Tutti per uno

Les mains en l'air

FRANCIA - 2010
3/5
Tutti per uno
22 marzo 2067: la 60enne Milana, residente in Francia ma di origine cecena, ricorda i momenti trascorsi nel 2009 con i suoi compagni delle scuole elementari - Blaise, Alice, Claudio, Ali e Youssef - ma soprattutto come insieme a loro riuscì a mettere in atto un piano per rimanere sempre uniti ed evitare l'espulsione per quelli del gruppo immigrati come lui dal paese...
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Produzione: LES FILMS DU LOSANGE, FRANCE 3 CINÉMA
  • Distribuzione: TEODORA FILMS (2011)
  • Data uscita 1 Giugno 2011

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
A scuola di solidarietà. Già leader del maggio francese al liceo, Romain Goupil è cresciuto dietro e davanti la macchina da presa, ma sa che gli esami non finiscono mai: sui banchi di scuola è tornato con Tutti per uno, per dare una lezione all'improvvida, se non sciagurata, politica sull'immigrazione del governo Sarkozy. Dalla sua, la cognata di monsieur le president, Valeria Bruni Tedeschi, che incarna l'unico adulto capace di mettersi all'altezza dei bambini e condividerne umanità, amicizia e salvaguardia dei diritti umani. Una “chioccia”, la sua Cendrine, pronta  a capire le ragioni del cuore del figlio Blaise e della banda di alunni delle elementari che farà quadrato intorno a Milana, compagna cecena in odore di espulsione perché clandestina.
Sarà fuga dalla scuola, ma per fare scuola di tolleranza e integrazione: Cendrine è con loro senza se e senza ma, suo fratello parla come Le Pen, il marito (lo stesso Goupil) ha testa riformista ma sotto la sabbia. Nel mezzo non sta la virtù, ma – dice il regista - la maggioranza dei francesi: la speranza, dunque, è che nel futuro prossimo si possa guardare all'oggi come un'abominevole assurdità e Goupil lo dichiara apertamente, affidando incipit ed epilogo al 2067 degli ormai anziani Milana e Blaise che tornano con la memoria affettiva alla loro infanzia violata dal Sistema della paura dell'altro, del diverso.
Fin qui tutto bene, ma la Bruni non ha dalla sua simpatia, ma una cartacea empatia, mentre i bambini sono - su tutti, i protagonisti Linda Doudaeva (Milana) e Jules Ritmanic (Blaise) - un po' saccenti, comunque senzienti, al netto dell'exemplum etico che devono portare. Insomma, Tutti per uno aiuta ad avvicinare il 2067 della consapevolezza, ma il Cinema rimane più lontano, almeno quello ugualmente migrante dell'ottimo Welcome.

CRITICA

"Se gli adulti non tollerano, nicchiano o fanno gli struzzi, ci pensano i più piccoli a salvaguardare i diritti umani, nella fattispecie dei sans papiers: una banda di alunni elementari fa quadrato attorno a Milana, compagna cecena che rischia l'espulsione. Già leader del maggio francese al liceo, Romain Goupil torna sui banchi per stigmatizzare l'abominevole politica sull'immigrazione di Sarkozy: dalla sua, la cognata di monsieur le president, Valeria Bruni Tedeschi, che incarna la 'posizione minoritaria ma giusta', l'appoggio senza se e senza ma ai migranti clandestini. Che dirà la première soeur Carlà? Chissà, prologo ed epilogo sono datati 2067, con Milana e il suo ex amichetto Blaise che rammentano l'assurdità della loro infanzia violata dal Sistema, ma la speranza implicita di 'Tutti per uno' è che già oggi si possa intenderla così. Il film aiuta, ma solo un po': la Bruni è antipatica, i bambini troppo cresciuti, ridateci 'Welcome'." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 2 giugno 2011)

"Di tanto in tanto, tra i fondi di magazzino di fine stagione, spuntano nelle sale cinematografiche alcuni piccoli gioielli da scoprire e amare. Uno di questi è senza dubbio 'Tutti per uno' di Romain Goupil, un film che comincia nel 2067, ma torna ai giorni nostri per raccontare un mondo che non esiste più, quello dove i clandestini venivano rimpatriati da un giorno all'altro e i bambini sans papier sono costretti ad abbandonare la scuola, gli amici, il quartiere. (...) Girato ad altezza bambino questo film alla Truffaut può contare su uno straordinario cast di piccoli attori e sull'intensa interpretazione di Valeria Bruni Tedeschi, coraggiosa nel puntare il dito contro la politica del governo del cognato Sarkozy." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 3 giugno 2011)

"Un film francese, che aggiorna ai tempi di Schengen la tradizione francesissima del cinema sull'infanzia come scuola di libertà. Da Jean Vigo al bellissimo 'Stella', passando naturalmente per Truffaut, non si contano infatti i film d'oltralpe che cercano nel mondo dei bambini la traduzione concreta dei principi predicati dalla Rivoluzione francese, libertà, uguaglianza, fraternità. Come se solo l'assoluto naturale dell'infanzia consentisse di praticare quelle virtù fino in fondo. 'Tutti per uno' dunque, perché spesso sono i bambini ad avere qualcosa da insegnarci, non viceversa, come provano i piccoli protagonisti del bel film di Romain Goupil. (...) Diviso fra l'orrore delle leggi e lo stupore dell'infanzia, l'emergenza dei sans papiers e l'urgenza del crescere tutti insieme, Goupil segue il suo colorito gruppetto di protagonisti senza mai perdere d'occhio gli adulti, anzi ne registra le incertezze e la cautela, l'indignazione e la tendenza al compromesso. (...) Ma il bello del film è proprio il tono apparentemente svagato con cui segue le peripezie di tutti, adulti e bambini, a scuola e poi in vacanza. (...) Difficile affrontare un problema così logorato dalla cronaca in modo più spiazzante. Come ci ricorda anche il prologo che sospende tutto in un lontano futuro. Quando l'anziana Milana ricorda quegli anni lontani come un'avventura ormai assurda. Successa sotto un Presidente di cui non ricorda più il nome." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 3 giugno 2011)

"Forse è per la sua connotazione naturalista che il cinema francese sa rappresentare con tanta spontaneità il mondo infantile. Conferma questa innata vocazione 'Tutti per uno', deliziosa commedia con la quale Romain Goupil - partendo dall'astratta cornice di un 2067 dove si direbbe che questi problemi sono stati superati - propone il dramma attuale dei sans papiers, a rischio di espulsione anche se si tratta di scolaretti. (...) Del film sono felici l'intuizione di affidarsi al punto di vista puro e non ideologico dei ragazzini; e la freschezza, la grazia e l'umorismo del racconto. Sullo sfondo, fra assemblee, dibattiti familiari e interventi di polizia, appaiono anche gli adulti, fra i quali spicca una mamma che si batte dalla parte dei piccoli ribelli contro la politica anticlandestini di Sarkozy. La impersona con pasionaria sensibilità Valeria Bruni Tedeschi, sorella di Carla Bruni: e voilà!" (Alesandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 3 giugno 2011)

"Goupil, quindi, è sempre stato un regista attento alla politica e al sociale, un regista militante, per certi versi. Ora, quando abbiamo letto la sinossi di 'Tutti per uno', film incentrato sulla politica di espatrio forzato dei sans-papiers, messa in atto da Sarkozy, abbiamo pensato (per un attimo dimentichi del cinema di Goupil) a un film d'impegno civile, militante e di denuncia. Ed in parte è così, ma Goupil, allontanandosi dalla tradizione degli anni Sessanta e Settanta, gira una delicata favola 'fantascientifica' per parlare della politica francese sugli immigrati. Non male. (...) Un film politico in forma di favola, girato sempre attraverso gli occhi dei bambini e della loro sensibilità, con Valeria Bruni Tedeschi, (cognata di Sarkozy), madre illuminata, francese combattiva. Passato a Cannes l'anno scorso, arriva nelle sale grazie all'intervento della Teodora in collaborazione con Spazio Cinema." (Dario Zonta, 'L'Unità', 3 giugno 2011)

"Graziosa, ma spudorata commedia francese, buonista oltre ogni limite, che si schiera con gli immigrati, infischiandosene se siano legalizzati. I cattivi sono i poliziotti, ottusamente ligi al dovere." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 3 giugno 2011)

"Delicato e non banale, forse un po' studiato per catturare simpatia e solidarietà infantile nel colpevole mondo adulto dei poteri, è una commedia drammatica che alterna con equilibrio il punto di vista dei bambini e degli adulti su un tema sociale ormai dilagante: le ripercussioni delle norme comunitarie sugli immigrati radicati nelle nostre città. La Bruni Tedeschi è una mamma corsara e nevrotica, da copione. La scuola tende a proteggere i ragazzini, ma non può evitare un evento tragico. Con abilità, l'ex sessantottino Goupil, produttore di Godard, riesce a non disperdere nella suspense del finale la verità dello sguardo infantile. Milana si salverà?" (Silvio Danse, 'Giorno-Carlino-Nazione', 3 giugno 2011)

"In questo film, che sembra indirizzato più ai bambini che agli adulti, Romain Goupil non cerca di farci la morale, non ha un messaggio forte da far passare, se non quello della rivolta di principio, della presa di coscienza, della necessità di ribellarsi. In modo molto astuto, la ribellione arriva in modo giocoso: sono i bambini che si convincono della forza della solidarietà, dell'efficacia della ribellione. E gli adulti, i genitori, la scuola e la polizia non potranno più fare finta di niente." ('Internazionale', 3 giugno 2011)

"Piacerà anche a chi non è in linea con le idee del molto sinistro Romain Goupil Che è riuscito a 'non' commettere un errore imperdonabile: quello di far parlare i bambini cogli slogan politici degli adulti." (Giorgio Carbone, 'Libero', 3 giugno 2011)

"A volte c'è bisogno della giusta distanza per poter riflettere e giudicare. E così per parlare con quel distacco e quella lucidità che su certi temi come l'immigrazione oggi paiono impossibili, il regista Romain Goupil in 'Tutti per uno' usa proprio questo stratagemma. Per affrontare il tema delicato dei sans-papiers, gli immigrati irregolari, ambienta il prologo e il finale del film nel futuro, in una Parigi proiettata nel 2067. Come dire che forse cinquant'anni possono essere sufficienti a tirarsi fuori dalle odierne dispute ideologiche e politiche - e dunque strumentali - sugli stranieri, per poterle considerare come si converrebbe a una società civile, in un mondo sempre più globalizzato e multietnico. «Eravamo in Francia, nel 2008-2009, non mi ricordo più chi era presidente» racconta una donna ormai avanti con l'età. E le immagini tornano indietro, ai nostri giorni, per narrare, con delicatezza, rispetto e con un tocco di amaro umorismo, una storia che ha come protagonisti alcuni alunni di una scuola elementare frequentata da bambini di ogni colore e provenienza, uniti da grande amicizia e complicità. (...) Ed è proprio la scelta di osservare i fatti attraverso lo sguardo pulito e disincantato dei bambini - capaci di scoprire il valore delle differenze - a smontare stereotipi e demagogia attorno al tema immigrazione. Sono loro a offrire una lezione esemplare di accoglienza, di solidarietà. Il loro agire non ha secondi fini se non quello di dimostrare amicizia vera a una loro compagna minacciata da un pericolo ai loro occhi inspiegabile oltre che insensato. La maggior parte degli adulti nel film sono brave persone, ma finiscono quasi sempre per essere dalla parte del torto, vittime dei pregiudizi, incapaci di un giudizio libero, immune da contaminazioni esterne. Solo una donna, madre di uno dei ragazzini (...), riesce a vivere una relazione istintiva e sensibile con gli eventi, a comprendere davvero i rischi e l'inaccettabilità di ciò che minaccia i bambini e, con loro, una società sempre più chiusa, impaurita, e per questo intollerante. È lei a dare voce a quel sentimento di rabbia e impotenza che anima quanti non si riconoscono in una legislazione così severa, che rischia di non tenere conto delle persone. (...) Così quella proposta da Goupil - attraverso la naturalezza dell'infanzia contrapposta alla spesso deleteria complessità degli adulti - è una sorta di parabola attuale, toccante e divertente, senza retorica, che spinge a riflettere su un tema rilevante e delicato sotto molti aspetti. In tal senso 'Tutti per uno' (titolo poco originale ma certamente meno polemico del francese 'Les mains en l'air') è un film impegnato, che mette in guardia dai pericoli di una società ottusamente chiusa in se stessa. Ma anche dalla disillusione dei «grandi», incapaci di offrire risposte adeguate, di compiere gesti aperti al futuro. E allora il mondo viene salvato dai bambini. Almeno al cinema." (Gaetano Vallini, "L'Osservatore Romano", 17 giugno 2011)
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