The Bye Bye Man

USA - 2016
2,5/5
The Bye Bye Man
Quando tre compagni di college si imbattono nelle orribili origini di The Bye Bye Man, scoprono che c'è un solo modo per evitare la sua maledizione: non dirlo, non pensarlo. Ma una volta che The Bye Bye Man entra nella tua testa, ne prende immediatamente il controllo. C'è un modo per sopravvivere alla sua possessione?
  • Durata: 96'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR
  • Tratto da: racconto di Robert Damon Schneck
  • Produzione: INTREPID PICTURES, LOS ANGELES MEDIA FUND (LAMF)
  • Distribuzione: MIDNIGHT FACTORY (2017)
  • Data uscita 19 Aprile 2017

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RECENSIONE

di Gianluca Arnone
“The Bridge to Body Island”, il racconto da cui è tratto The Bye Bye Man, sfrutta il potere segreto della parola e le sue implicazioni horror.
Mito antichissimo già presente nella cultura egizia e in quella ebraica (dove Dio, l'innominabile, si cela dietro il tetragramma YHWH).

Nel film diretto senza infamia né lode da Stacy Title, il babau di turno è una malefico mietitore (somigliante a uno spaventapasseri) che viene evocato solo pronunciandone il nome. A farne le spese un terzetto di collegiali che ha preso in affitto una casa stile Amityville, dove quarant’anni prima si era consumato un eccidio.

Amityville è un riferimento non casuale. Il modo in cui agisce questo oscuro signore del male è subdolo, ricorda le spettrali presenze nella più famosa delle case dell’orrore. Le vittime iniziano ad avere le allucinazioni, a coltivare il tarlo del sospetto, a incattivirsi.

Il refrain salvifico è “Non pensarlo, non dirlo”. Certe parole, se proferite, possono far danni.
Il pretesto narrativo ha un bel potenziale allegorico. Peccato che Title si limiti a portare a casa il compitino, affidandosi alla solita grammatica di genere e al discreto carisma dell’attore protagonista (Douglas Smith).

CRITICA

"Esistono film come 'II diritto di contare' e 'Loving' che raccontano di individui che hanno preso coscienza di una realtà, al punto da volerla modificare per se stessi e per gli altri. Ci sono horror come 'The Bye Bye Man' che, al contrario, alludono a una realtà che deve rimanere immutabile, pena la diffusione di una lunga e interminabile scia di sangue. (...) Un inno al silenzio e all'assenza di pensiero." (Mazzino Montinari, 'Il Manifesto', 20 aprile 2017)

"L'horror firmato Stacy Title (di lei ricordiamo il cattivello gioco al massacro 'Una cena quasi perfetta') è discontinuo e contraddittorio. Non è male la mitologia legata al mostro (ispirato al racconto di Robert Damon Schneck 'The Bridge to Body Island') mentre lascia assai a desiderare l'esecuzione grazie a pessimi effetti al computer (il cane è in cgi) e due o tre scene che sfidano il ridicolo involontario." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 20 aprile 2017)
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