Un affare di famiglia

Manbiki kazoku

GIAPPONE - 2018
Una famiglia che fatica ad arrivare alla fine del mese cerca di far quadrare i conti commettendo piccoli furtarelli nei negozi. Quando incontrano una ragazzina che pensano essere senza casa, sono felici di accoglierla in casa, ma presto scoprono la verità su di lei e alcuni segreti vengono alla luce.

CAST

NOTE

- PALMA D'ORO AL 71. FESTIVAL DI CANNES (2018).

CRITICA

"(...) Fondamenta sociali, ma all'autore interessano probabilità e imprevisti di essere padri e figli, analizzando le carriere d'un gruppo spinto fuori dalle regole vigenti ma capace di annodare un nodo scorsoio di affetti. Bellissimo da vedere, il film sedimenta dentro e ogni immagine conserva un'offesa: Kore-eda scala le vette poetiche di Ozu ma non arriva in cima, ci va vicino con altri arpioni." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 13 settembre 2018)

"(...) una famiglia sui generis (anche biologicamente), ma per certi versi, autentica, ideale, quella che poco a poco ci viene svelata da Hirokazu Kore-eda nel suo ultimo film. (...) Rispetto agli altri suoi film, però, in cui i conflitti sono quasi increspature, qui assistiamo al progredire una storia con colpi di scena, pur tra le maglie di uno stile sempre quieto: inquadrature fisse, musiche sobrie e melanconiche, prevalenza di campi medi e lunghi; finché nella parte finale si passa a dei primi piani frontali, rivelatori, in una soluzione tutta in levare, magistralmente costruita per ellissi di regia e di sceneggiatura. (...) A suo modo 'Un affare di famiglia' è, nel senso migliore, 'un film di buoni sentimenti'. Solo che questi sentimenti sono opposti ai legami sociali e biologici ufficiali. Una specie di utopia, piena però di zone d'ombra e contraddizioni al proprio interno, anch'esse narrate e accettate pienamente dallo sguardo del regista. Non c'è insomma nemmeno un conflitto schematico, tra il calore di dentro e il gelo di fuori (anche se fiori cade la neve). Comunque, il ritratto della società giapponese, indiretto, è durissimo. E l'immagine che rimane è l'ambientazione, una specie di villetta da fiaba, incastrata tra i condomini, rimasta fuori dal tempo e dalla disumanità. Un'immagine che riporta in mente il titolo di un saggio sulla famiglia di qualche decennio fa: un rifugio in un mondo senza cuore." (Emiliano Morreale, 'la Repubblica', 13 settembre 2018)

"Quando l'obiettivo della macchina da presa, piazzata a venti centimetri da terra, riprende la scena in perfetta linea orizzontale e inquadra soltanto il pavimento e le gambe dei protagonisti, allora capisci che lo spirito giapponese di Ozu Yasujiró è dentro Kore'eda Hirokazu, erede non solo suo ma anche del Kurosawa Akira di 'Dodes'ka-den' e della sua intera poetica. Realismo e non-assolutismo insieme. Raccolti in un film-gioiello che all'ultimo Festival di Cannes ha vinto la Palma d'oro meritandosela tutta." (Claudio Trionfera, 'Panorama', 8 marzo 2018)
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