Three Times

Zui hao de shi guang

TAIWAN - 2005
Il racconto di un amore che non ha fine, ambientato in tre epoche diverse.
1911, Dadaocheng. Il tempo della libertà. Il padrone di una piantagione di tè e suo figlio vogliono riscattare il contratto di una giovane cortigiana. Avendo capito che la ragazza aspetta un bambino dal figlio, M. Chang cerca di accelerare le trattative. La ragazza intanto diventa la concubina del padre e M. Chang va in Giappone a raggiungere un rivoluzionario cinese in esilio.
1966, Kaohsiung. Il tempo dell'amore. Chen incontra May, che lavora in una sala da biliardo che lui frequenta con regolarità. I due giovani giocano una partita insieme poco prima che lui parta per il servizio militare. Durante un permesso, Chen torna a trovarla ma lei ha lasciato il lavoro senza dare alcun recapito.
2005, Taipei. Il tempo della giovinezza. Jing è epilettica e sta perdendo progressivamente la vista dall'occhio destro. Abita con la madre e la nonna ed ha un'avventura con una donna, Michy. Zhen lavora in un negozio di foto digitali ed abita con Blue, la sua ragazza. Quando lei scopre che lui la tradisce con Jing, diventa folle di rabbia. Che futuro avranno questi quattro giovani? Almeno uno di loro potrà avere una vita serena?

CAST

NOTE

- PRESENTATO IN CONCORSO AL 58MO FESTIVAL DI CANNES (2005).

CRITICA

"'Tre tempi', del maestro taiwanese Hou Hsiao-Hsien suggerirebbe l'opportunità di inaugurare la 'Coppa Pisolo', intitolata al nano di Biancaneve specialista in sonnellini." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 20 maggio 2005)

"Si capisce subito a chi voglia, invece, parlare 'Three Times' del taiwanese Hou Hsiao-Hsien (le reminiscenze di una lentezza straziante di tre amori vissuti dalla stessa coppia d'attori nel corso del tempo) e cioè a quel pubblico di specialisti incalliti che non sanno e non vogliono separare la squisitezza estetica dalle minimali esigenze di coinvolgimento." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 21 maggio 2005)

"Mettiamola così: quasi tutti i registi, anche i grandissimi, cercano per tutta la vita uno stile, un soggetto giusto, un capolavoro che prima o poi arriva; Hou è un regista che 'trova'. In lui lo stile, la purezza formale, la capacità di lavorare in levare sono tutto: e lo stile è talmente limpido e riconoscibile da permetterci di iscrivere Hou in un ristrettissimo club frequentato da autori come Ozu, Bresson, Dreyer, Bergman, Rossellini, Ford e pochi altri. L'unico difetto che si può imputare a Hou è di essere un po' noiosetto: ma quando è semplice e rapido come in 'Three Times', accade il miracolo. (...) 'Three times' è un viaggio nella storia, per scoprire come cambiano costumi e tecnologie, ma le dinamiche dell'amore restino inalterate. Uno dei pochi, grandi film di questo primo scorcio di millennio". (Alberto Crespi, 'L'Unità', 21 maggio 2005)
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