rispettivamente padre e damigella della sposa in 'Un matrimonio', che la storia restasse semplice era da dubitarsi poiché a concepire l'idea era stato Robert Altman, autore e regista complesso anche nella spontaneità. Comunque, semplice o complesso, ecco il film, 'Una coppia perfetta', che alcuni tratti deriva da 'Un matrimonio', ma altri da 'Nashville': essendovi dunque presenti sia l'Altman più criticamente satirico sia l'Altman più realisticamente osservatore di certi aspetti della società americana. E si tratta, in ogni caso, di un film molto gradevole, pur se i suoi motivi di fondo, al di là di quel che può essere 'Le plaisir d'une occupation inutile', sinceramente ci sfuggono [...] Alex e Sheila compongono, nell'interpretazione del Dooley e della Heflin, una coppia volutamente imperfetta dal punto di vista dell'estetica, ma assai intonata per sense of humour e garbo espressivo [...]. " (Guglielmo Braghi, 'II Messaggero')

"Se fosse un film di un regista qualunque diremmo che è un film qualunque. Ma 'Una coppia perfetta'' porta la firma di Robert Altman, che avevamo salutato prima e dopo 'Nashville' come il maggior regista americano degli anni '70. Avevamo sbagliato? Diciamo piuttosto che il maestro è in fase di stanca: 'Un matrimonio' era un affresco dissestato, 'Quintet' non andava oltre le promesse di un'ambientazione suggestiva. In 'Una coppia perfetta' Altman gioca sui toni della commedia leggera quando nessuno ci crede più, fa un film di
attori senza attori, tenta invano di dare qualche sottinteso a una storiella che Camerini nel '35 avrebbe scartato come troppo futile. [...] 'Una coppia perfetta', che comincia con un concerto sinfonico alla Hollywood Bowl interrotto dalla pioggia, si snoda attraverso le divertenti esibizioni del complesso fino a un concertone finale che ricorda le ipocrite riconciliazioni degli anni '30: sinfonisti e rockers tutti insieme sullo stesso podio. Mossi da reciproca curiosità, i due protagonisti si incontrano e scontrano in una serie di battibecchi, amplessi interrotti, equivoci e situazioni canoniche della commedia sociologica: c'è anche una nota funebre, la morte di una mite sorella di Alex. Paul Dooley e Marta Heflin (nipote di zio Van) sono bravini, soprattutto lei che è magra e spiritata, una nuova edizione di Shelley Duvall: ma non arrivano a formare la coppia rivelazione che avrebbe giustificato il film." (Tullio Kezich, 'La Repubblica)

"Un film di Robert Altman, ma non certo fra i suoi migliori. Due temi a intreccio, quello solito dei 'cuori solitari' che cercano compagnia tramite una agenzia matrimoniale e uno tutto musicale sulla scia alla lontana di 'Nashville'. Il tema dei 'cuori solitari' parte da uno spunto curioso, tipico dello spirito di osservazione di Altman, l'agenzia che gli fa da cornice, non una di quelle tradizionali che si ritrovano anche nel film di Lelouch, ma una di stampo tutto tecnologico e avveniristico, con videocassette e 'computers' per favorire incontri, ricerche e valutazioni 'scientifiche' di dati. [...] E' l'unica vera conciliazione, però, perché le musiche, con la loro intenzione scoperta di avere un ruolo preponderante nella storia anche se sono spesso gradevoli da ascoltarsi, sopraffanno i personaggi e la logica di molte loro vicende e i personaggi, da! canto loro, condotti a muoversi con ritmi e cadenze quasi musicali, non di rado anche a tempo di rock - 'uno scherzo allegro a passo di corsa' aveva definito Altman il film proprio su queste colonne - sfiorano in più momenti il marionettismo, con un'esuberanza esteriore che rischia di ricordare più d'una volta certe vecchie e superate commedie hollywoodiane, con indulgenze magari per il 'musical'. Non è un delitto, naturalmente, ma da un autore della tempra di Altman è legittimo attendersi molto di più; soprattutto dopo quel fumoso e discutibile 'Quintet' cui i suoi estimatori - e io sono tra questi - avrebbero preferito seguire qualcosa di più saldo; per avere una rivincita [...]." (Gian Luigi Rondi, 'II Tempo')
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