The Interpreter

GRAN BRETAGNA, USA - 2005
The Interpreter
Nella sede delle Nazioni Unite a New York lavora come interprete Silvia Broome. È una donna colta e raffinata, che ha girato il mondo, anche se nasconde tra le pieghe del suo passato qualcosa che le ha instillato un forte dubbio nei confronti della società. Un giorno, casualmente, ascolta una conversazione segreta e viene a conoscenza del complotto per assassinare il presidente di Matobo, un piccolo Stato africano. Silvia sa di trovarsi dinanzi a qualcosa di più grande di lei in cui si intrecciano terrorismo e comunicazione globale, ma la necessità di far trapelare la verità e arrestare il complotto è urgente. Silvia si trova a dover fare i conti con Tobin, un poliziotto cinico, reduce da una dolorosa storia d'amore e abituato a confrontarsi ogni giorno con la violenza. I due provengono da mondi diversi e le loro idee sembrano essere inconciliabili, ma ben presto dovranno liberarsi della paura di soffrire e della sfiducia nei confronti dell'altro per imparare a collaborare e a fidarsi, ammettendo anche a se stessi la reciproca attrazione che provano.
  • Altri titoli:
    L'interprete
  • Durata: 128'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: TIM BEVAN, KEVIN MISHER E DEBRA HAYWARD PER WORKING TITLE FILMS, MISHER FILMS, STUDIO CANAL, INTERPRETER PRODUCTIONS LLC
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES (2005)
  • Data uscita 28 Ottobre 2005

RECENSIONE

di Angela Prudenzi
Mai in passato era stato permesso a una troupe cinematografica di entrare nel Palazzo di vetro dell'Onu. Le porte si sono invece aperte per Sydney Pollack, regista specializzato in thriller politici giunto alla fama per titoli come I tre giorni del condor, arricchendo in misura considerevole il pathos della vicenda e regalandole un sovrappiù di verosimiglianza. E realmente possibile è pure quanto accade a Sylvia Broome (Nicole Kidman), interprete in simultanea dal misterioso passato, che accidentalmente ascolta una voce organizzare un complotto ai danni del politico africano Zuwanie, guarda caso a capo del fittizio stato di Matobo dove lei stessa è cresciuta e al quale si sente ancora profondamente legata. Indecisa tra il denunciare l'accaduto e il mettersi al riparo dai pericoli cui certamente andrà incontro, sceglie la strada più difficile e da quel momento è costretta a evitare le rappresaglie dei complottisti decisi a tapparle la bocca, oltre che a convivere con l'ingombrante presenza dell'agente speciale Tobin Keller (Sean Penn), responsabile della sorveglianza dei leader in visita all'Onu. Non tragga però in inganno la presenza della coppia Kidman-Penn, qui in egual misura bravi, sensibili e trattenuti nella recitazione. Il loro è l'incontro di due anime ferite, niente a che vedere con scontate love story. Sylvia è una donna lacerata, bianca innamorata dell'Africa, obbligata ad allontanarsi dal proprio paese perché in mano a politici senza scrupoli, e segretamente in pena per il fratello oppositore del regime rimasto in patria. Tobin dal canto suo ha appena perso l'amata moglie, i suoi occhi non sarebbero capaci di fissarsi su un'altra figura femminile. A unirli è la stessa caparbietà, il medesimo desiderio di andare sino in fondo per portare alla luce la verità, anche a costo della vita. Ritorno in grande stile al cinema politico sostenuto dalla consueta maestria registica di Pollack, rappresenta un valido tentativo di coniugare spettacolarità e denuncia. Ma se gli intenti sono sinceri, le immagini sontuose, l'intreccio un meccanismo ben oleato, il risultato presenta un difetto di fondo. Inutilmente numerose le digressioni intorno alle crisi personali dei protagonisti, che allungano la durata a due ore e venti, laddove una maggior concitazione degli eventi centrali avrebbe contribuito a tenere lo spettatore in tensione. Difetto in ogni caso perdonabile a un'opera che ha il coraggio di entrare in un terreno minato, l'Occidente e i suoi rapporti con l'Africa, e di giocare la carta del giallo per puntare l'attenzione su problemi largamente e colpevolmente rimossi dal cinema. Che se poco può cambiare lo stato delle cose, avrebbe almeno l'obbligo morale di turbare le coscienze.

NOTE

- PRODUTTORI ESECUTIVI: ANTHONY MINGHELLA E SYDNEY POLLACK.

- IN UN CENTRO LINGUISTICO INGLESE E' STATA ELABORATA UNA LINGUA TRA LO SWAHILI E LO SHONA, DUE LINGUE AFRICANE SIMILI. LA LINGUA DI MATOBO E' STATA CHIAMATA "KU" E LA KIDMAN HA IMPARATO A PARLARE CORRENTEMENTE QUESTA LINGUA CHE NON ESISTE.

CRITICA

"Con 'The Interpreter', Sydney Pollack torna al thriller politico, 30 anni dopo 'I tre giorni del Condor' e lo ambienta nel Palazzo di Vetro, dove nessuna macchina da presa era mai riuscita a entrare (neanche quella di Hitchcock, che voleva girare all'Onu 'Intrigo Internazionale'). Pur partendo dal thriller, però, il film diventa presto anche una sensibile analisi della sofferenza di due esseri umani totalmente diversi fra loro, che solo se riescono a comunicare (e a fidarsi) riusciranno a cavarsela. La scena è dominata con sicurezza da Nicole Kidman e Sean Penn. Non a caso Pollack è uno dei pochi che riesce a unire successo al box-office, impegno ed eleganza." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 27 ottobre 2005)

"Non sempre il carisma dei divi riesce a garantire il buon esito di un film. Sulla carta 'The Interpreter' sembrava una ghiotta occasione per Nicole Kidman e Sean Penn, impegnati in una trama nera sullo sfondo del Palazzo di vetro. Anche la firma di un regista sofisticato come Sydney Pollack prometteva, nel ricordo 'I tre giorni del Condor', emozioni in quantità. Ma si può star certi che Hitchcock, modello sempre imitato e mai uguagliato, di fronte a questo copione recante la firma di ben tre sceneggiatori avrebbe detto: 'Fermiamo tutto e lavoriamoci ancora un anno'. (...) Nell'insieme però il film non si salva, anzi si gioca male perfino i suoi assi, Kidman e Penn, poco convincenti nell'abbozzare una svogliata e inconsistente storia d'amore. " (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 28 ottobre 2005)

"Ottimo thriller in non superato stile Hitchcock: qui la donna che sapeva troppo è un' interprete di New York che confida all'Fbi l'assassinio pubblico di un dittatore africano. (?) Peggio del sudoku risolvere tutto nei 140' quasi sempre tesi del groviglio fanta-psico-politico. Si spera in Pollack (che si vede un attimo) per il condono del lato sentimentale fra l'orfana e il vedovo: rivincita nel finale. Cast di all star liberal: sempre più bella, brava la Kidman al flauto (solo lei va in motorino a N.Y!), gran "actor's studiata" di Sean Penn sull'orlo della crisi nervosa, perfetta la Keener. La suspense politica funziona, il doppio gioco morale anche: Pollack pensa al cinema in grande e dove non arriva l'attualità la macchina spettacolare è super. Vedetelo: mistero sia stato snobbato in patria." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 29 ottobre 2005)
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