Un mondo nuovo

FRANCIA - 1965
Un mondo nuovo
In occasione di un ballo universitario, Anne, una ventenne venuta dalla provincia francese a studiare a Parigi, e Carlo, un giovane fotografo italiano ventiduenne a caccia di volti insoliti, si incontrano per caso. L'eccitazione data dall'atmosfera spensierata che regna nella sala da ballo induce i due ragazzi ad appartarsi e ad avere un rapporto sessuale. Nei giorni successivi nessuno dei due riesce a dimenticare l'altro: in Carlo si è radicata profondamente la dolce immagine della donna, mentre Anne spera ardentemente di rivedere il giovane poiché è rimasta incinta. Quando si ritrovano, Carlo dimostra un sentimento ostile nei confronti del bambino che Anne attende. Non vuole che nasca ora, in questo mondo avverso, e induce la donna ad abortire. Quando Anna sta per sottoporsi all'operazione, però, in lei si ridesta vivissimo il senso della maternità, prende coscienza della propria funzione e assumendosi nuove responsabilità, decide di non rinunciare al bambino con la speranza di essere perdonata da Carlo per non aver seguito il suo consiglio.
  • Altri titoli:
    A Young World
    Un monde nouveau
  • Durata: 84'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA, BETA DIGITALE
  • Produzione: RAYMOND FROMENT PER TERRA FILM, LES PRODUCTIONS ARTISTES ASSOCIES (PARIGI), SOL PRODUZIONE - COMPAGNIA CINEMATOGRAFICA MONTORO (ROMA)
  • Distribuzione: DEAR - UNITED ARTISTS (1966)
  • Vietato 18

NOTE

- PRESENTATA ALLA 65. MOSTRA DI VENEZIA (2008) NELLA RETROSPETTIVA "QUESTI FANTASMI: CINEMA ITALIANO RITROVATO (1946-1975)" LA VERSIONE INTEGRALE CON IL REINSERIMENTO DEI TAGLI DI CENSURA DELLA CINETECA NAZIONALE.

CRITICA

"(...) In questo film De Sica e Zavattini rincorrono invano quello che fu uno dei cardini del neorealismo: la lotta dell'uomo contro le avversità della vita, il momento decisivo delle scelte decisive, l'accettazione del sacrificio (...). (...) Ma il limite è rappresentato proprio dalla mancata messa a fuoco di questo mondo che circonda i due protagonisti (...) i quali si muovono in una dimensione vaga e in un ambiente appena abbozzato (...). Il film è inoltre gracile ed esile nella sua struttura narrativa. Diretto (...) con poca convinzione, si dipana stancamente (...) in attesa della soluzione finale (...)." (Enzo Natta, "Cineforum", n.60, dicembre 1966)
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