Un figlio

Bik Eneich

TUNISIA, FRANCIA, LIBANO, QATAR - 2019
3/5
Un figlio
Estate del 2011. Farès, Meriem e il loro figlio Aziz di nove anni formano una moderna famiglia tunisina con un passato ricco. Durante un viaggio nel sud della Tunisia, la loro auto viene presa di mira da un gruppo terroristico e Aziz viene gravemente ferito e ha bisogno di un trapianto di fegato urgente. Questo evento rivelerà un pesante segreto di famiglia.
  • Altri titoli:
    Un Fils
    A Son
    Un figlio
  • Durata: 96'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP (1:2.39)
  • Produzione: HABIB ATTIA, MARC IRMER, CHANTAL FISCHER
  • Distribuzione: VALMYN, I WONDER IN COLLABORAZIONE CON LA FONDAZIONE CULTURALE NIELS STENSEN (2022)
  • Data uscita 21 Aprile 2022

TRAILER

RECENSIONE

di Cristina Matteucci

Quanto è progressista e quanto ancora attaccata ai valori della società patriarcale la Tunisia odierna? Un tragico incidente è il pretesto che permette al primo lungometraggio del regista tunisino Mehdi Barsaoui, Bik Eneich,in Sezione Orizzonti di Venezia76, di raccontare la storia di una famiglia (e di un paese) dove la modernità stenta ad affermarsi.

Fares e Meriem sono in viaggio con il figlio Aziz, di dieci anni, che rimane ferito durante un attacco. Per sopravvivere, il bambino dovrà sottoporsi a un trapianto di fegato, ma le analisi effettuate sui genitori per verificare la loro compatibilità porteranno alla luce un segreto a lungo nascosto e l’impossibilità da parte di entrambi di aiutare il figlio.

Bik Eneich è un film sui ruoli familiari, su che cosa significhi essere genitori nel senso più profondo del termine, ma anche sull’emancipazione femminile e sui problemi che pone una legislazione non più al passo con i tempi. Tutti temi che i protagonisti esplorano dai claustrofobici corridoi di un ospedale tunisino, mentre fuori si avverte l’aria di un cambiamento politico in atto, reazione della guerra civile libica del 2011.

È proprio nell’unire la vicenda della famiglia al contesto storico del paese che la narrazione rischia di perdersi: la questione politica risulta infatti troppo grande per essere limitata a sottofondo e le due parti finiscono per fondersi con difficoltà. Ottime le interpretazioni dei protagonisti e la regia, in grado di restituire le emozioni profonde di un dramma che tratta argomenti forti come quello del traffico illegale di organi.

NOTE

- OPERA PRIMA DI MEDFI M. BARSAOUI.

- PREMIO ORIZZONTI PER LA MIGLIOR INTERPRETAZIONE MASCHILE A SAMI BOUAJILA E PREMIO INTERFILM PER LA PROMOZIONE DEL DIALOGO INTERRELIGIOSO ALLA 76. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2019).

- PREMIO CÉSAR 2021 PER MIGLIORE ATTORE (SAMI BOUAJILA).

CRITICA

"Uno spaccato di un Paese in bilico tra modernità e tradizione, il dramma del commercio di organi e l'idea di genitorialità che va oltre i legami di sangue sono alcuni dei temi affrontati da una pellicola che emoziona e fa riflettere." (Fulvia Degl'Innocenti, 'Famiglia Cristiana', 21 aprile 2022)

"Un dramma nel dramma, in una società religiosamente radicale e dove il ruolo della donna è ancora marginale, alla faccia del progressismo. Meravigliosi gli interpreti, con un toccante omaggio ai bambini vittime del traffico degli organi." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 21 aprile 2022)
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