Tutti pazzi per Rose

Populaire

FRANCIA - 2012
3/5
Tutti pazzi per Rose
Primavera, 1958. Rose ha ventun anni e vive con il burbero padre in un villaggio della Normandia. Il suo destino è sposare il figlio del meccanico del paese e diventare una moglie docile e devota, ma lei non vuole una vita del genere, e così, quando viene a sapere che Louis Echard, il carismatico direttore di una società di assicurazioni, cerca una segretaria, non esita a partire per Lisieux. Il colloquio non va nel modo migliore, ma Rose vuole quel lavoro a tutti i costi: diventerà la dattilografa più veloce di Francia e, forse, perfino del mondo...
  • Durata: 111'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: (1:2.35)
  • Produzione: LES PRODUCTIONS DU TRESOR, FRANCE 3 CINEMA, FRANCE 2 CINEMA, MARS FILMS, WILD BUNCH, PANACHE PRODUCTIONS, LA COMPAGNIE CINEMATOGRAPHIQUE, RTBF
  • Distribuzione: BIM (2013)
  • Data uscita 30 Maggio 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
“L'America per gli affari, la Francia per l'amore”. E' l'ultima battuta di Populaire (ci rifiutiamo di menzionarlo con il titolo italiano), che oltre a chiudere il film ne fornisce una sintesi perfetta: l'opera prima di Régis Roinsard guarda alla sophisticated comedy della Golden Age hollywoodiana mantenendo vivo l'afflato di quella che, esplosa con The Artist di Hazanavicius, si può considerare la nuova scuola della commedia transalpina. Che ha studiato talmente bene i modelli al punto di saperne ricreare atmosfere e situazioni, caratterizzazioni e personaggi, affidandosi quasi ciecamente agli interpreti per tentare la sovrapposizione ideale di classico e “neoclassico”: dal bianco e nero del cinema muto di The Artist ai colori e le musiche fine anni '50 di Populaire, dunque, il passo è davvero molto breve (e non solo perché anche qui, nel cast, è presente Bérénice Bejo).
Il mix “Clark Gable /Douglas Fairbanks” che aveva caratterizzato allora la prova di Jean Dujardin qui lascia il passo alla rievocazione di un Cary Grant al quale cerca di ambire il talento di Romain Duris, assicuratore deciso a trasformare Rose (Déborah François), la sua timida neo segretaria nella campionessa mondiale di velocità dattilografica. Proveniente da un piccolo villaggio della Bassa Normandia, la 21enne vorrebbe allontanarsi dal destino di casalinga devota che l'attende dalle sue parti, ma allo stesso tempo non sembra dare troppo peso a quell'incredibile “dono” che Louis (Duris) ha scorto in lei dopo nemmeno qualche minuto di colloquio. Sboccerà l'amore? Forse sì, ma sarà proprio lui a dover fare i conti con le ombre di un passato (la guerra, la fine di una grande storia) che non riesce a superare.
Un film di grande scrittura, supportato oltre che dal lavoro degli attori anche da una ricostruzione degli ambienti notevole, dove è davvero difficile trovare una cosa fuori posto, anche nello sviluppo che conduce ad un finale abbastanza scontato. Peccati di perfezione che, proprio come in The Artist, finiscono per farne un film più furbo che bello: Populaire.

NOTE

- FUORI CONCORSO ALLA VII EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2012).

CRITICA

"Siamo in un'epoca in cui la massima aspirazione per le ragazze è diventare segreteria, e ancora più nella fine anni Cinquanta che racconta il regista, frizzantina e artificiale come una torta con troppa glassa di decorazioni, sorrisi, lacrime e buoni sentimenti. Dove non sono neppure immaginabili le tensioni della V Repubblica, o peggio ancora elementi «depressivi» come la guerra d'Algeria. Per carità: l'effetto «nostalgia» permette al contrario di rivisitare l'epoca depurandola di tutto quanto sia stonato o mal si accordi all'ostentata dolcezza. È anche per questo che il vintage al cinema diventa sempre più fastidioso, con quella sua pretesa «artie» che maschera la banalità. Roinsard punta tutto sulla coppia François-Duris per il suo feuilletton di citazioni e di scenografie curate quasi ossessivamente fino al dettaglio, tra l'esaltazione dei vecchi Moulinex e le pettinature cotonate. Un po' di femminismo, quello sì, non guasta, ma solo per condurci meglio al «lieto fine» amoroso. Il tic tac dei tasti intanto cresce fino allo stordimento, perché la ragazza deve sbaragliare la concorrente agguerritissima americana, e conquistare il podio. E naturalmente, il cuore dell'amato. Voilà." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 13 giugno 2013)

"Graziosa commedia su un'ingenua ma non troppo ragazzina di campagna (Deborah Francois) che diventa campionessa di velocità dattilografica conquistando anche il cuoricino del capufficio (il simpatico Romain Duris). E poiché è il '59, moda, cappelli, unghie, musiche, tutto è vintage, pronto per un musical e un nutriente sorriso." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 30 maggio 2013)

"Dopo l'enorme successo di 'The Artist' agli Oscar, il cinema francese ha riempito di nuovo le sale con un film ricalcato sui modelli del tempo che fu: nel caso, la commedia sentimentale americana anni Cinquanta, che l'esordiente Régis Roinsard riproduce nelle atmosfere, nei colori, nei particolari di scena (e senza farsi mancare precise citazioni d'epoca, su cui il cinefilo può esercitarsi). Con una novità, però: che il repertorio romantico è ben miscelato con quello del film sportivo, infondendo emozione e suspense nelle gare di velocità tra dattilografe." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 30 maggio 2013)

"Appassionato del vecchio cinema - soprattutto se americano e se firmato Wilder, Hitchcock, Sirk - l'esordiente Régis Roinsard ha realizzato una commedia romantica appesa a un filo esile esile, ma impeccabile per qualità e grazia. (...) Romain Duris presta al protagonista il suo fascino ambiguo, la belga Deborah François è una Rose di deliziosa freschezza con un look fra Grace Kelly e Audrey Hepburn. Ma la ricostruzione d'epoca non ha nulla di filologico: si tratta di un '58 reinventato fra fantasia e citazioni, e in questa direzione va anche la pastellosa fotografia di Guillaume Schiffman ('The Artist'), che evita le tinte accese del Technicolor. Nel cast figura Berenice Bejo, Palma per l'attrice a Cannes." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 30 maggio 2013)

"Chi ama le commedie romantiche dai colori pastello e il sapore vintage, non può perdere quella diretta dal francese Régis Roinsard, 'Tutti pazzi per Rose', ambientata nella Normandia del 1958." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 30 maggio 2013)

"Commedia romantica filo femminista dai toni slapstick sulle tracce di Billy Wilder e Jacques Demy che - in modo diverso - persegue l'operazione 'vintage hollywoodiano' alla francese intrapresa con successo da 'The Artist'. Si sorride, si 'fa il tifo' e alla fine ci si emoziona anche un po'. Perché il Sogno americano non è solo a stelle e strisce." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 30 maggio 2013)

"Piacerà a chi amò le commedie alla Doris Day e che le vede puntualmente riproposte in una pièce ben scritta, ben recitata (soprattutto da Berenice Bejo, qui seconda donna), avvolta in una cornice che più rosea e sciccosa non si potrebbe. Un «gioiellino» è stato definito «Rose» da molte signore all'ultimo festival di Roma." (Giorgio Carbone, 'Libero', 30 maggio 2013)

"Graziosa commedia color pastello per raccontare di come l'emancipazione femminile sia passata anche peri tasti di una macchina per scrivere. (...) Due protagonisti empatici per una storia che profuma nostalgia." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 30 maggio 2013)

"Un esordiente già molto rodato in spot e videoclip tenta di convincere gli spettatori che la Francia anni 50 somigliava alle commedie americane coeve. Dunque via con una storia buffa d'amore frustrato che passa attraverso incredibili ma vere gare per dattilografe; via con completini rosa, acconciature alla Doris Day, ragazze di campagna venute in città per assaporare la vita moderna; via con personaggi leggeri come l'aria che ogni tanto rievocano fatti gravi come lo sbarco in Normandia, o problematici come il desiderio sessuale. Perché se l'epoca passa solo attraverso lo stile, e consente le più sfacciate operazioni rétro, bisogna pure che il mondo reale faccia capolino da qualche parte. E così 'Populaire', oliato ma non irresistibile debutto di Régis Roinsard, ci porta in un mondo ridotto a pochissimi elementi. (...) Abile, pastellato, gradevole, vagamente inquietante, alla lunga stucchevole. L'industria della nostalgia marcia a pieno ritmo. Il cinema francese vuole la sua parte." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 12 novembre 2012)

"Il festival si riprende dai torpori con la dattilografa più veloce del mondo. Irrompe la grazia, applausi e buonumore vintage con 'Populaire' costato un bel po' (15 milioni) per essere un'opera prima (...). Roisnard menziona una serie di mostri sacri, il suo film profuma di Billy Wilder, Audrey Hepburn, Marilyn Monroe e tutta quell'eleganza lì. Il produttore dà una bella lezione all'Armata brancaleone italiana che non riscia mai (...)." (Valerio Cappelli, 'Corriere della sera', 12 novembre 2013)

"(...) commedia travolgente e un poco furba che evoca il gusto neoclassico francese di 'The Artist'. Al posto del bianco e nero della Hollywood anni Trenta, i colori vividi della Francia fine anni Cinquanta (...). Macchine, arredi, vestiti e pettinature cotonate, la ricostruzione d'epoca è curata e perfetta." (Arianna Finos, 'La Repubblica', 12 novembre 2012)

"Tutti pazzi per gli anni Cinquanta ricostruiti dal francese Régis Roinsard che scioglie un inno all'amore e mette sul piedistallo un reperto di modernariato: la macchina per scrivere. (...) una serie di colpi di scena, bugie, rivelazioni, trovate che s'inseguono con un ritmo degno di una commedia americana. 'Populaire' riproduce fin nei minimi dettagli (auto, vestiti, ambienti) il clima del dopoguerra ed è costato 15 milioni di euro, la cifra più alta investita recentemente in un'opera francese." (Gloria Satta, 'Il Messaggero', 12 novembre 2012)

"Al terzo giorno il festival si tinge di rosa e guarda indietro nel tempo, presentando un'immagine della donna molto diversa da quella attuale. All'insegna dello sguardo retrospettivo, che soltanto il cinema francese contemporaneo può permettersi mantenendo alto il livello di credibilità, 'Populaire' (...) ha divertito e commosso. (...) Dedicato a tutte le donne che, negli anni Cinquanta vollero emanciparsi, ma anche a quelle che ignorano di quanto sacrifici sia lastricata la strada delle conquiste femminili, ora date per ovvie, 'Populaire' evoca la più delicata Nouvelle Vague, con 'La donna è donna' di godard sullo sfondo. Ironicamente pop, per la sua visione estetica (dischi in vinile, gonne a palloncino) (...)". (Cinzia Romani, 'Il Giornale', 12 novembre 2012)

"E' pieno di vitalità liberatoria post guerra mondiale (...) il francese 'Populaire' (fuori concorso) dell'esordiente Régis Roisnard, commedia del Pigmalione e della sua musa in ambiente impiegatizio (...)." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 12 novembre 2013)
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