The Bay

USA - 2012
4/5
The Bay
Claridge è una pittoresca cittadina di mare, situata nella Chesapeake Bay, la cui principale fonte di sostentamento è l'acqua. Tuttavia, due biologi francesi, attraverso alcune ricerche, vi rilevano un livello di tossicità sconcertante. I due si affrettano ad avvisare il sindaco che, però, rifiuta di generare il panico nella sua tranquilla città: tale negligenza farà sprofondare la comunità nel terrore assoluto, con terrificanti conseguenze...
  • Durata: 84'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASCIENZA, HORROR
  • Produzione: JASON BLUM, STEVEN SCHNEIDER, BARRY LEVINSON, OREN PELI PER BALTIMORE PICTURES, HAUNTED MOVIE
  • Distribuzione: M2 PICTURES (2013)
  • Vietato 14
  • Data uscita 6 Giugno 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
In attesa dell'apocalisse via zombie di World War Z, film-evento dell'estate cinematografica (dal 27 giugno in sala), ecco un antipasto che sarebbe improprio definire succulento - può essere appetitosa la visione di una colonia di parassiti che si sviluppa all'interno del corpo umano mangiandone gli organi? - ma certamente soddisferà gli amanti del filone. Almeno quelli forti di stomaco.
La fine del mondo in The Bay ha contorni meno spettacolari rispetto agli analoghi sul tema (nonostante il secondo premio del pubblico a Toronto 2012, è stato un flop al botteghino USA: poco più di $ 30.000), ma vanta dalla sua un'ascendenza diretta con la cronaca da mandarti sufficientemente in paranoia per il resto dei giorni.
E' un'operazione che mette a disagio sin dalla lettura dei credits: che cosa può farci mai, ti chiedi, il nome del grande Barry Levinson in un film prodotto da Oren Peli e Jason Blum, strateghi dei vari Paranormal Activity? E perché un regista intelligente e rinomato come lui, per anni inserito nella grande famiglia di Hollywood (ricordiamo che ha vinto un'Oscar nel 1988 con Rain Man), si è prestato a girare con iPhone e videocamere amatoriali un film che, per genere e target, non diresti nelle sue corde? Poi scopri che Levinson non lavora al cinema da quattro anni (ultimo titolo in filmografia è Disastro a Hollywood, quasi una premonizione personale); che il low-budget può essere l'occasione di sperimentare una libertà d'espressione senza precedenti in carriera (e Levinson ha 71 anni!); che The Bay non è la solita horror-fuffa-pseudo-documentaristica realizzata con la tecnica del found footage, ma un'abile rappresaglia linguistica condotta con - e contro - i codici delle retoriche dominanti.
Levinson provoca un cortocircuito. Se l'idea alla base del mockumentary è quella di far sembrare vero ciò che non lo è, qui avviene l'esatto opposto: quello che sembra vero - e che, dunque, dovrebbe essere decrittato come palesemente falso da un pubblico ormai scafato e competente - è vero per davvero, o lo è almeno in parte. Tanto che in origine The Bay doveva essere un documentario sul disastro ecologico che ha colpito la baia di Chesapeake nel primo decennio degli anni 2000, quando un mix micidiale di infiltrazioni radioattive, letame tossico e irresponsabile gestione delle autorità cittadine, ha sancito la distruzione di metà della flora e della fauna presente nelle sue acque provocando danni anche alle persone: "Un batterio carnivoro alberga nella baia di Chesapeake - scrive Levinson nelle note di regia -. Non attacca chiunque entri nell'acqua, solo alcuni. Ma per coloro che vengono infettati potrebbe significare la perdita di una gamba, un braccio o qualche altra parte del corpo. E se non agisci velocemente, sei morto in 24 ore. Questo batterio diventa sempre più diffuso".
Il batterio in questione è l'Isopode Mangia Lingua, comunemente noto come pidocchio del mare. E' lui - una forma mutata - a uccidere in modo terrificante i vari personaggi del film (interpretati tutti da attori sconosciuti). Chiaramente The Bay opta per l'iperbole, acutizzando il fatto di cronaca con un'esasperazione (narrativa e visiva) al limite della sopportazione e del buon gusto. Però mai completamente a discapito della verosimiglianza. E' questa la sua potenza: si tratta di un credibile monito ecologista diffuso con l'altoparlante dell'horror. Ributtante quanto si vuole (amanti del sushi, talassofobici ed entomofobici sono avvertiti) ma fortemente ansiogeno, politico e - pensa un po' - salutare. Buona visione.

CRITICA

"Va di moda il finto documentario, Levinson s'adegua e avverte che l'ecosistema è allo stremo. (...) Classico horror e con giusta causa, la bestiolina sotto la pelle, nata in ambiente marino degradato, è nel ruolo del virus letale e l'autore organizza bene il suo mini film in vari formati." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera, 6 giugno 2013)

"Ancora un film costruito sul principio del 'found footage', base del falso documentario, che mischia immagini di qualità diversa: a colori e in bianco e nero, siti Internet, riprese di telefonini e altro. Non è un caso che i produttori siano gli stessi di 'Paranormal Activity'. Sorprende di più sapere che firma il film Barry Levinson, veterano di Hollywood vincitore di un Oscar per 'Rain Man': e, in effetti, la regia risulta più accurata della media del genere. Il che non impedisce al suo eco-horror di risultare piuttosto noioso." (Roberto Nepoti, 'La repubblica', 6 giugno 2013)

"E' un thriller fantascientifico anche 'The Bay' di Barry Levinson ambientato in una cittadina del Maryland. (...) Il film, che avrebbe dovuto essere un documentario, punta il dito contro uno dei disastri ecologico americani più tristemente noti già negli anni Settanta e lancia un grido di allarme contro inquinamento e l'abuso delle risorse ambientali." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 6 giugno 2013)

"Si può tornare ragazzini a 71 anni suonati? Sì se vi chiamate Barry Levinson, regista classico hollywoodiano lanciato come sceneggiatore da Mel Brooks e diventato gigante con 'Good Morning Vietnam' (1987), 'Rain Man' (1988) e 'Rivelazioni' (1994). In combutta con il Peli di 'Paranormal Activity', Levinson realizza l'effervescente 'The Bay', thriller horror su parassiti marini figli dell'inquinamento morale e politico degli Usa. Faranno fuori un'intera cittadina del Maryland (patria del regista). La tecnica narrativa è quella del found footage (lo inventammo noi con 'Cannibal Holocaust' si vede il film attraverso riprese preesistenti), gli attori sconosciuti (potrebbe sembrare tutto cronaca reale), la sapienza registica limpida (l'orrore è suggerito). Siamo dalle parti del notevole 'Contagion' di Soderbergh. Complimenti Mr. Levinson." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 6 giugno 2013)

"Spiacerà a chi ormai ne ha i cosiddetti pieni dei «mockumentary» (falsi documentari girati colla cinepresa a mano, con la fotografia volutamente 'sporca', con inserimenti di videocellulari). Falsi come il più ovvio 'horror' di fiction (anche se il regista ha detto di essersi ispirato al vero inquinamento di Chesapeake Bay) e molto meno divertenti. A proposito del regista che ci fa in questo pasticcetto l'autore di 'Rain Man' e 'Good Morning Vietnam'?" (Giorgio Carbone, 'Libero', 6 giugno 2013)

"(...) documentato con la formula del mockumentary, genere che, pur falso, in mano a registi come Barry Levinson acquista un suo fascino inquietante." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 6 giugno 2013)
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